Copertina di Niccolò Fabi Niccolò Fabi
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Per amanti della musica cantautorale italiana, appassionati di testi poetici e italiani anni '90, ascoltatori di pop e elettronica raffinata
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LA RECENSIONE

Secondo album datato 1998 per Niccolò Fabi, l'ormai affermato cantautore italiano... questo secondo lavoro spicca, sia per testi che per suoni, sul primo, "Il giardiniere", più spensierato sia come suoni che come temi trattati; l'album "Niccolò Fabi" sfiora quasi la perfezione, se non fosse per qualche canzone che tutto sommato rallenta di poco l'ascolto e diminuisce (ma sempre di poco, bazzecole...) il tono di tutto il disco, fiero, di portare dentro di se canzoni come "Vento d'estate", "Monologhi paralleli", "Lasciarsi un giorno a Roma", "Il male minore" e tante altre belle, ma con la B maiuscola, canzoni.

Interessante, oltrettutto, la miscelazione di atmosfere delicate con suoni più elettronici. Tutto questo grande calderone di pensieri, musiche, parole ed emozioni si apre con "Lasciarsi un giorno a Roma", brano musicalmente leggero ma d'altro canto pieno di grandi insegnamenti, il tema è incentrato su una storia che finisce, sulla difficile ma in certi casi necessaria scelta di dimenticare una persona amata, l'atto del lasciarsi è da compiere (come consiglia Niccolò) possibilmente in un giorno se si vuole soffrire un pò di meno; il solo ritornello dice già tutto "...fai finta che è normale non riuscire a stare più con me...", meravigliosamente vero!
La seconda traccia, "Vento d'estate", fu una hit dell'estate '98, una hit da radio orecchiabile, abbastanza commerciale in se, ma affatto stupida, anzi, una vera e propria canzone d'autore pseudo alternativa cantata in coppia a Max Gazzè, la canzone è in puro stile "soft-rock gazzeiano", il testo, incline al poetico, insieme alla musica in effetti fanno realmente pensare all'estate, al caldo, al sole rovente; pezzo, quindi, non solo d'ascoltare ma anche da respirare in pieno.

"Il sole è blu", pezzo tranquillo che si fa ascoltare, testo romantico/visionistico, ottimo sfogo energetico nel ritornello... arriviamo così al quarto brano dal titolo "Il male minore", ottima ballata pop, classica ma efficace chitarra acustica condita da parole mentalmente devastanti, "...parlando di una stella hai detto non andare via ma i buchi neri in fondosono stelle in avaria..."; uno tra i pezzi meglio riusciti se non fosse per la canzone che segue, ovvero, "Monologhi paralleli" che giustamente gli toglie questo titolo data la bellezza e la dolcezza da essa sprigionata; pianoforte in puro stile Baglioni, voce fievole e testo da brividi incentrato sulla difficoltà di esprimersi ("gente che parla dietro un vetro, parole che non capirò"), finale elettronico (!?) inaspettatamente a sorpresa.
"Immobili", batteria 2step, chitarra acustica e chitarra elettrica che si legano insieme senza problemi, al rap (tadadada) troviamo l'ermetico Frankie Hi-Nrg Mc che arricchisce il tutto con un'ottima prestazione. Poi? Bhe, poi ci sono canzoni come "Perchè mi odi" e "Assenza di gioia" ben scritte, ben suonate e strutturalmente orecchiabili che però non vanno ad aggiungere niente di nuovo all'artista e sarebbero state più efficaci, dato lo stile, a metà tra lo spensierato e il serio, nel primo album che in questo, come ho già detto prima, più introspettivo e riflessivo.

"C'è qualcosa in te che mi ero perso" è un esperimento pop-elettronico interessante, Niccolò Fabi nelle strofe e un pò Bluvertigo nel ritornello, il brano si fa piacere molto, oltre che per il testo, per la parte musicale. E adesso scusate, ma: "SANGUE DEL MIO SANGUE Ora so perché mi blocco in questo amplesso funesto perché quando ti tocco sembra quasi che sia incesto mani senza l'istinto di possedere il tuo corpo io ti ammiro come un dipinto davanti al quale sono assorto perché sei sangue del mio sangue carne della mia carne"... dell'ultima canzone ho voluto scrivere tutto il testo perchè è semplicemente poetico, riflessivo e bellissimo, esso non si può spiegare, il significato deve essere assimilato da ognuno di noi nel proprio modo, ma la musica, strutturata in gran parte su un giro di chitarra acustica e archi da sogno, sa regalare ad ognuno di noi la giusta buonanotte prima di dormire e il giusto buongiorno quando ci svegliamo; da notare la passione con cui la delicata voce dell'artista canta questo piccolo grande gioiello.

Posso infine affermare che, il maestro Niccolò Fabi, oltre ad essere un grande scrittore, un grande sperimentatore, un grande compositore e un eccezionale musicista, è un degno rappresentate della musica leggera italiana fatta con il cuore, con la testa e con l'anima; cosa non, ma proprio, non da tutti.

p.s. le quattro stelline sarebbero quattro stelline e mezzo!

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Riassunto del Bot

Il secondo album di Niccolò Fabi del 1998 si distingue per testi intensi e una raffinata fusione di atmosfere acustiche ed elettroniche. Nonostante qualche brano meno riuscito, il disco presenta pezzi memorabili come "Vento d'estate" e "Monologhi paralleli". L'album riflette con delicatezza e profondità temi introspettivi e personali. Niccolò Fabi dimostra una grande esperienza musicale e capacità di innovazione nel panorama della musica leggera italiana.

Tracce video

01   Lasciarsi un giorno a Roma (04:38)

02   Vento d'estate (03:48)

03   Il sole è blu (05:08)

04   Il male minore (04:09)

05   Monologhi paralleli (04:19)

06   Immobile (03:47)

07   Perché mi odi (03:39)

08   Assenza di gioia (04:15)

09   C'è qualcosa in te che io mi ero perso (03:58)

10   Sangue del mio sangue (03:33)

Niccolò Fabi

Cantautore romano attivo dal 1997, esordio a Sanremo con “Capelli”. Autore di brani come “Lasciarsi un giorno a Roma”, “Vento d’estate” (con Max Gazzè) e “Costruire”. Ha collaborato con Daniele Silvestri e Max Gazzè nel progetto Fabi Silvestri Gazzè. Con “Ecco” ha ottenuto la Targa Tenco 2013. Tra i lavori più recenti, “Una somma di piccole cose”, “Tradizione e tradimento” e “Libertà negli occhi”.
15 Recensioni

Altre recensioni

Di  marcmat

 Niccolò Fabi non è dotato di una voce eccelsa ma sa dosare bene gli sforzi e dimostra di aver egregiamente imparato la lezione di Sting riguardo a cori e seconde voci.

 Questo lavoro si lascia ascoltare volentieri e perché no, anche spesso.