Atto secondo della band Thrash canadese, guidata dall'anfitrione Dave Carlo, uscito a pochi mesi di distanza dall' esordio "Executioner's Song", con producer e sound mutati leggermente, in fin dei conti l'obiettivo è salire nel tempio del Thrash Metal: non siamo ancora nel 1986, l'anno dell'abbondanza, possiamo farcela. Dicono loro.
"Evil Invaders" è prodotto da tale Walter Zwol (mai sentito nominare) con l'aiuto di un certo Garth Richardson, che diverrrà famoso grazie all'ottimo lavoro con il debut album dei Rage Against The Machine. Musicalmente l'album è una nailbomb, una putrella di metallo sui denti, grezzo, minimale, quasi irritante se vogliamo, con testi buttati lì per fare impressions, dominati dalla solitudine, dalle tenebre, sciolti in città fumose: tematiche ad effetto che mandano in visibilio i fans. Il drummer M-BRO è peggiorato alla grande, praticamente forever fast come Lombardo, ma contrariamente a questi esegue sempre la solita rullata e poi trotta al passo, dunque solo tre varianti su dieci canzoni : robe da trasformarlo in un coccodrillo col mal di denti. Strano a dirsi la riuscita dell'album non ne risente più di tanto, certo per merito del buon Carlo che in ogni song inventa un riff precious per poi letteralmente incollarci il suo assolo fischiettante.
L'album parte con la strumentale "Nowhere Fast " nella quale il guitarist simula l'accensione di una motocicletta a freddo, poi riesce ad avviarla ed il suono fuoriesce dalla marmitta "a fetta di salame" : un rombo mesmerico che fa il paio con la batteria che sembra una pressa, accompagnata dal suono accelerato evocante il clangore infernale dei Lussuriosi danteschi. La seguente "Cross Me Fool" è malmenata dalla voce aggressiva e sprezzante di Stace McLaren e dal ritmo che fila via liscio, solo squassato da due elettrizzanti assoli copia-incolla. La title track parla di invasori alieni, visitors motorizzati, con un tempo speed of light, così come il cantato di "Sheepdog" che sembra un rap svitato fino al pathos musica-immagine della copertina: ascolti il brano e guardi il biker alieno che sfreccia rivelando la sua vera identità, un tema che riaffiorerà nel film "Essi Vivono" (1988) di Jonh Carpenter. Giro di basso in "Iron Hammer" con un testo che è il riassunto del concerto dei Razor: "Iron hammer in your face, wall of metal shake the place, total volume full scale attack..." , a seguire le solite scorribande della chitarra, un jeu de massacre analogo alla cover di "The Trooper" degli Iron Maiden.
Il lato B del disco è il museo del Thrash Metal con le ragnatele che si apre con "Instant Death", la più tosta canzone dell'album, with M-BRO che azzarda l'uso della doppia cassa veloce, con un crescendo efficace prima del rush finale, brano questo riproposto su "Decibel" come traccia fantasma, suonata dalla line up 1997 con Bob Reid alla voce. Titoli da Gran pavese come "Speed Merchants", per far capire chi sono i Razor e cosa vendono ai fans, sono disarmanti: sembra di essere nel film "The Warriors" così come l' apoteosi "Thrashdance" . Ma parliamone un attimo di questo brano: dall'inizio alla fine costantemente il solito palpito, già il titolo è un proclama, ma non è questo soltanto, pure l'acuto di chitarra è sulla stessa falsariga dei dieci che l'hanno preceduto. Eppure l'album ha una sua ragione d'esistere, suonato con forza, pensato nei minimi dettagli, violento con sincerità. Paragoni ? Neanche per idea. Non possiamo paragonarlo a "Seven Churches" dei Possessed o a "Pleasure To Kill" dei Kreator che sono grezzi sì, ma seminali.
"Evil Invaders" è Jurassic Thrash Metal, un genere estinto ma che è esistito. Suono arcaico, scoppiettante e volontà suicida del gruppo sul mercato: non pivelli con sentimento ma ruspanti working man del Thrash, come le fettuccine fatte in casa, a volte pesanti come la dichiarazione sul retro copertina: "We spit on those who choose the pose, we thrash with all the rest".