Tornano i Rage.
Dopo un live cd/DVD dal titolo "From The Cradle To The Stage", che celebrava degnamente il ventesimo anniversario, torna il gruppo melodic-power con un nuovissimo lavoro, che in parte riprende le sperimentazioni e le contaminazioni con la musica classica che avevano visto la luce nel mini "Lingua Mortis". In questo disco posso ben dire che la fusione tra melodie aggressive e dolci atmosfere sinfoniche sia veramente ottima. Merito anche di una formazione rinata: Peavy Wagner rimane certamente il leader, e ora ha con se due asce formidabili. Parlo di Mike Terrana alla batteria e un gran chitarrista dal nome di Victor Smolski.
Questo nuovo "Speak of the Dead" la nuova formazione riprende gli stilemi metallici e sinfonici che da sempre hanno contraddistinto i Rage. Il disco si apre subito in modo orchestrale nell'organizzazione della suite "Suite Lingua Mortis", che vuole essere un richiamo al passato sicuramente e che si organizza splendidamente in 8 tracce. Dall'opener "Morituri te salutant", strumentale dalle forti influenze classiche e sinfoniche, si passa alla seconda traccia "Prelude of souls", ancora strumentale per sfociare in "Innocent" più orientata verso il prog con sequenze poliritmiche molto affascinanti. "Depression" è un tripudio orchestrale che fa da preludio alla seguente "No regrets", una strepitosa miscela di riff mastodontici ed esaltazioni sinfoniche. Seguono altre due piccole perle strumentali, meglio chiamarli interludi come "Confusion" (dove possiamo sempre di più ammirare la grandezza di Terrana) e "Black". Ma se Confusion era un tripudio tecnico e di pesantezza sonora, Black gioca sulla leggerezza degli archi, per introdurci alla ballata acustica "Beauty", che chiude la prima parte del disco in maniera malinconica e struggente.
La seconda parte del disco invece ribadisce il concetto "metal" a scapito del sinfonico: ci troviamo quindi davanti a brani ben eseguiti, ineceppibili dal punto di vista della forma ma ormai è una formula trita e ritrita per quanto vincente. Si parte forte con "No Fear", robusta e monolitica, mentre è più corposa "Soul Survivor". Il livello tecnico di questo disco è da sottolineare, grazie all'apporto di un Terrana particolarmente ispirato, e un Smolski particolarmente in forma. "Full Moon" è varia e ariosa come traccia mentre "Kill your Gods" è l'esempio di maestria e competenze compositive, specialmente in una parte centrale da urlo. "Turn my world around" è il brano meno interessante, oserei dire quasi lento e poco originale, lo stesso come "Be with me or be gone". La title track è invece una canzone buona, ma nulla di più.
Si chiude qui un buonissimo lavoro targato Rage. La band tedesca evidentemente ci sa fare ancora, anche senza sfornare ancora capolavori, data la longevità della band, ma riuscendo a piazzare qualche ottimo brano, anzi, molti buoni brani in un disco che fa poche pecche e ha tanta buona sostanza. Da ascoltare più volte per apprezzare appieno.