Copertina di Poco Rose of Cimarron
pier_paolo_farina

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Per appassionati di country rock, classici anni '70, estimatori di storie western, cultori di musica americana e chi ama scoprire i capolavori meno noti del rock.
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LA RECENSIONE

Duri e puri, negli anni settanta i Poco fanno buon viso a quel cattivo gioco rappresentato da un successo decente, ma non appagante e tirano avanti di buona lena pubblicando un album più o meno ogni nove mesi. Nel 1976 tocca a questa Rosa del Cimarròn, titolo non riferito ad un fiore bensì ad un personaggio storico minore: una tizia, tal Rose Dunn, che si era invaghita di famoso fuorilegge ed era finita a proteggerlo e curarlo a casa sua.

E’ il multistrumentista della band Rusty Young a leggere da qualche parte le gesta di Rose col suo bel delinquente e relativa banda di desperados. Ne trasferisce la storia su di un poderoso ed ispirato arpeggio di chitarra che intanto gli era sgorgato mentre trafficava con una dodici corde e porta il risultato ai compagni, i quali entusiasti decidono di correre in studio per registrarla, insieme ad altre cose a farle da damigelle d’onore.

Ed eccoti così quest’album, il decimo della corposa serie Poco. In effetti il brano summenzionato è nettamente svettante su tutti gli altri per qualità e ispirazione: “Rose of Cimarron” è in questo modo uno di quei dischi contraddistinti da una canzone “regina”, giustamente messa come incipit nonché a fornire il titolo di tutta l’opera; una situazione simile ad esempio ad “Hotel California” per gli Eagles, ovvero a “Paranoid” per i Black Sabbath e via dicendo.

Questa purissima, eccelsa ballata country rock è cantata in duetto dal chitarrista Paul Cotton che si dà il cambio col bassista Tim Schmit nei ponti. Incomincia dispiegando immediatamente l’aureo arpeggio della dodici corde e mano a mano si arricchisce con dobro, mandolino, orchestra, assolo di elettrica, falsetti vocali plurimi. Anche troppo… l’ultimo minuto finale pomposo e sfilacciato è un sovrappiù non molto digeribile, ma i primi cinque minuti sono estatici.

Come già detto, nient’altro riesce a sfiorare la qualità del brano iniziale, ma ci si avvicina un minimo con la “Too Many Nights Too Long” composta e cantata da Cotton, una ballata resa abbondante da un lungo preambolo e che poi si dispiega sorniona e piacevole fino alla fine.

Il puntuale numero di bluegrass stavolta s’intitola “Slow Poke” e viene lanciato senza soluzione di continuità dalla subito precedente “Company’s Coming”, cantata a quattro voci. In Italia poca gente apprezza questi vorticosi saggi a ritmo serrato nel quale dialogano febbrilmente mandolino, violino, dobro, altre chitarre di ogni tipo: io da giovanissimo ne facevo puntigliosa ricerca e anche adesso, quando dò loro una ripassata, sento di farmi una bella coccola.

Come decimo ed ultimo contributo all’album vi è un piacevole, inaspettato numero in stile ragtime. S’intitola “Tulsa Turnaround” ed è una sorta di blues acustico, dal riff irresistibile e saltellante: una chicca.

L’ennesimo personale riascolto di quest’opera a fini recensori ha risvegliato dunque vecchi e mai sopiti piaceri, nonché l’enorme ammirazione per il compianto Rusty Young un chitarrista banjoista mandolinista così solare, melodico, agile, preciso, appassionato e colle manine d’oro capaci di far risplendere tutto ciò che imbracciava.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra Rose of Cimarron dei Poco come un album trainato dall’omonima ballata, considerata il suo vertice creativo. Pur sottolineando che il resto delle tracce non eguaglia l’apice iniziale, viene riconosciuta la varietà dei generi e la bravura strumentale dei membri, in particolare Rusty Young. Il disco risveglia ricordi ed emozioni tra country rock, bluegrass e accenni ragtime.

Poco

Poco è una band statunitense di country rock nata a Los Angeles nel 1968 dai fuoriusciti dei Buffalo Springfield Richie Furay e Jim Messina insieme a Rusty Young, con George Grantham e Randy Meisner. Nel tempo entrano Paul Cotton e Timothy B. Schmit. Tra i titoli chiave: Pickin’ Up the Pieces, Crazy Eyes, Deliverin’, A Good Feelin’ to Know e Rose of Cimarron.
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