Cinema ma non solo Cinema!
«Assistiamo, increduli/e e impotenti, allo strazio di un genocidio compiuto in diretta dallo Stato di Israele in Palestina.
Eppure, mentre si accendono i riflettori sulla Mostra del Cinema di Venezia, rischiamo di vivere l’ennesimo grande evento impermeabile a tale tragedia umana, civile e politica.
Lo spettacolo deve continuare, ci viene detto, esortandoci a distogliere lo sguardo – come se il “mondo del cinema” non avesse a che fare con il “mondo reale”».
Recita così la lettera indirizzata alla Biennale di Venezia e alla Mostra del Cinema (in partenza mercoledì 27 agosto) e firmata da circa mille registi e registe, cineasti, attori, attrici, giornalisti e giornaliste, addetti ai lavori del settore audiovisivo.
Tra i nomi più noti che hanno aderito alcune delle figure chiave del cinema italiano, ci sono infatti Marco Bellocchio (che presenterà al festival la sua serie Portobello), Mario Martone, Valeria Golino, Pietro Marcello (in concorso il suo Duse), Matteo Garrone, Alice e Alba Rohrwacher, Toni Servillo, Laura Morante, Jasmine Trica, i fratelli D’innocenzo.
Non mancano anche alcuni nomi internazionali come Margarethe von Trotta, Céline Sciamma, Abel Ferrara, Eyal Sivan.
LA LETTERA nasce da una piattaforma chiamata Venice4Palestine che chiede una presa di posizione più netta da parte delle istituzioni rispetto alle responsabilità del genocidio in corso a Gaza.
Telegrafica, per il momento, la risposta della Biennale: non hanno preso parola pubblicamente né il direttore artistico della Mostra Alberto Barbera né il presidente Pietrangelo Buttafuoco.
Solo una nota dell’ufficio stampa in cui la Biennale si definisce «aperta al dialogo»:
troppo poco secondo i promotori dell’iniziativa, che nella lettera aperta hanno scritto:
«Esortiamo tutti i settori della cultura e dell’informazione a utilizzare, in occasione della Mostra, la propria immagine e i propri mezzi per creare un sottofondo costante di parole e di iniziative: che non venga mai meno la voce della verità sulla pulizia etnica, sull’apartheid, sull’occupazione illegale dei territori palestinesi, sul colonialismo e su tutti i crimini contro l’umanità commessi da Israele per decenni e non solo dal 7 ottobre.
Invitiamo chi lavora nel cinema a immaginare, coordinare e realizzare insieme, durante la Mostra, azioni che diano risonanza al dissenso verso le politiche governative filosioniste: un dissenso espresso nel segno della creatività».
Lettera alla Mostra del Cinema: «Prenda posizione sul genocidio». Firmano più di mille | il manifesto
«Assistiamo, increduli/e e impotenti, allo strazio di un genocidio compiuto in diretta dallo Stato di Israele in Palestina.
Eppure, mentre si accendono i riflettori sulla Mostra del Cinema di Venezia, rischiamo di vivere l’ennesimo grande evento impermeabile a tale tragedia umana, civile e politica.
Lo spettacolo deve continuare, ci viene detto, esortandoci a distogliere lo sguardo – come se il “mondo del cinema” non avesse a che fare con il “mondo reale”».
Recita così la lettera indirizzata alla Biennale di Venezia e alla Mostra del Cinema (in partenza mercoledì 27 agosto) e firmata da circa mille registi e registe, cineasti, attori, attrici, giornalisti e giornaliste, addetti ai lavori del settore audiovisivo.
Tra i nomi più noti che hanno aderito alcune delle figure chiave del cinema italiano, ci sono infatti Marco Bellocchio (che presenterà al festival la sua serie Portobello), Mario Martone, Valeria Golino, Pietro Marcello (in concorso il suo Duse), Matteo Garrone, Alice e Alba Rohrwacher, Toni Servillo, Laura Morante, Jasmine Trica, i fratelli D’innocenzo.
Non mancano anche alcuni nomi internazionali come Margarethe von Trotta, Céline Sciamma, Abel Ferrara, Eyal Sivan.

LA LETTERA nasce da una piattaforma chiamata Venice4Palestine che chiede una presa di posizione più netta da parte delle istituzioni rispetto alle responsabilità del genocidio in corso a Gaza.
Telegrafica, per il momento, la risposta della Biennale: non hanno preso parola pubblicamente né il direttore artistico della Mostra Alberto Barbera né il presidente Pietrangelo Buttafuoco.
Solo una nota dell’ufficio stampa in cui la Biennale si definisce «aperta al dialogo»:
troppo poco secondo i promotori dell’iniziativa, che nella lettera aperta hanno scritto:
«Esortiamo tutti i settori della cultura e dell’informazione a utilizzare, in occasione della Mostra, la propria immagine e i propri mezzi per creare un sottofondo costante di parole e di iniziative: che non venga mai meno la voce della verità sulla pulizia etnica, sull’apartheid, sull’occupazione illegale dei territori palestinesi, sul colonialismo e su tutti i crimini contro l’umanità commessi da Israele per decenni e non solo dal 7 ottobre.
Invitiamo chi lavora nel cinema a immaginare, coordinare e realizzare insieme, durante la Mostra, azioni che diano risonanza al dissenso verso le politiche governative filosioniste: un dissenso espresso nel segno della creatività».
Lettera alla Mostra del Cinema: «Prenda posizione sul genocidio». Firmano più di mille | il manifesto
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