Proclama
La mia migliore utopia

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Una copertina con un taglio grafico moderno, con un volto geometrico in una scala di grigi, che si intravede sopra uno sfondo rosso. Mistero e fuoco, ecco la sintesi del rock dei Proclama, una band piemontese che si batte senza sosta in questa seconda decade del decennio, per affermare il valore di un suono che vuole essere poesia tagliente e saggezza dimenticata. I Proclama non sono gli ultimi a salire sul carrozzone del rock italiano che aspira alla gloria, ma sono certamente tra quelli che lo fanno meglio. Ad un primo ascolto, tutto appare sfocato, poi l’immagine, il suono, lo stile si mette a fuoco ed appare lo stile compatto ed energico del gruppo. D’altronde oggi quanti altri avrebbero potuto scrivere una canzone come “Instabile”, o l’alternanza melodica di “Il giorno del giudizio”? Per non dire del pezzo che intitola questo album, il secondo del gruppo, che vanta anche un EP in sei anni di storia. Il coraggio non manca a Giorgio Giardina, scrittore unico della band: quanti altri avrebbero preso in considerazione di proporre “Essenziale”, portata al successo da Marco Mengoni e qui riletta al punto da perdere l’abito pop a favore di un rock squillante e tenebroso? Tra le note scritte da Giorgio, emerge una frase, che rende forse l’idea definitiva del suo progetto “Da ragazzino sognavo di essere protagonista di un film avventuroso dal gran finale. Con il tempo ho compreso che il gran finale è solo un attimo”. Chapeau.

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