In questo suo ultimo film del 2016 ehm, dedicato con un cuoricino a LIV, Refn oltre a dirigerlo ne cura il soggetto, la sceneggiatura, la produzione e alla grande, ma rispetto ad alcuni suoi film precedenti diciamo daBronson” in poi (gli altri non li ho visti tutti) lo trovo meno azzeccato anche se dice molte cose o forse solo una e non starò qui a dirvela esplicitamente ma la rileverete nel corso della lettura.

Di sicuro questo film avrebbe incontrato il favore di David Foster Wallace (r.i.p.) di cui sto leggendo Tennis, tv, trigonometria, tornado (e altre cose divertenti che non farò mai più)” del 1997 il quale nel capitolo E Unibus Pluram: Gli scrittori statunitensi e la televisione” ci fa fare una full immersion sul potere effimero della “bellezza” usato da quel mass media che è la televisione la quale fagocita e rigurgita tutto (e qui mi sovviene la scena dell'occhio in questo film di NCR) in un gioco di specchi dove chi guarda vine anche rappresentato mentre viene guardato guardare e viene usato dalla pubblicità o sponsor che mantengono alto il ritmo di ciò che viene propinato dallo schermo ai miliardi di teledipendenti, a proposito di "occhio" gioca la sua parte anche nel 2009 nel suo film Valhalla Rising...

Stavolta racconterò la trama ma a modo mio, cercando di non spoilerare più di tanto (per cui siete avvisati e se volete potete saltare questo paragrafo), ok il film inizia pressapoco con un dialogo in cui Ruby (truccatrice che lavora anche all'obitorio) incontra per la prima volta Jesse aspirante modella di 16 anni, orfana e udite udite “vergine” ed è questo:

Ruby - Vieni con me a una festa stasera?

Jesse - Che tipo di festa è?

Ruby - ...Divertente!

Il che non è granchè, pensando che nessuno inviterebbe qualcun'altro incontrato per la prima volta ad una festa non divertente, dopo alcuni giorni Ruby ospita Jesse nella villa di cui è custode e giardiniera e qui il film prende una piega semi onirica ma significativa.

E siccome nelle due recensioni precedenti viene osannata la soundtrack dell'ottimo ehm, batterista Cliff Martinez, dirò che non l'ho trovata adeguata al 100% anzi il tema principale mi sembrava noiso, fuori luogo e leggermente ipnotico/ripetitivo, m'è garbata invece la metafora dei due felini, uno in carne e ossa l'altro no che appaiono in momenti differenti ma che ben sintetizzano alcuni aspetti legati al bene ed al male che vivono assopiti dentro di noi e che a volte emergono quando meno ce lo aspettiamo.

p.s. a nes non è garbato l'aggettivo “stiloso” mentre io trovo fuori luogo l'aggettivo assai ricercato “parallattico” usato da Omega Kid nella sua piacevole recensione e niente.

2° p.s. ah sì, m'ero ripromesso di non dimenticare uno dei miei attori preferiti Keanu Reeves che qui fa un discreto cameo che gli vale un applauso almeno da parte mia.

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