Copertina di Papa M Audio Tour Diary Vol.1-6
byk66

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Per appassionati di musica alternativa, fan di david pajo, ascoltatori di post-rock e folk sperimentale, collezionisti di dischi indie.
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LA RECENSIONE

Da canonizzatore del suono post-rock con gli Slint a membro di passaggio in Tortoise, da solitario confezionatore di miniature chitarristico-ambientali col nome Aerial M/Papa M (e qualcos'altro-con-la-M) a "cantautore" di scabro folk urbano d'inizio millennio, questo è il percorso musicale di David Pajo (ma ci sarebbero anche chissà quante altre collaborazioni...).

Poi nel 2003 la sorprendente parentesi da "rockstar" con gli Zwan di Billy Corgan. Ed è proprio durante il biennio che lo vede impegnato sui palchi di tutto il mondo che Pajo, tramite Drag City Records, pubblica "Audio Tour Diary", sorta di "singles club" creato per acquietare i fans che lo vedevano "passare alla cassa" (più tardi ci ritornerà con la reunion degli Slint ma fu perdonato).

L'umore di questi CD/EPs, soprattutto nei primi due volumi, è quello della svolta post-low-folk: il classico blues "I Am The Light Of This World" con l'uso di sitar, i traditionals "Black Is The Color" e "Wild Mountain Thyme", riarrangiata, suonata e cantata con grazia unica, si sarebbero trovate a proprio agio in "Whatever, Mortal". Da questo si prende "Beloved Woman", le stacca la spina e la rifà acustica con l'uso di archi suonati da degli spettri in una camera vuota. E' "four" il più elettrico della serie: lunghi assoli di chitarra un po' canonici e "spacey" servono per far risaltare la sospesa e breve "Red Curtains" per voce, banjo desolato e poco altro.

Non si fa mancare nulla Pajo, perciò ecco anche una "hidden track", dolcissimo strumentale in compagnia di Paz Lenchantin al violino e uno split ("five") con la cantante ispano-danese Christina Rosenvinge dove il pezzo vincente, "Nickel Song", notturno e jazzato, è della signorina. Spetta alla solarità di "six" l'incarico di chiudere il club: l'assoluto incanto pop di "The Trees Do Grow So High" (altro traditional) e il curioso assolo "sintetico" di "Lovely Room" ci dicono che David Pajo non è poi così musone e tutt'altro che spocchioso, visto che la compagnia femminile questa volta è della sconosciutissima flautista e "christian singer" Dianne Williams.

Consiglio vivamente "one", "three" e "six". Per gli ultra-fans consiglio tutti. Per chi nulla sa di Pajo consiglio (di partire da) "Tweez".

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Riassunto del Bot

La recensione esplora il percorso musicale di David Pajo come Papa M, evidenziando la transizione dal post-rock al folk urbano e l’innovazione sonora presente in 'Audio Tour Diary Vol.1-6'. Vengono analizzate le principali tracce e collaborazioni, suggerendo alcuni volumi particolarmente riusciti. L’album viene consigliato a fan e neofiti, con un occhio alle radici di Pajo nelle band Slint e Zwan.

Papa M

Papa M è il progetto solista del chitarrista statunitense David Pajo (Slint). Attivo dagli anni Novanta, pubblica su Drag City un suono tra post-rock, folk e sperimentazione, con album come Live From a Shark Cage (1999) e Whatever, Mortal (2001). Pajo ha collaborato anche con Tortoise, Stereolab e Zwan.
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