E' ovvio essere nostalgici delle pietre miliari dei più grandi artisti. Ma non ritengo giusto rimanere ancorati ai ricordi. Ogni album di un artista che scrive musica per oltre 20 anni è giusto sia figlio del suo tempo. Così "The Downward Spyral" e "The Fragile" erano lo specchio delle inquietudini reznoriane degli anni '90, ed erano stupendi perchè erano album precursori di uno stile da Reznor stesso creato. L'industrial metal. Se è vero che il concetto di arte è personale, forse chi meglio l'ha descritto sono stati David Bowie e Kubrick. Ed entrambe sostenevano che l'espressione di un artista doveva plasmarsi al suo animus ed al cambiare dei tempi, non rimanere monotematica. Concordo personalmente, e per questo motivo preferisco gli artisti e le band che osano cambiare genere di album in album piuttosto che riproporre sempre la stessa musica in maniera monotematica. Trent Reznor con "With Teeth" e ancora di più con questo "Year Zero" si è avventurato in un mondo nuovo per lui. Quello delle melodie. Se vogliamo con un certo ritorno al rock, alla batteria e agli assoli di chitarra che non sono certo una "innovazione" ma piuttosto un remake. Se vogliamo con un approccio a volte un pò troppo "Radio Edit". Ma il risultato che ai più potrà sembrare troppo commerciale, è in realtà lo sdoganamento verso platee più ampie di sonorità e testi un tempo solo per pochi eletti alternativi, e quindi di nicchia. E' questo un peccato mortale per un artista che da vent'anni scrive pagine di storia della musica alternative? E' giusto crocefiggerlo se oggi chiede più notorietà? Credo sarebbe giusto farlo se il prodotto fosse scadente. Trattandosi invece di un gran bell'album, allora forse siamo di fronte ad un polistrumentista-genio che ha deciso a 40 anni di gettare la maschera, e di far conoscere una parte della sua anima fino ad oggi volutamente nascosta. Quella più pop, più rock ma non meno cattiva. Solo più orecchiabile. Questo e' un album a mio avviso molto più bello del precedente. Più completo, più maturo e dannatamente tecnico.
Voto: 7+
Questo album è la conferma che il nostro stimato Trent Reznor in realtà è sempre stato uno scrittore di pop music mascherato.
Il singolo "Survivalism" è un pezzone innocuo che vorrebbe trasudare energia e "angst" ma lascia abbastanza indifferenti già al secondo ascolto.
"Un disco come 'Year Zero' è un'opera scopertamente politica e diretta, ma capace di superare i limiti di ciò che viene dichiarato nei suoni e nei testi."
"L'assolutezza di questa musica è tale da condurre l'ascoltatore verso un'interpretazione più vasta di ciò che gli verrebbe suggerito in apparenza."
Finalmente ho trovato il degno successore di The Downward Spiral.
Un rock-pop-industrial da ascolto in cravatta, mentre ripensate alle vostre scorribande giovanili.