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Così iniziava la bella recensione del 2 marzo '07 di pier_paolo_farina sull'album "Born Again"
"Di Randy Newman ci si può anche accontentare di ascoltare le musiche (ottime, specie se si ha un certo gusto "adulto" per suoni orchestrati e old fashioned che sanno di anni cinquanta/sessanta), ma privarsi del godimento arrecato dai suoi testi sorprendenti è peccato mortale. Per dire, in quest'album esordisce così (in "It's Money That I Love"):
E' il denaro che amo! Dicono che il denaro non possa comprare l'amore però ti ci poi procurare mezz'etto di coca, una sedicenne e una enorme limousine in una calda notte di settembre questo non sarà amore ma è troppo giusto!
Uno stronzo? No, uno che molto originalmente ed a rischio di equivoci sublima le storture e meschinità della natura umana riferendole alla sua persona, perché siamo tutti un po' avidi, un po' razzisti, un po' vigliacchi? Quanto basta per dovercene vergognare un poco e per non poter barare del tutto con noi stessi quando vediamo all'opera i molto avidi, i molto razzisti, i molto vigliacchi e d'istinto li giudichiamo tanto diversi e peggiori di noi."