Uno dei più brutti film che abbia visto negli ultimi tempi, la tipica cosa che mi aspetto di vedere se mia nonna dalla cucina mi chiama dicendo "Ei vieni che sulla Rai danno un programma su Battiato"; chiariamoci, non ho un astio a priori per la Rai: anzi, nutro una vaga simpatia per questi canali tra Tg, documentari con vecchi ultracentenari e quiz show sempre più goffi. Ma quando è venuto in mente a qualche buontempone di omaggiare con sì grande opera un sì grande genio quale Battiato, ohi, ohi, son dolori.
Partiamo dal presupposto che è un film, come si dice dalle mie parti, per poser. La colonna sonora esplora quasi solamente "La voce del padrone", lasciando indietro tutto il resto. La prima fase della carriera dei cantautore è resa macchiettisticamente tra meditazioni hippie, vestiti da coglione, una mentalità che dipinge Battiato come un folle incompreso e una componente musicale che si riduce a sperimentazione elettronica descritta in maniera spicciola e superficiale; ogni contatto con la grande musica dell'epoca e nello specifico con la scena prog (mi sembra lecito usare questo termine) è sostanzialmente ignorato: da una scena all'altra Battiato ha fatto quattro dischi e chi si è visto si è visto. Il passaggio "commerciale" sembra praticamente lui che dice "Uhh voglio i soldi!". La fase artistica con Sgalambro è totalmente ignorata; il lungo processo dei dischi di cover è totalmente ignorato. Voglio dire, non è un film su Battiato, è un film che raccoglie a caso parti della vita di Battiato e le racconta pure di merda.
Il rapporto con la madre è raccontato in modo sconclusionato, senza capo né coda. Citando l'amico fan di Bennato con cui sono stato a vedere il film: "la morale sembra viva la mamma".
La componente musicale è esplorata in modo ingenuo, sembra che le sperimentazioni siano paragonabili al divertimento di un bambino che gioca con una chitarra giocattolo. Non è resa la grandezza del modo in cui Battiato riusciva a essere accessibile ma non scontato (c'è giusto un riferimento ai testi profondi). "Patriots" è bollato come "insuccesso commerciale". Peccato che nel film di Battiato mi sarei aspettato che venisse espresso anche il valore artistico dell'opera.
In altre parole quindi, viene esplorata la personalità di Battiato in maniera goffa e tutto si riconduce a quello. Il "morboso" rapporto con le radici sicule trincia la mentalità moderna e piena di vita nella Milano degli anni della controcultura, un carattere da drogato trincia il sarcasmo nonchalant che ha resto leggendario Battiato.
La sceneggiatura non valorizza i momenti della vita dell'artista, non viene dato risalto ai grandi musicisti di cui si circondava. Gli unici aspetti positivi sono: alcune battute divertenti, prove d'attore comunque buone e il fatto che c'è qualche pezzo di Battiato nella colonna sonora, che fa sempre piacere. In virtù di questo, chi è un super fan di Battiato (come me), non ha un cazzo da fare a giornate e due ore può permettersi di perderle (come me, a volte) e si accontenta di qualche battuta qua e là (non come me), mah, può anche vedere il film.
Ma a dirla tutta la parte migliore di essere andato a vedere sto film sono stati i popcorn maxi.
"Sul ponte sventola bandiera bianca". Voto: 44/100.
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