Copertina di Pulp His 'n' Hers
Lao Tze

• Voto:

Per appassionati di musica britannica, fan del brit pop, amanti delle storie emozionali e nostalgiche, giovani adulti e nostalgici degli anni '90
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LA RECENSIONE

"Babies" dei Pulp è l'inno voyeurista per antonomasia. Lo è a giudizio del sottoscritto, almeno. Ce ne saranno altri, magari. Ce ne sono di certo. Uno è "I Spy" degli stessi Pulp. Ma per quanto mi riguarda, questa Canzone li frega tutti in partenza. Anche quelli che adesso mi sfuggono, e che comunque servirebbe a poco affannarsi a ripescare: non c'è partita. E forse, mai ci sarà.

Perché è un manifesto di morbosità adoloscenziale come pochi. Uno spaccato di vita vista dal buco di una serratura, o - nello specifico - da un minuscolo pertugio escogitato dentro una camera da letto. L'ebbrezza impareggiabile di poter vedere senza essere visti. Il brivido di poter essere scoperti. La voglia insaziabile che porta COMUNQUE a correre il rischio. E questa Canzone mette a nudo il GUARDONE che abita in molti di noi. Con risvolti imprevedibili.

Stanhope Road esiste davvero, a Sheffield, e lì abitava l'amica che era oggetto delle attenzioni di un giovane e imbranato Jarvis Cocker. Ma (problema) l'amica non ricambia, non in quel senso. E allora (soluzione, anche se temporanea) ci si accontenta origliando di nascosto alla porta della sorella di lei, di due anni più grande, che è solita intrattenersi con ragazzi all'uscita da scuola. Uhm. Non male.

Ma non basta.

A un certo punto Jarvis-Boy si rende conto che non val la pena di accontentarsi delle briciole quando si può avere molto di più, e che soprattutto (constatazione oggettiva, legge universale) VEDERE è pur sempre meglio che soltanto ASCOLTARE. E quindi (soluzione, stavolta definitiva)... perché non approfittare di quell'armadio in camera e sistemarsi dentro, che c'è uno spiraglio da cui la visuale è buona...? Meglio di una partita vista in tribuna centrale. E noi ce lo possiamo immaginare là dentro, mentre in silenzio si gode tutto lo spettacolo. Non cè neanche più bisogno di aggrapparsi all'immaginazione. E' tutto a portata d'occhio. E' lì.

Ma la pacchia finisce. Viene scoperto. E finisce anche la storia, ma non nel modo che si potrebbe immaginare. Colpo di scena. Questo, però, lo si scopre solo alla fine del pezzo. E in fondo io starei scrivendo una "recensione" su un DISCO...

...perché, che ci volete fare, è facile lasciarsi trasportare quando si parla dei Pulp, il gran "pasticcio" (sonoro ma non solo) di quel geniaccio di Jarvis Coker, abilissimo a cavalcare l'onda del Brit Pop di metà-anni '90 senza mai farne parte a pieno titolo. Che aveva mai a che fare, lui, con QUEI DUE di Manchester con l'occhialetto à la John Lennon, e con altri interpreti (per lo più modesti, salvo preziose eccezioni) di un fenomeno effimero - del quale sarà lui stesso a sancire la morte, con quel Capolavoro che è "This Is Hardcore"...? Poco. I Gallagher erano signori nessuno, quando a Sheffield la band del nostro si faceva le ossa nei primi anni '80 (la stessa Sheffield degli Human League, pensate), e il successo era ancora lontano. Quando salì agli onori delle cronache, si scoprì un bambinone cresciuto a metà, con le sue manie ossessivo-compulsive e una spiccata tendenza a entrare in fissa (ma erano sempre fissazioni passeggere, a suo dire...) con esponenti dell'altro Sesso.

E "His'n'Hers", molto più che una semplice raccolta di (belle) canzoni Pop, è una scatola che bisogna star bene attenti ad aprire - pena il rischio di vedersi franare addosso una montagna di malinconia, frustrazione repressa, sbiaditi ricordi di anni addietro. E se per caso siete fra quelli che i Pulp non li hanno mai ascoltati, vi basteranno pochi minuti per capire perché l'essenza della loro formula è soprattutto nelle tastiere di Candida Doyle: atmosfere spesso surreali al pari delle imbarazzanti storie raccontate, sfocate e annebbiate come occhi dopo un improvviso risveglio. Un ibrido di Rock e di anomala Disco-Wave fuori tempo massimo, ma capace di trasformare questi reduci ottantiani nei più nobili e imprevedibili intrusi delle alte classifiche-"nineties"...

...e allora si salirà in macchina e si partirà in quarta sulle note di "Joyriders", aspettando con frenesia il sabato sera per darsi a un arrangiato "acchiappo" senza successo, ma ci si smonterà presto davanti a quel ritratto di femminilità "sfatta" che è "Lipgloss" - palate di tristezza e, appunto, solo "lucidalabbra e sigarette" su quel refrain disperato e singhiozzato, e quella chitarra finale "sintetica" e irresistibile. Si sprofonderà dentro lunghi pomeriggi "acrilici" e con "Have You Seen Her Lately?" si entrerà, disorientati, in una bolla sonora di livide immagini distorte. Si ricorderanno bei tempi (?) e palpate varie in "She's A Lady", ma manco a dirlo che finiva male anche in questo caso... si andranno a toccare tasti (fin troppo) dolenti in "Do You Remember The First Time?" - ma no, non parliamone, lasciamo stare e cambiamo argomento... e fra le altre, un'esile e rarefatta "Someone Like The Moon" non potrà MAI risollevare il morale già stramazzato a terra senza speranza.

E' il disco del "poteva essere ma non è stato", del "c'è quella lì che mi piace, ma lei non lo sa", del "ti porterei a casa, saresti la mia ragazza per sempre e avrei tanti figli con te", ma la cosa è improponibile ancor prima di poterla pensare, figuriamoci farla. Il disco di un adolescente eterno che si costruisce lungometraggi nella testa e prova a riscriverli con un finale diverso da quello che la realtà gli metterebbe davanti. Perché nel film è lui a decidere, è lui il regista. E per una volta, le attrici seguirebbero il copione sperato.

E se volete, ricordatevi di quella meraviglia di "Happy Endings", in cui Jarvis veste lo smoking del crooner più improbabile e patetico di sempre, e quasi sottovoce s'inventa un: "Immagina che sia tutto un film e che la protagonista sia tu, e che presto si arrivi al punto in cui dovrai dare il tuo cuore... bene, in quel momento... dallo a me".

(...)

Sarebbe tutto più facile...

Sarebbe un lieto fine.

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Riassunto del Bot

La recensione si concentra sulla forza narrativa e sulle atmosfere malinconiche di His 'n' Hers, il disco dei Pulp guidato da Jarvis Cocker. 'Babies' emerge come un inno al voyeurismo adolescenziale, mentre l'intero album racconta frustrazioni, amori non corrisposti e ricordi di gioventù con un mix unico di rock e disco-wave. La collezione è vista come un viaggio introspettivo e nostalgico, ricco di dettagli emozionali e musicali.

Tracce testi video

Pulp

Pulp sono una band inglese formata a Sheffield nel 1978 da Jarvis Cocker. Dopo anni underground, emergono a metà anni ’90 con His 'n' Hers e il successo planetario di Different Class (trainato da Common People e Disco 2000). Svolta più cupa con This Is Hardcore, chiusura del primo ciclo con We Love Life (2001), quindi pause e reunion nel 2011–2013 e dal 2023.
13 Recensioni

Altre recensioni

Di  francis

 "His 'n' Hers è probabilmente il vero capolavoro dei Pulp, una delle ultime realtà musicali colte, intelligenti, raffinate e allo stesso tempo 'accessibili'."

 "I Pulp, per l'impatto che ebbero nell'immaginario giovanile di quegli anni, sono paragonabili a quello che è Vasco Rossi in Italia."