“CHI DI SPADA FERISCE DI FUCILE PERISCE”

Se dovessi fare una visualizzazione simbolico-psichica di Pulp Fiction la descriverei come tre anelli incatenati tra loro ma nella maniera che se ne togliessimo uno, gli altri due risulterebbero slegati. La struttura del film si basa su questa cosa, tutto è apparentemente scollegato ma il tutto è inevitabilmente unito. Il punto di unione dei cerchi è dato dall’ incontro di una parte divina, che potremo associare al quinto comandamento “Non Uccidere”, accostato ad una parte terrena materiale che, senza vergogna, individuiamo nel “culo”.

Sono attualissimi per una lettura trasversale del film proverbi, modi di dire, estratti sacri della serie, oltre a quello già citato all’ inizio: chi la fa l’ aspetti - uomo avvisato mezzo salvato - non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te - non c’ è peggior sordo di chi non vuol sentire - l’ abito non fa il monaco - le colpe dei padri ricadono sui figli, ecc. ecc. Oltre che a un colorito modo di dire romano “in culo ti entra, in testa no!” e per finire con una massima pallavolistica, la legge di Cadorna: più forte tiri più forte ti ritorna... Fate voi di adattarli alle situazioni del film, è un simpatico esercizio.

L’ ambientazione da gangster movie è il bislacco paravento per rappresentare l’ eterna lotta tra il bene e il male dove si veste il messaggio con una stoffa dove tutti si possano immedesimare e che permette di ribadire che la salvazione passa per il pentimento e il pentimento non è altro che una presa di coscienza di come funziona l’ ingranaggio divino e che noi, lo vogliate o no, ne facciamo attivamente parte, perciò il capire come funziona la “legge” e rispettarla. L’ ingranaggio è preposto per dare l’ ora esatta e attua tutti gli accorgimenti se qualcosa o qualcuno se ne discosta: “Non c’è niente di più grande dell’ Amore di Dio”.

Tante inquadrature e primi piani hanno la benedizione di Russ Meyer e di quell’ esaltante cinema italiano di serie B degli anni ’70. Il nostro caro regista sociopatico ha la qualità di esorcizzare il suo problema facendo risultare i dialoghi materiali, quasi tangibili. Tarantino, o chi per lui, con un singolo prodotto come Pulp Fiction ha concentrato talmente tanta roba che la nitroglicerina a confronto risulta innocua come l’ acqua (il “fungo sterminatore”). Non ci sono riempitivi, ogni secondo di tutto il film risulta essere vivo, vivo perchè ammantato dalla costante presenza della morte, che si riesce ad esorcizzare con l’ escamotage esoterico del montaggio, regalandoci alla fine speranza di resurrezione, il tutto filtrato da una perfetta colonna sonora. Il tema della morte affrontato in maniera impersonale dove noi spettatori non percepiamo paura ma acquisiamo inconsciamente la luce dell’ Eterno.

E via, si gioca! Veloce, serrato, tagliente, esplosivo il film è una sarabanda, è una giostra che gira alla velocità della luce. Il Bene ha in mano la redenzione di Jules, lo marcava stretto da tempo, ma visto che ci sta perchè non prendere due piccioni con una fava? Non si bada a spese, il dispiego di forze per coinvolgere anche Vincent nel progetto celestiale è sontuoso e cala un armamentario di lusso.Il Sommo ed il suo etourage pur di provare a strapparlo al maligno sforano il budget. Non c’ è niente da fare, il signor Vega è proprio tonto, sarà che non guarda la tv. Abbraccia in toto quasi tutti i proverbi menzionati sopra, scegliete voi quale vi piace di più.

Lo si fa partecipe del miracolo dove “la mano di Dio ha spostato i proiettili”, si cerca di renderlo cosciente dell iniquità dell’ omicidio facendo esplodere “per caso” la testa nella macchina, lo si coinvolge nel più alto privilegio umano, quello di dare la vita quando resuscita Mia Wallace dall’ overdose. Constatato il fallimento le sfere celesti, per non consegnarlo al demonio e per chiudere il cerchio, provvedono cruentemente a porre fine per questa volta all’ esperienza terrena di Vincent per mezzo di un fucile, guarda caso quei fucili invocati da Jules e Vincent all’ inizio del film: “Dovremmo avere dei fucili per cose di questo tipo...” E il nostro amato testone Vincent commentando precedentemente l’ incidente di Tony Rocky Horror: ”Però bisogna ammetterlo, quando uno gioca col fuoco prima o poi si brucia.” ci fa capire che ce l’ ha messa proprio tutta. Quando incrocia lo sguardo di Butch, un attimo prima della sventagliata di fuoco che lo spedisce al Redentore, si vede che il sermone dell’ amico Jules era arrivato al comprendonio, ma troppo tardi: adios amigo.

Vi domando: Perchè, c’ era qualche dubbio che non riuscisse a vincere la competizione di ballo? Mi risponderete: Sicuro come il cazzo che vince! Abbiamo sofferto tutti quando John Travolta, il caro Tony Manero, l’ amabile Danny di Grease, e in questo caso Vincent Vega è morto ma Tarantino non ci fa questo sgarbo fino in fondo e ce lo riconsegna vivo alla fine del film. Siamo tornati a casa pensando: ”Meno male, John Travolta è vivo!” Magie di Hollywood. Solo “Zed is dead, baby”, solo Zed è morto...

Ritornando a Jules constatiamo che è un predestinato quando ci fa sapere che la sua ragazza è vegetariana (arieccolo il non uccidere), è già un inconsapevole predicatore con quella menata che ripete prima di killare, e che un secondo dopo di essere scampato alla crivella di colpi, la Luce pervade in lui dissolvendo il velo maya che lo obnubilava. Da quel momento lui sa, si è ricongiunto con l’Assoluto, non si torna più indietro: vagherà per l’ eternità, diventerà un barbone.

L’Altissimo copre tutti compreso Butch, la sua parte emotiva, piena di insicurezze dovute alla mancanza di un padre (i dannosi frutti del nostro albero genealogico), è compensata dalla presenza della fidanzata francese. Anche se apparentemente questi due non ci azzeccano nulla, la dolcezza di lei è l’ unica medicina che può far bene a Butch. Fabienne è l’ angelo custode e per risolvere lo stallo di Butch,attraverso la dimenticanza dell’ orologio d’ oro, innesca la resa dei conti e le vie del Signore qui si intrecciano vorticosamente e violentemente: è stato mandato il garzone di bottega a ritirare i sospesi (Apocalipse Now). La decisione di ritornare indietro per salvare Marsellus esorcizzerà l’ orologio d’ oro operando come un vero e proprio atto psicomagico (A. Jodorowsky) e l’ ulteriore premio finale, che farà definitivamente evolvere ad adulto Butch, sarà l’ assoluzione paterna di Marsellus Wallace, dopo l’ inferno del sotterraneo: “Vuoi sapere cosa c’ è tra noi due, niente, non c’ è niente tra noi due...” Non da poco risolvendo anche quella bega edipica. Il pugile non è più “palle mosce”. Monta sulla moto, oops scusate sul chopper, “Grace”.

La presenza del “culo” è il collante del film, Jules: “Non è giusto che Marsellus scaraventi Antoine in una merdosissima serra incasinandogli il modo di parlare. Se lo facesse a me o mi paralizza il culo o io lo ammazzo...” “Perchè hai cercato di fottere Marsellus Wallace? Ma a lui non piace farsi fottere, se non da sua moglie”. ”La sola cosa che ti deve uscire dal culo è non ci sono problemi Jules, ci penso io a questa puttanata, torna dentro, assicura i ragazzi e aspetta la cavalleria...” Marsellus Wallace con Butch: “Vedi questa attività è stracolma di stronzi poco realisti che da giovani pensavano che il loro culo sarebbe invecchiato come il vino. Se vuoi dire che diventa aceto è così, se vuoi dire che migliora con l’ età non è così. E’ una realtà della vita, davanti alla quale il tuo culo deve essere realista.” “Alla quinta il tuo culo va al tappeto, ripeti”. E dopo la gimcana underground: “Con te non ho finito neanche per il cazzo! Ho una cura medievale per il tuo culo.” E poi l’ orologio d’ oro tenuto per anni in quel posto dal capitan Koons, Vincent Vega mortoammazzato nel cesso mentre cacava, sodomizzazioni riequilibratrici a go-go, ecc. ecc., non ci si fa mancare niente.

Per quanto riguarda Marsellus Wallace, il capo sentenzia e distribuisce il “culo” di qua, il “culo” di là ma per l’ infallibile legge della causa-effetto si ritrova inevitabilmente inchiappettato a sangue, non perdendo, siamo ammirati, il suo aplomb: “Stai bene? No amico, mai stato così lontano dallo stare bene...”

Mia Wallace è quella che sta peggio. Rileviamo in lei la totale mancanza di sentimenti, ci prova a tirarsi su ma è arida, fredda come il polo sud. Rivedetela nello spogliatoio della boxe quando torturano quel tizio per sapere dov’ è Butch. “Lei era in uno di quelli che è diventato niente”(l’ episodio pilota). Facciamo tutti una sincera preghierina per lei, grazie.

La streghetta tassinara Esmeralda Villa Lobos, con la sua apparizione, non fa altro che confermare ciò che le donne vogliono da noi, non il denaro né il potere, vogliono il SANGUE!

Anche se l’ apice dell’ orrore puro la raggiunge Jimmie-Tarantino quando il solo nominare una possibiltà di divorzio annichilisce anche il più spietato killer: “Non ti rendi conto cazzo che se Bonnie torna ora e trova quel cadavere qui dentro mi tocca divorziare, niente consulente matrimoniale, niente periodo di prova, devo affrontare il divorzio e io non ho voglia di affrontare il divorzio!”

Si smuove per risolvere quest’ incresciosa situazione nientepopodimeno che il maestro degli inganni: Wolf. Che poi è la figura più interessante del film, non vestito di bianco stavolta, ma in abito da sera, fa lo stesso. Che non ha resistito alfine a ribadire la sua posizione di sempre e cioè: “Io so’ io e voi non siete un cazzo!” Marchese del Grillo permettendo... Il signor “molto zucchero, molta panna” RISOLVE PROBLEMI, che vuoi di più...

Ed è bello anche gustare quelle pillole bibliche e artistiche gettate qua e là da San Quentin: alla fine del film quando i due rapinatori del fast food se ne vanno con la coda tra le gambe, dopo la sacra reprimenda del novello reverendo Jules, non ci ricordano, con la loro pena, la cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre del Masaccio? Quando Butch si corica sul letto del motel, esausto dopo la repentina fuga dall’ incontro di boxe, sembra di vedere il Cristo morto di Andrea Mantegna. Espressioni e posture prese tout court dal Caravaggio (e qui i riferimenti diretti non ve li dò, trovateli). Gesù Cristo si impresta pusher, con la sua moderna Maria “piercing”Maddalena, per suggerire a Vincent l’ atto creativo di donare la vita.

Tutti i movimenti, sia dei protagonisti che della camera, sono soppesati superbamente dalla biomeccanica, il “motu animalium” personalmente lo colgo quando, all’ inizio del film, i due rapinatori sfoderano le rivoltelle e si muovono con le braccia a destra e a sinistra diverse volte tracciando delle scie invisibili di energia, stop! e parte Misirlou di Dick Dale, epica surflosangelesiana...

E il movimento delle mani di Mia quando assaggia il frappè è sublime, affiancato dalla nota di Vincent che attacca ‘na pippa col frappè che costa 5 dollari quando ne aveva spesi migliaia senza batter ciglio per comprare la droga da Lance che è irresistibile quando si muove tarantolato nel suo caffettano, acceso dall’ inopportuna visita notturna di Vincent.

Visualizziamo ancora i movimenti di Jules quando si asciuga le mani sporche di sangue a casa dell’ amico che ci tiene a ribadire che sulla porta non ha scritto: “Deposito di negri morti”. Sono movimenti raffinati, eterei, quasi invisibili di uno che è stato toccato dalla Mano di Dio, al contrario di Vincent, che viene redarguito per aver sporcato di sangue con movimenti grezzi e sgraziati gli immacolati asciugamani di Jimmie, di uno che non riesce ancora ad interagire con la “Luce”.

Sangue che in America continua imperterrito anche simbolicamente a rimanere rosso come il ketchup, mentre in Europa, culla di civiltà, le patatine “ le affogano in quella merda gialla”. Come rosso vivo è il sangue nella siringa di Vincent, “la Morte è giallo limone, accetto scommesse.” (Jean Rochefort da “Il marito della parrucchiera”).

E poi non potevano mancare gli agnelli sacrificali, quei tre giovani che non hanno avuto fortuna con quella valigetta dallo scontato numero della combinazione (si vede nel film). Una luce troppo forte, proprio sfigati quei tre, anche se l’ Oscar della sfortuna se lo aggiudica il negro “no head”, senza parole... Anche se “il negro” incarna l’ ingnavia del mondo: “Marvin tu che ne pensi di tutto questo? Amico non mi sono fatto un’ opinione.” e BAM! via la testa. Poi a voi lascio il trastullo di cercare di capire il significato occulto della targa dell’ Acura di Wolf.

Ma quando si viene a contatto con il falso Graal (la valigetta) tutti si bruciano (remember Indiana Jones?). Soltanto Jules, bardato di una fresca gabbia di Faraday divina, non ne subirà la folgorazione. Gli altri tutti morti o dannati, il padrone sodomizzato e i progenitori-rapinatori cacciati dall’ Eden. Un bel casino.

Meno male che il nostro Arcangelo, il capitano “crociato” Koons, dopo tante peripezie anali, rimette in circolo (gli anelli-anello dell’ inizio) il vero orologio Graal d’ oro che dà l’ ora esatta. Mai il viso androgino di Christopher Walker è stato più azzeccato.

In sintesi Pulp Fiction per me è: 1) il cerotto sulla nuca di Marsellus Wallace, 2) l’ espressione di Jody, quella con tutte quelle schifezze in faccia, un attimo prima dell’ iniezione d’ adrenalina al cuore di Mia e 3)Tra Vincent e Jules: “Ti ricordi di...Tony Rocky Horror? Si mi pare, quello grasso.” Io non me la sentirei di chiamarlo grasso, ha problemi di peso, poveraccio che deve fare, è SAMOANO...” In questo marasma generale, in questa caciara, tutti i nodi sono venuti al pettine. E poi quel picchiettare con le dita sulla testa dello storpio...

Dobbiamo constatare a malincuore il ribaltamento dell’ armonia che fa scattare il campanello d’ allarme: la cameriera al richiamo “garçon“ si avvicina a Tim Roth e gli dice “garçon significa ragazzo... “ e a una domanda di Jules sul perchè un prodotto al Mc Donald europeo si chiama differentemente, uno di quei tre sfortunati ragazzi risponde : “Per il sistema metrico decimale? “ Siamo in Kali Yuga l’era dell’ accelerazione del disordine, i ladri diventeranno re e i re diventeranno ladri.

Ed è questo che mi preme dire, al di là delle considerazioni fatte e fatto presente che il film è del 1994, che l’ evento quale è stato Pulp Fiction, messi da parte i meriti artistici, evidenzia quell’ inizio dell’ applicazione a tappeto di teorie estreme neoliberiste del tutti contro tutti e della sfrontataggine del sistema plutocratico, dove prima si nascondeva e operava tramite manipolazioni occulte. Si è iniziato a sferrare un attacco diretto sin dai primi anni novanta mirando alla distruzione dell’ identità nazionale e personale e l’ inquinamento dei valori morali e civili che tutt’oggi è sotto gli occhi di tutti e Pulp Fiction è stato uno dei manifesti della direzione per il nuovo ordine mondiale. La pellicola ci rende tutti "comodamente insensibili."

Notiamo perciò per quanto sotto mascherate spoglie il film voglia dare una parvenza di giustizia divina, di contro non è per niente evidente la tauroctonia, la vittoria del bene sul male, anzi noto un voler palesemente evidenziare l’ inutilità della battaglia. Nella messa in scena neoliberista (tutti contro tutti) del film vengono fuori i prodromi dell’ educazione all’ insensibilità: la deriva è servita, ma che ci vuoi fare, “loro” sono fatti così... L’ apolide ordine finanziario globalista si manifesta con la massima, già qui citata, del Marchese del Grillo: “Noi siamo noi e voi non siete un cazzo e da adesso faremo quello che cazzo ci pare e voi non potete farci un cazzo.” ...vedremo.

“Coraggio entriamo nei personaggi” glissa Jules dopo il ragionamento (spettacolare!) sul massaggio ai piedi. E cosa altro non sono i protagonisti di Pulp Fiction se non outsiders del cazzo, già catechizzati al male, facenti parte di un film reale già scritto e immersi in una salsa sodomitica votata alla distruzione e morte, diretti da burattinai che hanno solo cambiato il vestito religioso adeguando ai tempi moderni l’ inquisizione ma predicando sempre la stessa cosa: “Fai quello che ti diciamo di fare e non fare quello che facciamo noi.”

Le mie cinque stelle vanno a noi outsiders e a tutte quelle facce di culo che ci considerano outsider rompicoglioni rispondo: non vi preoccupate, ci saranno novità pesanti, altro che Pulp Fiction.

Vincent: “Le coincidenze ci sono sempre”. Jules: “Hai torto questa non è stata una coincidenza”.

“Se le mie risposte ti spaventano allora lascia stare le domande che atterriscono.”

E se volete provare a dire qualcosa... dite “qualcosa”, ma, per amor di Dio, fate i “CONCENTRATI”.

Ci sarebbe ancora molto da dire ma ora basta sennò affittiamo.

Vi piace il rovere? Il rovere è bello...

Carico i commenti... con calma