Prima di iniziare questo po' po' di recensione (come dicono quelli di DeBaser eheh) vorrei subito precisare che io sono un grandissimo fan dei Rhapsody fin da "Legendary Tales", quindi è probabile che quei ****** che sfottono questo gruppo voteranno 1 alla recensione.
Bene, possiamo iniziare.
Il disco è molto buono, considerando che è stato registrato in pochi mesi, e da una band reduce da uno stressante live oltreoceano.
"Dar-Kunor", l'intro, è veramente un vero colosso di Intro, cominciando con sussurri che fanno pensare alle foreste elfiche de "Il Signore degli Anelli", per poi sfociare nell'immancabile coro latino.
Arriva il momento della Title Track, una canzone che diventerà una pietra miliare nella scaletta live dei triestini! Il chorus trascinante ci riporta ai gloriosi tempi di "Power Of The Dragonflame", pur con una venatura più orchestrale (che si risentirà per tutto il disco).
Arrivano poi "Heart of Darklands" e "Old Age of Wonders", la prima simile (fin troppo) a "Triumph For My Magic Steel" facendo lavorare le dita del mitico Turilli; la seconda, al contrario, è un'assoluta novità. Sì, so che è la tipica ballad medievale, ma l'introduzione di una voce femminile (e che voce) nel chorus è straordinaria. Ecco qui però, il brano che abbassa la media del disco, "The Myth of The Holy Sword", noiosa e prolissa, come la successiva "Il Canto del Vento" (straordinariamente originale però, essendo la prima creazione del vocalist Fabio Lione).
Ed ecco, invece, l'assoluto capolavoro dell'album, "Silent Dream", perfetto, sublime ed epico, con un chorus da cantare a squarciagola sotto la doccia. "Bloody Red Dungeon", oscura, tenebrosa, con un Lione quasi growl. "Son of Pain" è il secondo capolavoro, drammatico, straordinariamente maestoso, con un chorus che fa pensare a Il Gladiatore (film di Reddley Scott).
Ed ecco la solita lunghissima canzone della band, "The Mystic Prophecy of the Demon-Knight", rievocheggiante a "Gargoyles, Angels of Darkness" (anche se non al suo livello). E l'ultima, infine, in latino "Dark Reign of Fire", di cui si poteva evitare l'inserimento in questo disco, per rusarla come intro nel prossimo.
Concludendo l'album è sempre sullo stesso livello di quelli dei mitici Rhapsody (da oggi of Fie per colpa di un gruppo rap americano...grrrrr). Un disco che non dispiace, ma sicuramente non paragonabile a colossi come Power of the Dragonflame o Legendary Tales.
Non sarà certamente questo disco a far cambiare idea ai tanti detrattori, tuttavia a chi ha sempre seguito con affetto la proposta di Trilli & Co. non potrà restare che soddisfatto.
Il piatto è quello, ma non certo da buttare.