Copertina di Nine Inch Nails Year Zero
Enkriko

• Voto:

Per appassionati di nine inch nails, fan della musica industrial rock, ascoltatori interessati all’evoluzione artistica di trent reznor
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LA RECENSIONE

Questo album è la conferma che il nostro stimato Trent Reznor in realtà è sempre stato uno scrittore di pop music mascherato.

Resta un musicista di grandissima caratura, degno delle pagine più alte del rock, ma ascoltando questo disco, per non dire il precedente "With Teeth", si ha la netta percezione che Reznor abbia fatto di tutto per renderlo radio frendly in numerosi passaggi, gonfiando e pompando il suono a dismisura e vestendolo di innumerevoli glitch e sferragliate.

L'album purtroppo promette molto bene all'inizio: la cavalcata noise "Hyperpower" ti fa sperare ad un ritorno alle sonorità di 'Broken', invece già al secondo brano "The Beginning of The End" tutto rientra in quel panorama di rock da fm che già aveva fatto disperare i più per la direzione incauta prese dall'artista.

Trent Reznor resta un autore di grandi canzoni dall'appeal immediato, che ti catturano sia per la semplicità di scrittura che per il barocchismo degli arrangiamenti e dei suoni ricercati, ma davanti a pochezze come "Capital g", dove Reznor gioca a rappare su un beat a dir poco ripetitivo portando al nulla un brano inconsistente, viene davvero da chiedersi dove sia finito l'autore di "March of The Pigs" o "Closer". Il singolo "Survivalism" è un pezzone innocuo che vorrebbe trasudare energia e "angst" ma lascia abbastanza indifferenti già al secondo ascolto.

E' cosa buona e giusta crescere e storicizzare i propri demoni, così come maturare il proprio suono in una direzione più adulta e consapevole, ma nel nostro eroe non c'è mai stata una virata azzardata verso suoni radicalmente "diversi"; sotto sotto Reznor ha continuato a proporre la stessa materia di "Pretty Hate Machine" dotandola di un abbigliamento al passo coi tempi, ma non tradendo l'idea originale. Certo che "Zero Sum" o "In This Twilight" ti stupiscono per come la voce sorge dal vortice di rumori infiniti, per la fantasia nel mixare elementi così eterogenei; ma tutto finisce troppo in fretta e in pochi minuti la canzone diventa già un ricordo sbiadito, incapace di lasciare un segno indelebile nelle emozioni.

Rimango un grande affezionato del progetto Nine Inch Nails e credo che aggiungerò anche questo album alla mia collezione, consapevole di nutrire un artista già ricco che ha perso per strada la vena malata e creativa che ce lo ha fatto amare.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza Year Zero di Nine Inch Nails evidenziando la deriva verso un sound più radio friendly e meno innovativo rispetto ai lavori passati. Pur riconoscendo la qualità tecnica di Trent Reznor, l’autore sottolinea la minor capacità dell’album di lasciare un segno emozionale duraturo. Alcuni brani sorprendono per l’uso creativo dei suoni, ma nel complesso il disco risulta debole rispetto alle aspettative.

Tracce testi video

02   The Beginning of the End (02:47)

04   The Good Soldier (03:23)

06   Me, I'm Not (04:52)

08   My Violent Heart (04:14)

10   God Given (03:51)

11   Meet Your Master (04:09)

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12   The Greater Good (04:52)

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13   The Great Destroyer (03:17)

14   Another Version of the Truth (04:09)

15   In This Twilight (03:34)

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Nine Inch Nails

Nine Inch Nails sono un gruppo musicale statunitense fondato da Trent Reznor nel 1988. Considerati tra gli innovatori del rock industriale, hanno segnato profondamente la scena musicale alternativa dagli anni ’90 in poi, caratterizzandosi per suoni elettronici, atmosfere cupe, inquietudini esistenziali e l’inarrestabile spinta autodistruttiva di Reznor.
40 Recensioni

Altre recensioni

Di  beso

 Trent Reznor con 'Year Zero' si è avventurato in un mondo nuovo, quello delle melodie, con un approccio più orecchiabile ma non meno cattivo.

 Forse siamo di fronte a un polistrumentista-genio che ha deciso a 40 anni di gettare la maschera e far conoscere una parte della sua anima fino ad oggi nascosta.


Di  Brahms

 "Un disco come 'Year Zero' è un'opera scopertamente politica e diretta, ma capace di superare i limiti di ciò che viene dichiarato nei suoni e nei testi."

 "L'assolutezza di questa musica è tale da condurre l'ascoltatore verso un'interpretazione più vasta di ciò che gli verrebbe suggerito in apparenza."


Di  Omega Kid

 Finalmente ho trovato il degno successore di The Downward Spiral.

 Un rock-pop-industrial da ascolto in cravatta, mentre ripensate alle vostre scorribande giovanili.