Sto caricando...

Phil Spector
Back to Mono (1958-1969) - 4 CD Box set

()

Voto:

Avvertenza per i lettori: tutto ciò che verrà trattato in questa pagina sarà eccessivo, pletorico e sovrabbondante.

Esattamente come un monumentale lavoro di 73 canzoni contenute in quattro CD (uno solo dei quali riproduce un album originale), con 45 artisti coinvolti e suddivisi in 17 diverse ragioni sociali, un esercito di 230 musicisti tra turnisti abituali e occasionali.

Esattamente come il personaggio in questione. Uno spocchioso, arrogante, megalomane, neurolabile, dispotico e violento soggetto, col vizio di tirare fuori un revolver di grosso calibro per risolvere le questioni - per conferma, chiedere a Leonard Cohen - e che per questa sua inclinazione ha passato pure i suoi bei guai giudiziari. Uno che a 18 anni incise il suo primo ed unico disco e non intascò nulla, ma che poco dopo aveva già fondato una sua propria etichetta e, scrivendo e producendo brani per altri, a 21 anni aveva guadagnato il primo di una lunga serie di milioni di dollari. Uno che diede lustro e successo ad una professione prima d'allora ritenuta impiegatizia o poco più. Uno che rappresentò il primo e unico caso nella storia della musica - non solo di quella giovane - in cui il produttore divenne assai più importante degli artisti, creando quello che a buon diritto poté chiamarsi un inconfondibile "marchio di fabbrica". Uno che a 26 anni (quest'anno ne compirà 70...), sdegnato dai primi insuccessi, chiuse per sempre quella fabbrica, tornando poi occasionalmente a interagire ed in modo assai discusso nelle vicende rock, ma questa è un'altra storia. E poi, praticamente, il silenzio.

Ci vuole uno sforzo d'immaginazione per comprendere bene chi fu e che cosa rappresentò Philip Harvey Spector. Ovvero, l'età dell'innocenza. Del rock e di chi lo ascoltava. Tant'è che una delle definizioni più azzeccate per descriverlo è quella che campeggia nel volumetto d'accompagnamento al box set di cui si tratta e che possiamo considerare come il definitivo riordino della sua opera: "America's first teen-age tycoon", il magnate dei teen-ager. Lui che, abbiamo detto, di quegli adolescenti poteva giusto considerarsi un fratello di poco maggiore. Fu il Bill Gates o lo Steve Jobs - scegliete voi...- dei primi anni Sessanta, per quella generazione di giovanissimi americani che la generazione di giovanissimi italiani cui il sottoscritto apparteneva poteva solo anni dopo idolatrare per mezzo di American Graffiti o, più divulgativamente, di Happy Days. E' in quel contesto felice e spensierato che dobbiamo calarci, tra le feste dell'High School, i drive-in che odorano di fritto, le Buick e le Pontiac decappottabili lunghe sei metri, le code di cavallo, i calzini colorati e i mocassini dei sedicenni di allora. Erano quei ragazzini e quelle ragazzine ad infilare uno via l'altro i dimes nei juke-box, che in heavy rotation li rendevano felici al suono delle canzoni di Crystals, Ronettes, Darlene Love, Gene Pitney, Righteous Brothers, Modern Folk Quartet, Ike & Tina Turner e altri. Miniature pop che parlavano di dichiarazioni d'amore, di primi baci e anche qualcosa di più, di relazioni infelici contrastate dai genitori, di teneri teppistelli della porta accanto, di giovani fidanzati che devono partire per fare il soldato. E con questi semplici ma universali argomenti traghettavano il doo-woop nel pop leggero e da questo nel soul dell'Età dell'Oro, divenendo la colonna sonora dell'esistenza di una generazione "bubble-gum". Tutta avvolta dal "muro del suono" di Phil Spector. In realtà erano tutte canzoni di Phil Spector.

Oltre che l'immaginazione, ci vorrebbero anche orecchie vergini per apprezzare appieno. So che è difficile azzerare la nostra mente da tutto l'hard-rock, il nu-soul, il punk, la new e no-wave, l'electrobeat, l'hip-hop, il grunge e il math-rock fin qui penetratovi. Musicalmente, dovremmo poter possedere le orecchie vergini - e non solo...- di quei teenagers. Sentiremmo allora come una canzoncina leggera leggera, trattata dall'omino dietro la consolle perennemente in occhiali da sole, diventava una piccola sinfonia di due minuti e mezzo, con un suono che senza neanche utilizzare i trucchi della stereofonia si stratificava poco a poco, legando in una trama finissima voci soliste e cori, archi ed ottoni di somma eleganza, ritmi e percussioni di una semplicità disarmante ma anche di funzionalità assoluta (si pensi al basilare "tum, tu-tum-cha" del favoloso Hal Blaine che introduce Be my baby.) Un effetto allo stesso tempo dolce ed imponente, ottenuto raddoppiando se non addirittura triplicando l'impiego di batteria e percussioni, con l'uso dei cori in sottofondo che diventano strumenti aggiuntivi, rifinendo fino alla perfezione quasi maniacale ogni singolo incastro (qui pare ne sappiano qualcosa i Ramones, costretti durante le sedute di registrazione di "End of the century" a lavorare per oltre tredici ore su un solo accordo). Questo il metodo-Spector, un metodo che, fossimo nella classica, partendo da Mozart giungerebbe a Wagner, riuscendo nel miracolo di coniugare in modo perfetto così diverse sensibilità. Un metodo che, tocca ripetere, ha reso ogni singola canzone da lui prodotta (qualcuna la aveva pure scritta) una canzone di Phil Spector.

Una volta che le nostre orecchie si saranno pertanto mondate, la festa potrà allora cominciare. E sarà una festa senza fine, a base di brani ultrafamosi che ascolteremo finalmente provenire da uno stereo e non da un short pubblicitario o mentre guardate un film. Inutile citare un titolo piuttosto che un altro, perché è inutile elencare le canzoni di un juke-box. Addirittura, avremo come mancia quello che Brian Wilson definì il più bell'album di Natale della storia. Datato 1963 e interpretato come pare ovvio dagli artisti della sua scuderia, "A Christmas gift for you" è un affare di 12 cover di carole natalizie più un bellissimo brano originale, che tutte insieme racchiudono la quintessenza del pop secondo Spector. Manco a dirlo, pure questi arcinoti standards divengono nelle sue mani materia nuova e personalissima. Un capolavoro che ebbe il solo torto di uscire lo stesso giorno in cui venne ammazzato John F. Kennedy.

Quant'è bella giovinezza, che si fugge tuttavia...

 

Commenti (VentiSei)

odradek
odradek
Opera:
Recensione:
Bubi
Bubi
Opera:
Recensione:
E' bene parlare anche del "muro del suono" di Phil Spector, 4 cd adatti a chi è interessato a conoscere la musica da Juke Box degli anni 60.


mocampo
mocampo
Opera:
Recensione:
donjunio
donjunio
Opera:
Recensione:
Recensione tagliente ed efficace quanto un lay-up di Dennis Johnson (R.I.P.). Non sapevo che quello sfasato di Phil avesse minacciato anche Cohen, ricordavo soltanto uno dei Ramones....


geenoo
geenoo
Opera:
Recensione:
Per me Spector è un grandissimo.


Bartleboom
Bartleboom Divèrs
Opera:
Recensione:
Ennesima splendida pagina. I miei più sinceri complimenti. :)


sharunas
sharunas
Opera:
Recensione:
ma cosa te lo scrivo a fare? :)


currahee72
currahee72
Opera:
Recensione:
Rece splendida ed indovinata.Questo box è un capolavoro,un must da possedere assolutamente.Entusiasmante,innocen te,geniale.


macaco
macaco
Opera:
Recensione:
LucyPher
LucyPher
Opera:
Recensione:
fabiomr
fabiomr
Opera:
Recensione:
Stregone dalla pistola facile


OleEinar
OleEinar Divèrs
Opera:
Recensione:
grande pagina, appassionata e "acculturante". Complimenti.


Anonimo
Anonimo
Opera:
Recensione:
ottima recensione, adoro il pop e Phil Spector è un nome garanzia di qualità. Scusate se negli ultimi tempi sono stato un po' scontroso, ho avuto una crisi di identità sessuale, ma ora ho capito che devo accettare il fatto di essere gay, e che non c'è niente di male.


tomgil
tomgil
Opera:
Recensione:
La rece la leggerò poi. Su Spector mi è difficile esprimere un parere, potrei dire che dopo di lui la musica rock non è stata più la stessa, potrei dire che ha praticamente mandato a puttane il concetto stesso di composizione, che ha messo davanti all'artista la produzione, che ha cambiato i connotati non tanto dei generi musicali quanto dell'approccio a questi, che se oggi gruppi come i Coldplay vendono milioni di copie grazie a Eno lo devono in fondo alla rivoluzione prima di tutto concettuale apportata da Spector. Detto questo, molti, se non la maggior parte dei pezzi che produsse, sono dei piccoli capolavori. E' questo che me lo rende antipatico. Il trionfo della forma sulla sostanza. Dopo di lui il rock non è stato quasi più lo stesso.


Backdoor Man
Backdoor Man
Opera:
Recensione:
personaggio controverso da te tratteggiato in maniera sopraffina. un personaggio più unico che raro, nel bene e nel male.


tomgil
tomgil
Opera:
Recensione:
Letta. Forse non condivido il giudizio, ma ti faccio vivi complimenti.


blechtrommel
blechtrommel
Opera:
Recensione:
5!5!5 e ancora cinque! Bravo Imasoul, sei davvero un ottimo recensore e ogni volta è un piacere leggerti..Continua a spedire a bomba:D


imasoulman
imasoulman
Opera:
Recensione:
troppo buoni, ormai temo solo più il giudizio di Gijjjermo Mariotto:-)...a parte le idiozie (mie), ci sarebbero ancora diecine e diecine di righe da scrivere su Spector, tra aneddoti surreali che farebbero la felicità di un analista, un disamina assai più approfondita delle liriche, una comparazione delle varie interpretazioni (altro luogo comune da smontare: il wall of sound appiattiva ogni tipo di sensibilità...mai affermazione fu più falsa, basta sentire come cambia il canovaccio tra Gene Pitney e i Righteous Brothers, non solo: anche tra due differenti brani dei Righteous Brothers),
questo per rispondere un pò alla legittima opinione espressa dall'esimio TomGil (il vero dramma delle produzioni spectoriane che hanno letteralmente "rovinato" i dischi non sta tra questi solchi in cui lui lavorò al suo meglio, ma a parte il John Lennon mid-seventies, in cose tipo Death of a ladies man di Cohen o End of the century dei Ramones, laddove il nostro non capì che con certi artisti "meno" era assai meglio che "più" o "troppo"...)


Anonimo
Anonimo
Opera:
Recensione:
imasoulman = c'è


Pinhead
Pinhead
Opera:
Recensione:
Psychopathia
Psychopathia Divèrs
Opera:
Recensione:
beh, sembra bella robba! appena trovo a un prezzo non con due zeri mi fionderó con la postepay!


IlConte
IlConte
Opera:
Recensione:
Per quel poco che so Egregio, sono perfettamente d'accordo con Lei. Lo scritto e' superbo ma e' quasi inutile sottolinearlo. @[Pinhead] (5)


Almotasim
Almotasim
Opera:
Recensione:
Lectio magistralis, Ima! Che aggiungere? Solo "tum, tu-tum-cha".


imasoulman: ooeehhhh, quale onore! Grazie della visita, chè la tua è sempre delle più care
nangaparbat
nangaparbat
Opera:
Recensione:
che recensione, signori!


Onirica
Onirica
Opera:
Recensione:
lector
lector
Opera:
Recensione:
Che sia dannata la stitichezza!


imasoulman: ma come stitico? ma no, mi hai dato cinguo, ilmassimodeivoti!!
Allora non è vero che sei un prof di 'manica' stretta...
lector: Il ragazzo è capace ma si deve impegnare di più...
GrammarNazi: In effetti, come premesso, è il nostro amico è abbastanza pletorico.
Cioè, lui è un bravo ragazzo, cioè è giovane e allora ogni tanto si mette a ffa' 'o pletorico...
lector: Porello..è pletorico...
Ci sarà il vaccino?

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

Per vivere con pienezza la vera esperienza dello stare sul DeBaser è bello esserci registrati. Quindi:

Vota la recensione
Vota l’opera

Questa DeRecensione di Back to Mono (1958-1969) - 4 CD Box set è distribuita da DeBaser con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale. Può essere parzialmente o totalmente riprodotta, ma solo aggiungendo in modo ben visibile il link alla recensione stessa su DeBaser. Copia il link