Paul Simon
In The Blue Light

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Nel 2018, dopo un decennio molto prolifico dal punto di vista sia discografico che concertistico, Paul Simon abbandona le scene in punta di piedi con In the Blue Light, disco che contiene 10 riarrangiamenti di altrettanti brani poco conosciuti del cantautore americano. Nonostante le premesse, non si tratta di un disco autocelebrativo o un raccoltone per completisti, ma è un disco perfettamente riuscito sotto tutti i punti di vista, e degno di stare nella discografia di un'artista che quando registra qualcosa, difficilmente lo fa tanto per fare.

D'altronde era molto improbabile che uno come Simon potesse sbagliare un disco di rifacimenti, un'artista che in carriera sempre dato enorme importanza agli arrangiamenti e all'intera sfera musicale: e infatti in questo disco lo vediamo proprio divertirsi con la sua musica, a spogliare e rivestire brani del lontano passato (come la struggente e raffinatissima René and Georgette Magritte with Their Dog After the War, o la blueseggiante One Man's Ceiling Is Another Man's Floor) ma anche del passato prossimo (come Questions for the Angels, uno dei suoi brani più belli degli anni 2000). Sul fronte dei musicisti Simon si è sempre trattato bene, e anche qui non si fa mancare nulla attingendo dai nomi più in vista della scena jazz contemporanea, passando da Joe Lovano a Wynton Marsalis, da Jack DeJohnette allo storico collaboratore Steve Gadd, da John Patitucci a Bill Frisell, insomma chi più ne ha più ne metta.

In the Blue Light suona come una grande festa tra amici che hanno ancora tanto da dirsi, ma quel momento della festa in cui alcuni invitati sono già andati, quelli rimasti hanno smesso di ballare e ora sono tutti sul divano a chiacchierare del più e del meno, a ridere, finire l'ultima bottiglia di vino ma con un occhio già rivolto al vialetto di casa e alle cose da fare l'indomani mattina. Con l'unica differenza che per gli altri sarà un domani di lavoro, un ritorno alla vita di sempre, mentre per Simon sarà l'inizio di una meritata pensione, con la consapevolezza di aver attraversato vere e proprie epoche della storia della musica sempre in prima fila, con la voglia di sperimentare e di imparare dagli altri. E di questo io e molti, molti altri gli saremo sempre grati.

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