Per quanto mi riguarda la mia recensione potrebbe essere semplicemente la parola “Nile”, e sono sicuro che chi ha seguito questo gruppo lungo la loro carriera ormai decennale capirebbe al volo cosa intendo dire. Ma la mia missione non è quella di convincere ancora di più i fedeli del genere, bensì catturare nuovi adepti: quindi aguzzate la vista e leggete attentamente questa recensione.
I Nile sono una band americana con tre precedenti Lp all’attivo: fin dagli esordi, i cinque membri hanno fatto mostra di una passione per l’antico Egitto. La cosa non si traduce solo a livello tematico, ma anche a livello musicale in quanto le melodie suonate riproducono più o meno fedelmente quelle Egizie: il fatto che poi abbiano tentato di coniugare le suddette melodie con gli stilemi del Brutal Death metal, rende chiaro quanto sia ardito questo progetto. I componenti del gruppo hanno mostrato sin dall’inizio delle particolari doti tecniche, ma ad onor del vero, sono in continua evoluzione e migliorano di album in album: già nel precedente “In Their Darkened Shrine” sfioravano la perfezione, ma in questo lavoro ci si sono avvicinati ancora di più: per fare dei paragoni illustri, sono prossimi ai livelli dei Cryptopsy o dei Suffocation. Sicuramente i Nile eccellono per le chitarre: ve li ricordate i solos di Chuck Schuldiner? Bè, qui passaggi della stessa difficoltà (ma con caratteristiche sonorità egiziane) diventano riff e donano a quest’album, e in generale al sound dei Nile, quella originalità che li fa uscire dalla staticità tipica del genere.
Ovviamente i cinque non rinunciano alla componente Death che è sempre presente e non cede mai completamente il passo a quelle contaminazioni simil etniche: il loro è Brutal a tutti gli effetti, tempi velocissimi spezzati da rallentamenti pesanti come macigni, growling catacombale e parti di chitarra di una potenza non indifferente inseguite da quelle antiche melodie che fanno la differenza. Riff difficilissimi e scale ascendenti stoppate ed eseguite con una rapidità impressionante nonché un batterista instancabile e molto preciso non sono gli unici elementi: c’è molto di più. La cosa che più colpisce l’ascoltatore è la maniacale cura per il dettaglio di questo disco, la qual cosa si traduce nell’inserimento di pezzi suonati con strumenti caratteristici dell’antico Egitto, spiegazioni sui misteriosi rituali di questo popolo nel booklet (i testi si fanno sempre più storicamente corretti), canzoni strutturate in maniera perfetta e chirurgica e, infine, una produzione lucida e pulitissima.
Canzoni come la title track o "Von Unaussprechlichen Kulten”, dalla durata che supera abbondantemente gli otto minuti, sono esempio di questo lavoro mirabolante. Ma la minuzia è un'arma a doppio taglio: un lavoro rifinito tanto bene non può non avere un retrogusto di artificiosità: capite che allora la passione per l’antico Egitto diventa di dubbia sincerità e tutto il disco assume i connotati di un prodotto calcolato e per nulla naturale. Ciononostante, il fasto del cd è anche sinonimo di grande qualità e perfezione, e non toglie niente alla grande innovazione apportata al genere dai Nile. Ottimo disco sotto il profilo tecnico e compositivo, ma un po’ troppo barocco per meritare il massimo dei voti. In ogni caso si colloca tra le migliori release del 2005.
"Questi hanno inventato un nuovo genere il brutal death egiptian death metal un connubio tra brutal e death metal e melodie egizie che riportano indietro di mille anni."
"In una parola: faraonico, compratelo."