I Plakkaggio sono una delle realtà più interessanti del panorama rock italiano; il punto non è che siano particolarmente rivoluzionari o i novelli Joe Satriani, per quanto a tecnica e stile siano messi tutt'altro che male, anzi. Il punto è il modo in cui uniscono metal e punk; non fanno crossover in senso stretto, fanno un genere che unisce i due sound; del resto spesso - per dirla un po' bonariamente - lo streetcore è metal suonato un po' maluccio. Mi spiego meglio: gruppi come No More Lies o Gavroche, per citare band che non fanno parte della prima ondata punk, hanno nel loro sound una componente metal che è sì indiretta, ma innegabilmente presente. Al livello attitudinale però entrambi stanno ben fissi dal lato punk hardcore (e non è un male). Il punk e il metal sono cugini da sempre: pensiamo ai Metallica e al loro amore per l'HC; sì, beh, però poi loro erano metal, punto e basta. Anche perché loro erano il metal; così come i Sex Pistols erano il punk. Era tutto all'inizio: invece oggi con decenni di cultura alle spalle decidere di fondere punk skinhead e heavy metal, beh, non è una scelta da poco.

Gli elementi punk principali sono le velocità elevate, i cori botta e risposta, le durate contenute e alcune delle tematiche trattate. Elementi invece più tipicamente metal sono la struttura ragionata delle canzoni, il riffing e gli assoli, la buona tecnica e una relativa varietà interna. Ovviamente al livello non attitudinale bensì di sound i due generi hanno molto in comune e i Plakkaggio riescono a prendere il meglio; ottimo lavoro.

Le citazioni sono numerose; la title-track ad esempio si apre con un bell'assaggio di Metallica e si chiude con un ricordo di Iron Maiden, racchiudendo anche certe sorpresine nel corso della canzone.

Un punto a favore che vorrei citare sono i testi, che dimostrano ancora una volta il coraggio dei Plakkaggio non sono di cantare in italiano, scelta non usuale per il metal, ma anche di riporre nelle scelte di lyrics un'attenzione che - diciamo - per il punk hardcore non è di casa. Il gruppo infatti usa senza immotivata vergogna anche espressioni o locuzioni un po' più articolate e non solo parole pescate dal lessico di strada, compone ritornelli che vanno ben oltre il ripetere il titolo e tratta argomenti cari ai suoi membri ma che non riciclano le stesse sbobbe. Infatti i Plakkaggio non fanno l'ennesimo disco - bello, per carità - che narra le imprese e le ragazzate degli skinhead con un po' di nostalgia per quella scena che non tornerà più: si respira consapevolezza, rivolta, maturità. E sì, anche un po' di sana boria da metallaro skinhead.

Il sound è molto incisivo, pulito e tagliente; la produzione a mio avviso esalta le chitarre in modo ottimale conferendo un sound potente ma asciutto. Difatti il suono vira molto di pià verso una componenente metal che punk: direi 70 e 30 percento. Ho opinione che inzialmente il gruppo avesse uno stampo molto più hardcore anche per via del contesto in cui erano cresciuti e con la maturità compositiva siano riusciti a trovare meglio anche la loro anima heavy.

I brani sono praticamente tutti buoni e anche se i Plakkaggio non scrivono grandi opere rivoluzionarie hanno vere e proprie intuizioni melodiche, come nel brano "Esumazione", il cui ritornello si stampa in testa. Ottimo disco quindi, poco altro da dire; stupenda cover degli 883 inclusa. Voto: 85/100.

Elenco e tracce

01   Piombinara (00:00)

02   Sacriporto (00:00)

03   Esumanazione (00:00)

04   Missione Disagio (00:00)

05   Diaspora (00:00)

06   Il Vascello (00:00)

07   L'anticristo (00:00)

08   I Nostri Anni (00:00)

09   Ziġğurath (00:00)

10   Protoindoeuropa (00:00)

11   New Wave Of Black Heavy Metal Oi! (00:00)

12   Piombinara (00:33)

13   L'anticristo (03:16)

14   I Nostri Anni (03:05)

15   Sacriporto (02:06)

16   Esumazione (03:03)

17   Missione Disagio (03:08)

18   Diaspora (02:34)

19   Il Vascello (04:41)

20   Ziġğurath (03:19)

21   Protoindoeuropa (03:08)

22   New Wave Of Black Heavy Metal Oi! (03:02)

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