Copertina di Jamie Saft Trio Astaroth - Book Of Angels Vol. 1
sfascia carrozze

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Per appassionati di jazz sperimentale, musicisti, intenditori di musica strumentale, fan del progetto masada e zorn, amanti delle reinterpretazioni musicali innovative
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LA RECENSIONE

La stesura del primo volume della seconda serie di libere reinterpretazioni dalle “Pergamene Angeliche” di pertinenza Masada, viene affidata alle emanuensi e certosine cure dell’essenziale e magnificamente sobrio jazz-trio guidato dal mustacchiato e strumentalmente fenomenico Mr. Saft.

Ad affiancare la eterodossa e spesso leggiadra tasto-imprimitura, s’apprezza la pertinente presenza di due pregiate e note figure per chi pràtica con interesse lo sterminato e multiforme audio-universo improvvisativo Tzadikiano: Mister Greg Cohen e Monsieur Ben Perowsky: affidabili e musicalmente elitari compagni di mille-e-una suono-scorribanda (non solo) Zorniana, a cui è rispettivamente affidato l’improbo, ma magnificamente svolto màndato, oltrechè d’accompagnar le sublimi quanto autentiche voluttà intessute pianofortisticamente dall’irsuto progetto-intestatario, di stupefare tramite il mero ausilio di contrabbasso e percussioni.

Opera polifonica risalente allo scorso anno, “Astaroth” si distingue nella sua compiutezza quale fulgido, esemplare esercizio di mirabile coesione musical-strutturale: talvolta tenui, spesso sgargianti, multiformi equilibri(smi) esclusivamente strumentali ammantano cospicua parte del lavoro, architettato tra compìte ed esuberanti mescolanze, quantunque rispettose, non in maniera pedissequa, della originaria partitura; a sintetizzante titolo d’esempio oserei porgere alla Vostra cortese attenzione la squisita e felpata “Ariel” o in alternativa il sinistro, reiterato, scheletrico mantra che conferisce titolo al lavoro: entrambe, pur discrepanti nella struttura portante, notevoli in virtù delle estrose, aviluppanti pacatezze armoniche che le contraddistinguono.

In certuni esigui frangenti le pagine del tomo risultano tutt’altro che docilmente scartabellate, travalicando, in sporadici anfratti, la soglia della scabra ma spettacolare furia suono-iconoclasta: come non restar estasiati dall’insistita acquerugiola di torbide note chiamata “Sturiel” oppure da quel graditissimo bijoux-baccanale a titolo “Ygal”.

Unico rilevabile, oggettivo difetto del mastodontico progetto in questione, non attinente nello specifico la rilettura in esame, la verosimile totale impossibilità, a menoché rèduci da generosi lasciti da parte di improbabili Zii transoceanici, nel tentar di tallonare la sterminata, e di qualità perennemente eccellente (ulteriore nota di biasimo..), impressionante mole di audio-materiali messi in cantiere e da promulgarsi nel breve volgere di una davvero ristretta cerchia temporale.

Ecchediamine (tenimmo famiglia).

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Riassunto del Bot

La recensione celebra l'album 'Astaroth - Book Of Angels Vol. 1' del Jamie Saft Trio come un esempio eccellente di jazz contemporaneo. L'opera è caratterizzata da una raffinata coesione tra pianoforte, contrabbasso e percussioni, con interpretazioni che rispettano ma reinventano la partitura originale. Vengono apprezzati in particolare i contributi di Greg Cohen e Ben Perowsky, così come le tracce 'Ariel' e 'Ygal'. Unico limite segnalato è l'impossibilità di seguire l'intera vasta produzione del progetto Masada in breve tempo.

Jamie Saft Trio

Il Jamie Saft Trio è un ensemble guidato dal tastierista Jamie Saft; nelle registrazioni recensite il trio include Greg Cohen al contrabbasso e Ben Perowsky alle percussioni.
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