Nel 2025 sono tornati anche i Pendulum, la band australiana di drum’n’bass che non pubblicava un album dal lontano 2010.

Vi chiederete cosa c’azzecco io con i Pendulum, io che solitamente ho poco a che vedere con certa elettronica pesante. Beh, in realtà un lato tamarro lo custodisco anch’io, sono pur sempre cresciuto nell’hinterland milanese, ho passato anch’io gli anni post-adolescenziali nelle discoteche e ho vissuto anch’io quel mondo fatto di casse iperpompate, paillettes, superalcolici e vestitini attillati. Aver vissuto quel mondo fa sì che certe sonorità iperelettroniche mi catapultino direttamente lì. In realtà non ho mai apprezzato la finta musica che circolava là dentro, l’ho sempre trovata vuota e ripetitiva, senza idee, mi è sempre sembrato un martello che picchiava e nient’altro, per gli altri era tutto ma per me era niente. Ma sapevo che là fuori c’erano dei gruppi in grado di usare quei suoni per produrre qualcosa di creativo, sensato, senz’altro più artistico, gruppi tamarri nel suono ma creativi nell’organizzazione delle idee. Mi hanno colpito fondamentalmente due band: gli Infected Mushroom con i loro brani fin troppo dilatati e, quasi in contrapposizione, i Pendulum, decisamente più immediati e “contratti”.

Ma veniamo a questo ritorno. “Inertia” è indubbiamente coerente con quanto fatto in passato, la base drum’n’bass e l’elettronica pesante a cui ci avevano abituato ci sono tutte, continuano a rappresentare lo scheletro, l’impalcatura su cui il loro possente sound si erige. Ma non si limita a questo, perché i Pendulum si mettono d’impegno, più che in passato, nel creare un prodotto più vario, cercando di spezzare la monotonia. Sappiamo ad esempio che nelle vene della band scorre anche un sangue più rock, che non rende poi così sbagliato etichettarli come una band di “rock elettronico”; chitarre e affini sono in un certo senso anche normali nel loro bagaglio e lo dimostrarono fondamentalmente nel loro secondo disco “In Silico”, quello probabilmente più imparentato con “Inertia”. Stavolta però l’asticella viene alzata arrivando anche su territori metal. Pensavamo che il featuring con gli In Flames nel disco del 2010 fosse un caso isolato, un esperimento che non avrebbe avuto seguito, invece era solo l’inizio. Chitarre pesanti e urla frenetiche si palesano più volte in questo lavoro e in tutta sincerità si sposano benissimo con il ritmo incalzante e con l’elettronica più tamarra. Chi ama sguazzare in territori industrial metal potrebbe familiarizzare molto bene con questo disco. Onestamente non ho mai capito come mai i giovani discotecari scatenati non abbiano mai amato il metal, nonostante abbia la stessa energia della techno, mai capito come mai il popolo della notte considera “musica” la techno e “rumore” il metal, davvero un mistero.

In ogni caso è sotto questo perfetto connubio che nascono brani come “Save the Cat”, “Cannibal” (dove voce femminile delicata e voce maschile rabbiosa convivono alla grande), “Halo”, “Napalm” e “Guiding Lights”. Ma tranquilli, c’è anche dell’altro, il disco ha una buona varietà nel complesso. Impossibile non restare indifferenti al mix di energia sintetica e melodia sgargiante di “Come Alive”, una vera e propria killer track che ci accoglie nell’album con un calore incredibile. C’è un respiro anni ‘80 in “Archangel”, le strofe richiamano al synth pop del periodo in maniera clamorosa. C’è anche un tentativo ben riuscito di risultare più delicati senza perdere vivacità, e questo risponde al nome di “Louder than Words”. Merita attenzione anche il downtempo di “Silent Spinner”, che prova a rallentare i ritmi ponendosi in controtendenza con il resto dell’album, ma allo stesso tempo sviluppa una componente elettronica più oscura e pungente, ricorda vagamente alcune cose fatte dai Depeche Mode nel nuovo millennio. E comunque non mancano episodi più classicamente Pendulum, quali ad esempio “Driver” e “Colourfast”.

In conclusione parliamo di un ritorno che ci voleva, si aveva ancora bisogno dell’energia tamarra ma genuina dei Pendulum, un’energia vera che si oppone a quella finta che viene venduta oggi, un’energia che si manifesta in tutto il suo vigore ma non sacrifica la qualità compositiva e le idee.

Carico i commenti...  con calma