Il nostro Ozzy dopo la grande perdita di Randy Rhoads e l'avvento di Jake E. Lee con 2 album discreti come "Bark At The Moon" e "The Ultimate Sin", decide di cambiare il suo chitarrista, non solo per rinnovare la sua band, ma soprattutto per cambiare il suo genere musicale che con Jake era diventato un Hard Rock, abbandonando il metal di "Blizzard of Ozz" e "Diary Of A Madman". Ozzy quindi decide di chiamare a sè il ventunenne chitarrista Zakk Wylde. Ozzy disse: "è un grosso salto tra suonare in una bar-band e venire a suonare da solo con me", riguardo al suo nuovo chitarista.
Nel 1988 pubblica questo album che fa un grande cambiamento dai suoi album-rock precedenti. Tra le canzoni più belle troviamo sicuramente "Miracle Man" (unica canzone di quest album che Ozzy poi porterà avanti anche nei suoi live e concerti successivi, a parte in "Just Say Ozzy"), "Bloodbath In Paradise", "Fire In The Sky" (davvero molto bella e profonda, quasi commovente) e "Tatooed Dancer". Discrete, invece, "Devil's Daughter", "Crazy Babies", "Breaking All The Rules", "Demon Alcohol" e "Hero". Nella versione rimasterizzata troviamo inoltre la b-side e ballad "Liar", poco sensata e convincente, e la versione live di "Miracle Man".
Possiamo dire che in questo album Ozzy canta veramente male e potremmo definire la sua voce di transizione tra gli anni 80 e 90. Poco intivati i cori femminili inseriti in alcune canzoni. Non servivono. Per quanto riguarda Zakk la sua prestazione non è molto esaltante ma è perdonato sia per la sua poca esperienza con una band nuova sia per quello che sarà il suo futuro. Bravi Bob Daisley al basso e Randy Castillo alla batteria. Voto 3 per la noiosità di questo album che include canzoni scontate e arrangiate un po' alla meglio da Ozzy. Per fortuna poi Ozzy si riprenderà tirando fuori dal suo cilindro l'album capolavoro "No More Tears"...
Uno dei più bravi chitarristi metal ancora oggi in circolazione: Zakk Wilde.
Ci ha regalato l'ennesima perla del suo talento.
L’album è godibile e gli assoli di Wylde a distanza di anni restano un piacere per le orecchie.
Da un punto di vista artistico è da considerarsi un lavoro interlocutorio, privo del guizzo che fa la differenza tra un buon brano ed un classico.