Quentin Tarantino
Kill Bill (Vol. 1 e 2)

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Voi sapreste fare una recensione su vostra mamma? Verrebbe da dire di no, ma forse si può fare anche quello. E cosa c'entra con Kill Bill? Tutto. C'entra tutto perché sto film è un po' l'utero che ha partorito la mia passione per il cinema. Non l'ho solo visto e rivisto, l'ho sezionato, l'ho aperto come un corpo ancora caldo, sbavando su ogni dettaglio, scoprendo un modo efferato di fare cinema che prima ignoravo. Kill Bill è una parte di me, una fetta della mia visione estetica, sezionata per bene con una spada di Hattori Hanzō.

Ma dopo quindici anni è possibile recuperare una visione ulteriormente critica. Tarantino del 2003, visto dal pinnacolo del 2019, ha un sapore molto diverso. Ha una leggerezza sbarazzina che non ricordavo. È tutta una coreografia, un gioco estetizzante che viene prima della storia, prima della protagonista, prima dei contenuti morali della vicenda (che pure ci sono, ben nascosti ma cogenti). Una mattanza perpetrata a cuor leggero su musiche allegre, a volte quasi demenziali, che annullano la drammaticità in certe fasi. Il dramma è quasi parodiato (nel volume uno), sembra un pretesto per scatenarsi e scannarsi. (Il testo è pieno di spoiler).

Cinema per il cinema

Ieri, rivedendolo su Netflix con mio zio (occhi sbarrati), mi sono stupito di una cosa. Durante il capitolo Le origini di O-Ren, ricordavo perfettamente la musica malinconica che accompagna le sequenze animate, quando il boss Matsumoto fa uccidere i suoi genitori. Nella mia testa la musica è partita prima che nel film. È un dettaglio, e si potrebbero fare infiniti altri esempi (la sirena quando incontra gli arci-nemici, i cambi di colore e fotografia), ma è significativo di come lo stile qui sia letteralmente indimenticabile. Ogni singola nota, l'occhio della piccola O-Ren, gli spruzzi di sangue, tutto resta imperfettibile nella memoria. Qui non si parla di storia e guerra, o di razzismo; non c'è politica. È un cinema che si autoalimenta, con ingordigia, ma non arriva ancora alle complessità concettuale di C'era una volta... Cinema per il cinema, al suo meglio. In effetti, prima della critica post-postmoderna (l'ultimo film), serviva un'esposizione della materia post-moderna in sé. Eccola qui, nella sua tracotanza, che però non esclude diversi spunti dialettici.

Ritratti

Un lavoro che, come sempre accade con Quintino, evita di prendere la questione di petto. E se qui il focus è la vendetta di Beatrix (nome censurato fino a metà secondo film, chiediamoci perché...) nei confronti di Bill, per tutto il primo volume non si capisce proprio il movente. Non si capisce nemmeno bene che rapporto ci sia tra i due, non è esplicitato. Eppure, non c'è tempo per chiederselo. Non c'è tempo perché questo è un film di digressioni, di ritratti laterali, di diramazioni che danno, ma negano anche. Dicono qualcosa delle cinque vipere assassine, ma la loro forza sta nel non dire tutto, nel lasciare sempre un languorino. Ogni ritratto è un piccolo capolavoro. Un volumetto di grammatica del cinema.

Vernita Green s'è sistemata, ha messo su famiglia. Sua figlia ha l'età del coma di Beatrix. Come se quell'atto scellerato l'avesse cambiata, dandole la spinta a creare una nuova vita (su cui il passato torna vendicativo, per ribattezzarla nel sangue). Budd viene maltrattato dal suo capo come un topo di fogna, la collega gli chiede se può occuparsi del bagno pieno di acqua e merda. È un uomo piccolo e pragmatico, che quasi infierisce sull'orgoglio del fratello per smitizzare il suo mondo, per togliere enfasi alla sua epica. “Per quella spada mi davano 250 dollari”. Elle è il doppio degenerato di Beatrix, che racconta sadicamente di quando avvelenò le teste di pesce di Pai Mei. Il maestro che è cartina tornasole della moralità insita - o assente - nelle sue allieve.

(È la moralità di B. che le apre la porta della tecnica segreta, Pai Mei si compiace del suo sottostare all'autorità, anche quando impone regole quasi disumane. Ed è la tecnica segreta che la farà vincere su Bill, altro allievo degenere).

Poi c'è O-Ren. Non basta una normale digressione per lei, serve un cambio di linguaggio. E allora il colpo di genio. Nel bel mezzo delle disavventure della Sposa, con grande gusto sincretico, inizia un film nel film, un cortometraggio animato per spiegare l'odio profondo, disumano, che O-Ren cova dentro di sé fin da bambina. Ogni ritratto è una tessera essenziale in un film che rimanda in continuazione il nocciolo emotivo della sua vicenda. O-Ren è quasi protagonista, fin tanto che la Sposa resta avvolta nel mistero.

A-moralità

Come si fa a dare il crisma della moralità a una protagonista che fa a fette centinaia di nemici, colpevoli solamente di frapporsi tra lei e i suoi obiettivi della death list five? Ma ce lo spiega Quintino! Un trucco che riprenderà anche in Django e Bastardi. C'è la violenza non connotata moralmente, che è una danza gioiosa, una coreografia (gli 88 folli, una festa di sangue). E c'è quella scellerata, quella che fa contorcere le budella. Elle che avvelena Pai Mei, Bill che si presenta ai Due Pini. La nostra eroina si muove in un limbo che funziona da salvacondotto. È una killer, ma non è mai sadica, il suo sguardo non è compiaciuto. È nata Superman, non ci può fare niente. Addirittura risparmia un piccolo e lo sculaccia per essersi smerdato con la Yakuza. “Torna da mamma!”.

La frizione tra furia omicida e regole morali si accende di fronte ai bambini. Nessuno vuole mostrare le lame ai più piccoli: così, quando Nikki arriva da scuola, sua madre e Beatrix si fermano, fingono (malamente) che tutto vada bene. A maggior ragione, la resa dei conti con Bill va procrastinata, perché c'è B.B. che deve cenare e guardare i cartoni. Sono dei paradossi magnifici, che individuano la scintilla di umanità anche nei killer spietati. Se vogliamo fare delle distinzioni, la differenza tra killer buoni e killer cattivi è data proprio dal rispetto di certe regole imprescindibili, come il rispetto dei bambini, della parola, dell'autorità.

Tutto nasce da questo. Per Beatrix essere mamma ed essere killer sono cose inconciliabili. Per Bill no. Per Beatrix, l'autorità del maestro Pai Mei è indiscutibile, per Elle no. Sempre per Beatrix, la parola data ha valore, per Vernita Green e Bill no. Loro la attaccano a tradimento, e lei a quel punto non può far altro che rispondere.

Contorsioni narrative

Non mi dilungherò su quanto già ampiamente segnalato a suo tempo, sugli omaggi a certo cinema etc. Mi interessa altro, lo stile e le cadenze della narrazione, che mai come in questo caso sono piegati alla resa estetica ed emotiva.

Si inizia con Capitolo 1: 2, e già questo dovrebbe far riflettere. Ma stavolta la torsione va ben oltre i paradossi (apparenti) di Pulp Fiction. La scansione in due volumi, per quanto imposta, viene sfruttata da Quintino per suddividere emotivamente la materia. Così, abbiamo un capitolo muscolare, nel quale ignoriamo i moventi e non sappiamo quasi nulla della protagonista, e uno dolente, fatto di scelte dure, di perdite che feriscono, di asprezze e sepolture, inganni, serpenti, tradimenti, e infine il puro sentimento materno che annulla tutto quanto (qualcuno critica la violenza verso le donne nei film di QT, ma ha mai visto Kill Bill?).

La torsione narrativa è enorme, in pratica il tempo è polverizzato. Alla fine del primo capitolo, sappiamo molto di più sul conto della cattiva che su quello dell'eroina. Quasi ci sta più simpatica O-Ren della bambolina americana. Che veste la tuta di Bruce Lee, è quasi de-umanizzata nel suo essere angelo della morte (e un angelo della morte non fa peccato, fa quel che deve). Poi si apre il secondo capitolo e non la vediamo più in tutina gialla. La vediamo in sandali, con il vestitino blu, con gli orecchini. Ora possiamo capire un po' meglio la sua storia, dimenticarci delle cataste di cadaveri e infine addirittura scoprire il suo nome. Che è come stringerle la mano ed entrare in confidenza con lei, che non è più angelo di morte ma madre amorevole.

La killer tra parentesi

Nel primo la tensione di rinascita e affermazione è centrale (è un percorso di formazione ex novo, dalla paralisi alle acrobazie, acquisendo nozioni, mezzi e una spada forgiata appositamente). Il secondo ridiscute daccapo la vicenda. La spiega veramente dopo averla solo abbozzata. Sappiamo per certo che Beatrix arriverà da Bill (ce lo dice lei, rompendo la quarta parete, all'inizio), e sappiamo pure che vincerà, perché è palese. Quindi non ha senso puntare su quello. Allora per conquistarci QT scava a ritroso, e smorza la parabola vendicativa, la mette tra parentesi. È più interessante capire perché si è arrivati a questo punto, che il punto in sé. E allora ecco il massacro ai Due Pini, gli insegnamenti di Pai Mei, il doppio antitetico con Elle, il ritratto in absentia di Bill, il pollice succhiato oscenamente. Gli scontri sono smorzati, perché Beatrix adesso è un'altra. Diventa personaggio vero e positivo, non può essere killer come nel volume uno. La violenza torna ma dal versante opposto: ora è una scelta a mali estremi, perché siamo in un altro film, in un altro genere.

Budd non lo uccide lei, Elle non la uccide proprio. E Bill... arrivati alla fine non è tanto importante rimarcare la vendetta. È importante invece rimarcare l'aporia morale. Bill è fedele al suo essere supereroe, e cresce la figlia nella coscienza del male quotidiano. Beatrix è fedele al suo essere donna, e non vuole crescere sua figlia in un ambiente senza moralità. Ma è fedele anche alla sua vendetta, che viene prima della necessità (teorica) di risparmiare il padre di sua figlia. È una leonessa, per il suo cucciolo non si fermerebbe davanti a niente e nessuno. In fondo, però, perpetrando la sua vendetta ai danni della sua stessa famiglia, Beatrix non fa altro che confermare la narrazione di Bill: lei è una killer. E una madre amorevole, ma che di tanto in tanto “sa essere una gran troia”.

Questa DeRecensione di Kill Bill (Vol. 1 e 2) è distribuita da DeBaser con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
Può essere parzialmente o totalmente riprodotta, ma solo aggiungendo in modo ben visibile il link alla recensione stessa su DeBaser: www.debaser.it/quentin-tarantino/kill-bill-vol-1-e-2/recensione-joe-strummer

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Commenti (VentUno)

IlConte
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Ahahahahahahah tu sei nobilmente pazzo.
Poi la rece leggo con molta più calma (si, calma... per dire)
BËL (02)
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madcat
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La rece forse è "troppo" però il 5 te lo becchi. Il film è probabilmente il mio preferito di Tarantino e quindi uno dei miei film preferiti, quindi ti capisco bene
BËL (00)
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nes
nes
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Secondo me e' il meno riuscito. Gia' solo che e' diviso in due capitoli non mi fa bestemmiare la madonna e i santi solo perche' c'e' tarantino dietro.
BËL (01)
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IlConte: Su questo concordo alla grandissima
nes: La recensione non l'ho letta joe, non volermene, ma leggere di tarantino mi ha amabilmente sfangato le balle. E di sto film a suo tempo ne parlai per mesi del volume uno e settimane del volume due. Con piu' o meno mezzo mondo. Nunnce
la faccio piu' Sara'bellissima come sempre, nessun dubbio.
joe strummer: Vai tranqui :)
JOHNDOE: il meno riuscito? beh per me esteticamente è il suo migliore
nella mia graduatoria lo metto dopo PF (inarrivabile nei secoli dei secoli)
il meno riuscito a parer mio è senz'altro Django che era anche buono (con qualche deficit nel ritmo per via di ridondanze legate ai dialoghi) ma che nell'ultima mezz'ora diventa una pagliacciata
joe strummer: Scusate ma il meno riuscito non è palesemente A prova di morte? Cioè, carino ma niente di paragonabile agli altri
joe strummer: Già messo insieme a Planet Terrore è un altro discorso, ma in Italia uscì da solo
JOHNDOE: Quello non lo menziono di proposito perchè fa parte del progetto Grindhouse
nes: A prova di morte ha ridefinito tarantino e il cinema degli ultimi dieci anni. E' il mio preferito dopo le iene e pulp fiction.
JOHNDOE: in che senso ha ridefinito tarantino e il cinema degli ultimi dieci anni?
nes: Ha dato voce al cinema di serie b portandolo in serie A. Tarantino con questo e dopo questo girera' solo film sulla carta di serie b. E il cinema di ultragenere (serie b) questo film vive un periodo d'oro milionario. Non sto a citarti tutti gli emuli o le perle, mi limito a dirti MARVEL e secondo me il concetto che con questo film tarantino ha riaperto il cinema all'intrattenimento fine a senstesso mantenendo pretese estetiche, dovrebbe passare.
Elfo Cattivone: Death proof molto sottovalutato secondo me, bellissime le riprese dell'inseguimento finale
blied
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Entrambi i volumi capolavori del cinema tutto!!
BËL (01)
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little horn 2.0
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Fottutissmo culto. La conversazione tra Carradine e Madsen con quella cazzo di colonna sonora in sottofondo è forse uno dei momenti più belli di sempre.
BËL (01)
BRÜ (00)

joe strummer: E quando appare per la prima volta ai Due Pini? Mamma mia
JOHNDOE: Tutta la scena in chiesa in b/n è forse il momento più alto in assoluto del cinema di QT
Alfredo
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Sarà che il Tarantino post Pulp Fiction non lo considero così geniale come si dice, ma i due Kill Bill non mi hanno detto niente. Un fumettone con molti personaggi instant-classic, un po' come gli altri film del Nostro.
BËL (00)
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Caspasian: Quoto: un' eccentricità forzata.
aleradio
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No io mi voglio rivedere c'era una volta che lho visto solo una e pure da poco. Per il resto è come parlare delle prime dieci stagioni dei simpson
BËL (01)
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joe strummer: Domenica volevo andare a Milano per rivederlo in lingua originale. Poi qualcuno mi ha malauguratamente ceduto un biglietto per Milan-Fiorentina, dio bono
IlConte: Ahahahahahahah l’hai pestato a sangue, vero?!
aleradio: Si in vo dev'essere un'altra cosa. Momenti IMBARAZZANTI di doppiaggio mi spiace ma ci sono stati. Ma perché parlate tutti del Milan devo informarmi su cosa sia successo
gaston
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Bella, ma non hai detto che la Thurman è una gran...o l'hai detto?
BËL (01)
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joe strummer: L'ho pensato intensamente, soprattutto con i capelli stirati e il giubbino di pelle...
Caspasian
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Complimenti per la tua disamina.
BËL (01)
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Caspasian: Per quanto riguarda i film di Tarantino, insieme al contorno, trovo tutto sopravvalutato. I lavori sono impeccabili ma dietro c'è un lavoro maniacale che sacrifica l' essenza del cinema. Quentin si vede che pensa 24 ore su 24 al cinema, ma è come i ricchi che pensano solo ai soldi e solo a quelli: l' operazione è riuscita ma il paziente è morto, il film è perfetto ma non è cinema. Un Zatoichi di Kitano, tanto per restare sul tema katana, è sostanza dove Kill Bill è effetto: non c'è partita. Tarantino smuove ma non sedimenta niente, è un fuoco d' artificio che finisce quando passa l' abbaglio. Un Kitano, in una magnifica assenza, fa perdurare il suo Hana-Bi, il cinema è quella poesia che si sente impressa nella pellicola ma non si vede. Tarantino si è divertente ma è imbarazzante nella sua mancanza di antico e di immediato e la butta in caciara con quelle violenze "parlate", è un ottimo produttore di un sofisticato occidentale intrattenimento, gioca alla stravaganza avendo dietro i milioni per proporre il suo cinema alternativo da assunto delle mayor. Sempre secondo me. Ammiro il tuo ardore, quello è più cinema del sociopatico.
musicanidi: Completamente d’accordo con te ma i fuochi d’artificio sono bellissimi, non vorresti finissero mai e ogni volta che li vedi rimani abbagliato...Kitano è un altro pianeta, un’altra estetica, un’altra velocità di fruizione. Però quando passa Tarantino, mi fermo davanti alla tv e rimango estasiato come fosse la prima volta. È la sua potenza, il suo valore...
nes: Mah, se il cinema fosse poesia uscirebbero tre film ogni cinque anni. Qui, oggi, ne vengono prodotti piu' di dicimila all'anno... Spero di aver capito male io perche' dire che il cinema e' la poesia e' come dire che il calcio e' tutto di prima al volo con goal solo in acrobazia. Io avrei delle difficolta' a dire a Lippi che quelli che ha vinto erano mondiali ma non di calcio. Che poi cos'e': e' da "lasciami entrare" che al mondo non si producon piu' film? Dai, ho capito male io di sicuro.
joe strummer: Hai sicuramente ragione per quanto riguarda Kill Bill. è un buffet, però raffinatissimo. Forse l'ultimo film ha quella scintilla di autenticità che mancava a questi altri proprio perché parla di qualcosa di suo (quella Hollywood là... quindi ancora cinema... è inguaribile).
joe strummer: Questa poesia di cui parla Caspasian è molto da cinema orientale. Kitano tanta roba
Caspasian: Le accelerate di Kitano a telecamera ferma fotografano la realtà della violenza: un vuoto.
Caspasian: Essendo romano cresciuto in borgata non posso fare altro che gustarmi il coattume trascendente di Tarantino che però risente sempre il richiamo di Pulp Fiction su cui scrissi qualcosa anch'io: Pulp Fiction - Quentin Tarantino - Recensione di Caspasian
joe strummer: La sto leggendo e godo. La finisco domani. Bello che qui "critichi" Quintino e poi scopro che hai scritto un poema su Pulp. Stima
Caspasian: Fammi sapere🌹
JOHNDOE: Caspasian, comprendo il tuo punto di vista, del resto anche io nel cinema cerco più i contenuti che l'estetica ma l'estetica nel cinema è fondamentale. Il pubblico a-critico a livello conscio spesso non si rende conto perchè un determinato film possa piacergli così tanto, dicono è bello. Spesso è "bello" perchè è tecnicamente superlativo 8sto parlando dei grandi registi ovviamente).
Kill Bill è talmente bello a livello visivo che, come ho già letto, non ci stanca mai di vederlo.
Per me KB è un capolavoro e sono perfettamente consapevole che sia un film praticamente privo di contenuti e di trama.
Caspasian: Il pretesto del cinema dovrebbe essere la visione per cercare più invisibilità. Per rimanere sulle spade di Zatoichi e Kill Bill! la differenza tra i due registi è che Tarantino è più affascinante perché riproduce una percentuale di invisibile che la maggior parte degli spettatori riesce ancora a percepire trasformandola razionalmente. Kitano alza il tiro e la sua "invisibilità" è maggiore, cosa che richiede al fruitore la necessità di fare uno sforzo cosciente, tanti non hanno gli strumenti animici per farlo e non gli arriva. Il "taglio" della spada rappresentato da Tarantino si "vede" ed è imbellettato. Il taglio di Kitano-Zatoichi, per esempio nella scena dove fa fuori quelli che tenevano il banco nella bisca dei dadi, si SENTE... eliminando pure autocompiacimento e posa artistica. Non trucca il cazzotto e rimane nel reale: tutti gli spettatori sentono la medesima sensazione. Mentre Tarantino, come tanti altri, è alle prese con reazioni alla Rashomon, ognuno ci racconta la sua illusione.
Ma questa non è una gara, va bene tutto, sono esigenze dettate da che piano della piramide si occupa. La tecnica aiuta ma non è quella che sedimenta: "l' operazione è perfettamente riuscita ma il paziente è morto..." Si deve cercare sempre di superare il mezzo che si usa per comunicare sennò ci stiamo sempre a guardare allo specchio dicendoci quanti siamo belli... Di autocelebrazioni basto io la mattina seduto sul cesso. Ciao.
nes: Io spero di esser sempre qui w non capire perche' questo cinema come la ricerca dell' invisibile mi sembra una vaccata cosmica? Il pretesto della musica quale dovrebbe essere quindi, il silenzio? E, di sicuro, qui che io abbia capito o meno conta poco, se un'opera d'arte non arriva e' fallimentare. Se arriva a pochi e' arte di pochi e per pochi, non e' arte assoluta. E il cinema costa cosi' tanti soldi farlo che se il tuo obiettivo non e' piacere a tutti e da tutti esser capito, stai cazzeggiando.
nes: Ah, io va da se, i contenuti nel cimema manco li cerco, se ci sono bene, se nonn sono bene uguale. Cerco film che funzionino.
nes: Se non ci sono bene uguale*
Caspasian: Io nel cinema cerco le sparizioni e invece tutti là a farsi vedere. "L' immagine è volgare." Non faccio una questione classista né concettuale, ma energetica.
nes: Questa e' cosmica.
joe strummer: ho le vertigini
JOHNDOE: supercazzola capiscionica
Caspasian: Effettivamente dopo l' ultima che ho scritto mi ci devo mandare io in quel posto...
Bombolo, ma vattene ...
seagullinthesky
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Di cinema non ne capisco molto, non mi interessa neanche capirci più di tanto ma per me è il capolavoro di Quentin. La scena in bianco e nero dove c'è la sposa nella pozza di sangue, con Bill in voce fuori campo che gli pulisce la faccia con il fazzoletto bianco immacolato e poi bam è supermegaextraultratritaossa. 4eva n eva.
BËL (02)
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nes: E poi "Bang bang"sui titoli di testa.
Si' l'inizio e' fotonico.
psychopompe
psychopompe Divèrs
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Minchia hai iniziato ad appassionarti col Tarantino meno bello? O almeno l’inizio del citazionismo quei fine a se stesso che contraddistingue il secondo Tarantino. Per carità immagino sia un discorso anagrafico, personalmente l’ho sempre trovato una enorme firmata commerciale orientalista in un periodo in cui la cultura pop giapponese prendeva tardivamente piede in USA. Da qui in poi inizia un Tarantino diverso, che si migliora con i film, ma che non ha mai più raggiunto le ette dei primi tre. Ecco devo dire che dopo l’uscita dal cinema appena finita la visione di Pulp Fiction, anche io iniziai ad intripparmi con un certo cinema.
BËL (02)
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joe strummer: Se ci fai caso, questo film divide molto. E credo sia tutta una questione anagrafica, come dici tu. Sul fatto della trovata commerciale... a quell'altezza di tempo non credo che le katane andassero per la maggiore. Anzi, credo che sia stato proprio questo film a rilanciarle. Poi se ricordi, Kill Bill nasce dieci anni prima, sul set di Pulp, quindi dubito sia stata una trovata modaiola.
joe strummer: Comunque l'ho rivisto ieri e ci sono elementi di leggerezza ma anche molto non detto che lo rilancia come film non solo di estetica e tutine.
nes: Le vette dei primi duei. Jackie Brown solo bello bello, ma non ha nulla di "memorabile" tanta regia piani sequenza cazzi e mazzi. Ma quelli ci sono anche dopo. Con piu' soldi. Fatti meglio. Jackie brown lo preferisco a qquesto, ma solo a questo nella filmografia di tarantino. E'anche il primo che ho visto al cinema, ci sono molto legato, ma quando lo sento paragonare ai primi due mi vengono brividi.
nes: Per la questione commerciale: non c'e' niente di piu' commerciale della scritta Tarantino" su una locandina cinematografica. Una volta che lo metti stai cercando di portare da te quanta piu' gente possibile. Questo, ci si chiama cosi'. Qualunque product placement ,qui, arriva dopo.
blied: Quante stronzate in un solo commento.
nes: Non so con chi tu ce l'abbia fratello, ma le argomentazioni sono il tuo forte.
blied: E' indirizzato a colui che ha come nickname "seghementali" un nome un programma.
Onirico: blied, sono ancora in attesa delle tue p-argom(l?)entazioni sulla tua definizione dei guns. Ho espresso la mia opinione e invece di rispondere, mi hai de odiato bannandomi dalla conversazione. Un clic sbagliato del mouse?Mancanza di argomentazioni? Peto celebrale? Quali saranno le ragioni dietro a tutto ciò? Scopriamolo, con blied.
dsalva
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me la leggo per benino piu' in la....intanto voto il filmone!
BËL (01)
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lector
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Più che una recensione è una tesi di laurea
BËL (01)
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joe strummer: ahah, potrei farci un pensierino! una seconda laurea in cinema...
joe strummer: (tu sempre troppo gentile, e complimenti per le recenti recensioni!)
Bartleboom
Bartleboom Divèrs
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Mamma mia quanto mi ha rotto le palle... L'ho visto al cinema e da allora più ci penso e più mi si rompono le palle. Un continuo, interminabile, atto masturbatorio narcisistico, generatore di mostri e bimbominkismo. Ho provato a rivederlo non so quante volte e ogni volta mi chiedo come si possa avere voglia di guardarlo. Per quanto mi riguarda, il peggior Tarantino di sempre.
BËL (02)
BRÜ (01)

joe strummer: capita di odiare qualcosa o qualcuno a pelle :)
Farnaby: ...mostri può darsi...i bimbominkia non vengono generati qui...
Farnaby
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Sempre bello leggere le tue maratone cinematografiche...
BËL (01)
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joe strummer
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joe strummer
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algol
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Adoro anche questo. Basterebbe solo Pai Mei a farmelo amare senza se e ma. Sul fatto che Tarantino sia diventato una macchina da auto citazioni da Kill Bill in poi ci andrei cauto. Bastardi senza gloria è un altro capolavoro che poco ha che fare con pratiche masturbatorie.
BËL (02)
BRÜ (00)

madcat: Ho rivisto qualche giorno fa il penultimo (the hateful eight) anche quello un filmone da paura, devo ancora vedere l'ultimo
Farnaby: Concordo...
Chainsaw
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Il suo ultimo film che ho amato, tiè
BËL (00)
BRÜ (00)

Onirico
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Sono l'unico a cui non è piaciuto? Nè questo nè la casa del grinder (battuta progettata a tavolino per far sì che il buon @[nes], che da quel che ho capito è un fumador, non si incazzi troppo per la mia bestemmia cinematografica.
BËL (01)
BRÜ (00)

Andrew65
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Meglio questa recensione piena di passione-che merita i pieni voti-del Film. L''opera e' davvero divertente, un bel fumettone, proprio in stile Tarantino, forse un blend tra manga giapponesi e Tex Willer con eroine donne e tutte le volte che capita lo rivedo con gran gusto. Ma 5 stelle non le merita proprio in base al mio modesto parere. Molto bella e catturante le malvagia nipponica O-Ren, forse il solo personaggio che rimane dopo avere finito di vedere il fumetto.
BËL (00)
BRÜ (00)

little horn 2.0: Ci pensavo giusto oggi e credo che la peculiarità di tarantino sia quella di donare tridimensionalità anche a personaggi che appaiono poco nei suoi fil. Insomma, magari lascia trapelare poco, ma lascia trapelare quel tanto che basta per renderli memorabili. In Kill Bill a maggior ragione
algol: Invece per me il bello risiede nella moltitudine di personaggi che rimangono impressi: Pai Mei, Bill, Buddy, Elle, Hattori Hanzo ... praticamente tutti quanti. Pure il cazzo di sceriffo che va sul luogo dello scempio (che poi è lo stesso di Grindhouse). Da ognuno di loro ci potresti tirare fuori una sceneggiatura.
joe strummer: La mia recensione voleva anche sottolineare che i personaggi vengono resi tridimensionali con poche pennellate perfette. Comunque grazie per il complimento :)

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