Con Change i Pink Cream 69 ci avevano dato una batosta mica da poco: la delusione era tanta e quindi ci volle un pò di tempo affinchè riacquistassero credibilità.

La grande sorpresa è David Readman, entrato al posto di Deris nel 1994, che fornisce una prova finalmente più efficace, rispetto allo scimmiottamento avvenuto con Change ed infatti, con questo album, i Pink Cream 69 torneranno a vivere una seconda vita (sebbene in maniera molto timida).

"Food For Thought" datato 1997 è uno degli album più intimisti mai pubblicati dalla all-nation band, formata da David Readman, inglese, vocals, Dennis Ward, americano, basso, Alfred Koffler, tedesco, chitarra e Kosta Zafiriou, greco, batteria. Un album molto dedito alla melodia, ma nel quale non manca l'hard rock e nel quale, in alcuni frangenti, non vengono del tutto tralasciati gli elementi alternative, anche se per fortuna saranno presenti in minima parte.

Si parte con "Snap", una song semplice e lineare che non è malaccio, sebbene un pochino alternative all'inizio, ma contenente un buon chorus che finalmente fa rivedere un pò di luce; va ancora meglio con "Big Shot", un buon hard rock semplice, ma d'effetto con un grande Readman e un grande assolo di Koffler; "Anger" è un hard rock cadenzato che non si sentiva da tempo, con un ottimo chorus ed una prova sublime di Readman (anche nella parti di voce filtrata). "Diggin' Through The Past" evidenzia la parte più profonda dei Pink Cream 69, con delle melodie che in precedenza non erano mai state tirate fuori! Molto sottovalutata. La stessa dolcezza viene usata anche per la buona ma inferiore, "Better Days". "Until I Wake" invece evidenzia lo spettro alternative nella parte iniziale e in quella finale e si salva solo per il chorus centrale. "Fate" è un'altra canzone introspettiva, molto ricercata la melodia e buona anche la parte rock. Non si tratta comunque di una tendenza all'AOR sia ben chiaro, ma semplicemente delle ritmiche e delle melodie che fanno pensare agli Winger di Pull, anche se lontani anni luce da quel capolavoro.

Segue la cover dei Queen "We Will Rock You": si tratta di una cover piuttosto inusuale del tutto diversa sia come suono che come modo di "vederla" rispetto ad una normale elaborazione dell'originale. Una delle canzoni più riuscite, sebbene paghi un leggero dazio a livello di cori agli Alice In Chains, è "Dead Man's Scream", con un Readman che finalmente sentiamo al massimo della sua prestazione vocale soprattutto verso la fine e con degli ottimi assoli di Koffler. "Pass You By" invece suona piuttosto sciapa e non mi convince del tutto (sarà anche perchè stavolta Ward e soci sembrano anche leggermente smarriti sulla strada da prendere). L'incidere minaccioso della batteria di Zafiriou apre la malsana e purtroppo ancora una volta legata agli Alice In Chains "Other Side" (cori compresi!). "Fly On" è sulla scia di "Pass You By" e quindi non aggiunge molto, "Sorry" è uno strazio quasi simile, ma almeno non è grunge e l'album finalmente si chiude con la riuscita "(Down) My Way", che fa da spartiacque tra quello che ha fatto vedere questo album e il capolavoro futuro a nome Electrified.

In conclusione, posso dirvi che vi è la presenza di troppe ballad/semiballad: d'altronde all'inizio avevo detto che era l'album più intimista, ma questo non significava avere un capolavoro fra le mani! Infatti l'album, soprattutto dopo la prima metà, si perde troppo e questo credo dipenda anche dal fatto che con Food For Thought I Pink Cream 69 abbiamo sì voluto riprendere un certo discorso, ma non in maniera completa ed insicuri sulla via da intraprendere. Comunque consiglio l'ascolto di questo album fin troppo sottovalutato, che contiene qualche canzoncina carina. Non sarà un capolavoro, ma almeno è stato un punto di partenza da cui ripartire. Ed infatti un anno dopo ci ridaranno sotto alla grande con l'immenso Electrified.

 

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