Voluttuosa scese la notte all'orizzonte, tutto annuvolava e spegneva. Anche le ombre.
Ricolmo il cuore di funebri sogni.
Trascendendo con il battito jazzato di Croak Cream l'incedere stesso felpato della notte, come nell'oscurità iconica immaginata da E. Steichen nella sua The Flatiron – Evening, toni bluastri dove tutto è confuso, edifici e grattacieli come navi fantasma ancorate in crepuscoli scuri come l'inchiostro.
La notte si apriva come un occhio assente quando partì Moon Undone.
Chitarra liquida, jazz che sudora dai muri, un R&B sbarcato sulla luna e prima degli americani, con una bass line che richiamava lente evoluzioni celesti.
Il telefono vibra.
Rispondi.
Una voce bassa, cavernosa, che sembra dire “I can’t sleep again”, ma potrebbe essere solo il buio che sussurra .
Falling Down gravita come una scala di ferro in un seminterrato. Batteria soffocata, basso che pulsa lento, irrimediabilmente malato. Identità angeliche, ugole senza sesso.
La notte non consola.
Né ferisce.
Stasi celeste dove l’anima trova un brivido più dolce del gelo, dal telefono sussurri che sembrano pronunciati da poeti affascinati dall'abisso.
In Hounds le chitarre sono fari avvolti dalla nebbia e che si scorgono appena in lontananza, la voce è solo un’ombra avvolgente.
Dall'altra parte del telefono, tu provi a dire qualcosa, ma il silenzio è più forte. Un silenzio diabolico, come se qualcuno sorridesse nell’oscurità senza farsi vedere.
Too Much, Too Much è una chiamata che cade subito. Un sussurro, forse “don’t fade away”, ma la linea si spezza prima che tu possa crederci. Lo stile è sempre quello: soul notturno, jazz evaporato, R&B che ha perso la pelle e ora è solo spirito, fumo, respiro. Dream arriva come un soffio che temporaneamente appanna quel vetro della finestra. Poche note. Pochissime parole. Una confessione che non vuole, in realtà, essere ascoltata.
Tu chiedi “ci sei”, ma senti solo un eco, un delay, un accenno di melodia che sembra dire “I’m still here” e allo stesso tempo niente. Close-Fitting chiude tutto come una porta che, in realtà, non vuoi aprire più. Una frase breve, forse “stay with me”, forse era solo una brezza notturna.
Forse, in realtà, non sei mai stata qui.
Rimani lì, con il telefono in mano, lo schermo amoled che illumina il buio, e la sensazione che la voce non abbia mai riattaccato davvero. È ancora lì, nella notte che non dà gioia né dolore, ma ti tiene sveglio come un segreto che non vuole essere confessato.
Croak Dream – Puma Blue.