Siamo nel 1984. Nella scena musicale piombano i Red Hot Chili Peppers. Sono grezzi, sporchi, maleducati, e ai loro concerti si presentano indossando un calzino per coprire i genitali. Sono i Red Hot Chili Peppers e propongono un funk misto a sonorità rock.
Questo primo disco dimostra la stoffa del gruppo: si parte con "True Men Don't Kill Coyotes" che inizia con le note del basso vibrante e slappante di Flea a cui si aggiunge una buona sezione ritmica e la voce del cantante, oscura e non ancora al massimo. Buon pezzo. "Baby Appeal" è un brano molto più funk col cantato di Anthony che si poggia bene nell'intro creata da un giochetto tra la chitarra di Jack Sherman e il basso di Flea; lasciamo questo pezzo funkeggiante e ascoltiamoci "Buckle Down" che parte con un riff di chitarra sorretto da una massiccia batteria, poi entra il basso di Flea che ci delizia con uno dei suoi assoli, seguito a ruota da un assoletto di chitarra, brano più metal che funk, con assoli di chitarra che rimandano, appunto, più al metal che al funk. A riportare la situazione a livelli standard ci pensa "Get Up and Jump" autentica perla in questo disco, con una base musicale funky e un cantato che sfiora il rap. . . "Why Don't You Love Me" è anch'esso un bel funkettone, meno movimentato del precedente, ma molto, molto carino e scanzonato; da segnalare qui, come in altri pezzi, la presenza di tromboni, trombe e sax, che danno un tocco di originalità al sound. "Green Heaven" è uno dei pochissimi pezzi politici dei Chili Peppers, dove i nostri se la prendono con l'inquinamento; possiamo considerare questo come uno dei pezzi più rock all'interno del disco. "Mommy Where's Daddy" affronta il tema del divorzio se non vado errato; si parte con la batteria che da il tempo, a cui si aggiunge la chitarra funk di Jack e il basso di Flea, alla voce abbiamo Gwen Dickey per quanto riguarda il ritornello, da segnalare la grande prova della sezione fiati. Tocca a una pietra miliare del primo periodo dei Red Hot, ovvero "Out In L. A. ", primo pezzo scritto dai nostri: possiamo trovare tutte le caratteristiche del sound dei primi Peppers: un basso che spara note a raffica e che slappa, una chitarra che intreccia ottimi riff e una batteria che controlla questo intreccio favoloso. "Police Helicopter" può tranquillamente essere considerato un brano punk, altro esperimento molto interessante e tutto sommato ben riuscito. You Always Sing, può essere considerato un altro pezzo punk, della durata di 44 secondi, tuttavia inutile: il cantante ripete la stessa frase per un paio di volte. "Granf Pappy Du Plent" chiude il disco; è un pezzo strumentale della durata di 4 minuti; è abbastanza interessante ma non è tutto sto granchè.
Dopo 33 minuti di ascolto (tanto dura il disco) ci si rende conto che la stoffa c'è sicuramente, anche se questo disco non ne è la prova concreta. Migliori risultati si avranno già col successivo Freaky Stealy, dove la band si affida a un certo George Clinton, che porterà nel gruppo miglior equilibrio e maggiore freschezza nella composizione.
Un sound molto innovativo per l'epoca che pochissimi (o nessuno a seconda dei punti di vista) avevan suonato prima di allora.
Il risultato è una via di mezzo che non convince ne la band ne Andy Gill ma che lascia intravedere sprazzi della capacità e dell'originalità della band.
Questo disco potremmo definirlo storico se si fosse spinto un po’ meglio ad ibridare rock and roll, hip hop old skool, pop, punk e il loro proverbiale porno-tossico-funky.
Bisogna aspettare George Clinton perché i peperoncini, col tempo, da verde marcio diventino rosso fiamma.