Copertina di Peter Broderick Float
Hellring

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Per amanti della musica neoclassica, appassionati di piano e ambient, ascoltatori di musica contemporanea e sperimentale.
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LA RECENSIONE

Peter Broderick è un altro di quei tessitori di sogni musicali venuti fuori negli ultimi anni con questa nuova ventata di modern classical o neoclassical che dir si voglia. Ma se molti di questi nuovi volti non hanno niente da dire perchè troppo deboli compositivamente per emergere, Broderick è uno dei più promettenti musicisti in questo nuovo ambito.

Il giovane polistrumentista danese si era già segnalato con il mini album "Docile", realizzato per una collana di cd sul pianoforte nata dalla mente dei produttori della Kning Disk. "Docile" conteneva 10 brevi fughe pianistiche semplicissime ma tanto intimiste da risultare comunque positive. Partendo ancora una volta dai tasti d'avorio, Broderick torna nel 2008, ad un solo anno di distanza dal suo primo vero lavoro, sotto l'egida della prestigiosa Type Records, dando alla luce "Float".

In un percorso di evoluzione, il ragazzo danese compie dei decisi passi in avanti per quanto riguarda la personalità e il songwriting. "Stopping on the broadway bridge" ne è la prova: Broderick dimostra di sapersi calare anche in realtà lontane dalla nostalgica tristezza dell'esordio. Se l'inizio di pianoforte è nelle corde del nostro, il susseguirsi della song ci mette dinanzi un artista che indugia senza paura tra le buche oscure di un ambient che per pesantezza e "presenza" si avvicina al dark ambient, prima che il piano torni di nuovo a distogliere le nubi. Di tutt'altre caratteristiche la meravigliosa "A glacier", toccante sinfonia di piano e archi: le note si rincorrono in una toccante canzone dal sapore antico. Accomunata dal titolo e anche dall'atmosfera "Another glacier" suona come la conferma di tutte le buone doti di Peter Broderick, quì presente anche vocalmente, per una costruzione e dei suoni che mi hanno subito fatto pensare per analogia all'album "Similes" di Eluvium, anche se quello è uscito soltanto lo scorso anno...

Unendo i semplici e cristallini lampi pianistici di "Docile" ("A simple reminder", "Something has changed"), passando per i brani "dell'evoluzione" sopra citati e per altri buoni esempi di modern classical come "A snowflake" e "A beginning", il danese Peter Broderick ci regala con "Float" il secondo centro su due lanci. In quesa fatica il musicista si dimostra più maturo di quanto non lo era in "Docile": la sua capacità di rinnovarsi e di rimanere allo stesso tempo anche positivamente legato al passato, lo rende uno dei nomi più interessanti di questa moderna realtà musicale.

1. "A Snowflake" (3:25)
2. "Floating/Sinking" (4:08)
3. "A Glacier" (3:17)
4. "A Simple Reminder" (1:15)
5. "Stopping On The Broadway Bridge" (7:28)
6. "Another Glacier" (3:51)
7. "Something Has Changed" (2:23)
8. "Broken Patterns" (3:32)
9. "An Ending" (4:29)
10. "A Beginning" (1:57)

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Riassunto del Bot

Peter Broderick sorprende con Float, il suo secondo album che segna una crescita rispetto al precedente Docile. Tra pianoforte, archi e suggestioni dark ambient, l'artista danese dimostra maturità compositiva e una capacità poetica che lo distingue nella scena modern classical. Brani come "Stopping on the Broadway Bridge" e "A Glacier" mostrano la sua versatilità e sensibilità musicale. Un lavoro che conferma Broderick come una delle promesse più interessanti del genere.

Tracce video

01   Begin (02:03)

02   Moment (02:17)

03   Null (02:01)

04   Diverge (03:37)

05   Dearest (03:01)

06   Ceasefire (03:47)

07   Query (02:26)

08   Laden (03:13)

09   Lull (02:06)

10   Return (02:27)

Peter Broderick

Peter Broderick è un compositore e polistrumentista americano. Attivo dalla seconda metà degli anni 2000, ha spaziato tra modern classical, ambient e folk, collaborando strettamente con gli Efterklang e pubblicando per etichette come Type Records. Tra i suoi lavori più noti: Float, Home e How They Are.
04 Recensioni

Altre recensioni

Di  Hellring

 Peter Broderick rovescia in musica con dolcezza e semplicità nelle 10 visioni pianistiche che compongono Docile.

 Nulla di trascendentale, nulla di così favoloso da far gridare al capolavoro. Poco meno di mezz'ora di note leggere e senza impegno.