Copertina di Richard Linklater Nouvelle vague
Confaloni

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Per appassionati di cinema d’autore, studenti di storia del cinema, cinefili, spettatori interessati alla nouvelle vague e alle biografie di registi.
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LA RECENSIONE

"L'arte non deve essere un passatempo, bensi` una vocazione".

Queste parole, pronunciate da Jean Cocteau felicitandosi con Francois Truffaut dopo la visione del film "I 400 volpi" al festival di Cannes nel 1959, sono il miglior memento che ci offre "Nouvelle vague" pellicola diretta dal regista statunitense Richard Linklater, autentico cultore di un modo di fare cinema in chiave innovativa nella Francia a cavallo degli anni '50 e '60 del secolo scorso. Un frangente storico molto lontano, ma che impresse una svolta indelebile nell'arte cinematografica. Il film di Linklater, uscito da pochi giorni in Italia, ha a mio avviso un titolo pero` sviante. Infatti, ricreando sapientemente quella fase in cui la rivista " Cahiers du cinema" esprimeva l'esigenza di svecchiare il cosidetto "cinema du papa`" francese di quei tempi, partendo dalla rivalutazione del cinema di serie b americano (soprattutto quello del filone noir), pone poi in primo piano l'impegno serrato di Jean Luc Godard ad esordire nel lungometraggio. Gia` critico attento e caustico nella redazione dei Cahiers, Godard si sente pungolato a fare come i colleghi (Truffaut, Chabrol, Rohmer, Rivette, ecc.), ponendosi dietro la cinepresa per magari realizzare una pellicola ancora piu` sperimentale. Forse Linklater avrebbe potuto, a questo punto, optare per un titolo piu` mirato tipo "Ritratto dell'artista agli esordi", ma questo puo' essere un limite relativo..

Fortuna vuole per Godard che un produttore come Georges de Beauregard, alquanto temerario, gli accordi fiducia e un budget limitato quanto basta per poter iniziare l'esordio intitolato "A bout de souffle", opera fondamentale nella cinematografia del secondo Novecento. E qui il film "Nouvelle vague" prende il passo spedito di un crescendo inesorabile in cui Godard appare uno sperimentatore imprevedibile armato di cinepresa. Consapevole dell'importanza creativa di un lungometraggio (aveva all'attivo solo qualche cortometraggio) Jean Luc trascina attori e attrici in un'impresa inedita. Partendo da una sceneggiatura ridotta all'osso, ispirata ad un recente fatto di cronaca nera riguardante un imbroglione malvivente, Godard stravolge il tutto e privilegia le riprese in strada. Memore della lezione naturalista di un grande come Rossellini, filma la vita in presa diretta, il chiacchericcio quotidiano nei bistrot parigini, i dialoghi a sfondo esistenziale e filosofico fra i personaggi della vicenda.

C'e` molta improvvisazione nel metodo godardiano e il personale coinvolto sul set resta un po` sbigottito, ma se Jean Paul Belmondo (protagonista maschile qui ben reso da Aubry Dullin) si adegua e si diverte alquanto, lo stesso non si puo` dire della protagonista femninile Jean Seberg (interpretata da Zoey Deutch). Abituata al lavoro puntiglioso e maniacale di un regista come Otto Preminger, l'attrice americana e` spesso e volentieri tentata di lasciare il set, a fronte di un tipo come Godard che lavora solo quando l'ispirazione c'e` e l'improvvisazione regna sovrana. Per non dire delle preoccupazioni del produttore de Beauregard che, appreso di un malessere mattutino di Jean Luc, lo trova al solito bistrot alle prese con un'impegnativa partita al flipper., che e` alla base di una delle sequenze piu` gustose di "Nouvelle vague". Ma come? Si sente male e pero` le energie per svagarsi anziche` lavorare non gli difettano?

Insomma, il pericolo di non portare a termine "A bout de souffle" c'e`, ma nonostante tutto in capo a 20 giorni l'impresa va in porto e il lungometraggio, dopo un montaggio frenetico e nervoso, giunge nelle sale nel 1960, determinando un prima e un dopo nell'arte cinematografica.

Inutile dire che "Nouvelle vague", ricreando una lontana fase della storia del cinema, e` solo una convinta celebrazione di quei fatti. Ma gli va ricosciuto di aver effettuato un lavoro minuzioso e calligrafico. Realizzata in un bianco e nero simile nella tecnica di quell'epoca, recitato in modo accurato da attori e attrici molto somiglianti agli originali (Guillame Marbeck e` un esordiente sublime nel ruolo di Godard, per quanto questi nella realta` poteva risultare scostante e irritante) la pellicola di Linklater e` un convinto omaggio all'epoca d'oro del cosidetto cinema d'autore. Quello stesso che veniva fedelmente seguito da un pubblico colto e ricercato, assiduo frequentatore dei cinema d'essai in cui l'immancabile dibattito seguiva la proiezione della pellicola. Certo altri tempi e c`e` proprio da chiedersi se oggi quella frase sull'arte pronunciata da Cocteau e ricordata ad inizio recensione abbia ancora valore nel cinema contemporaneo.

Quello che e` certo e` l'effetto straniante che ha prodotto in me la visione di "Nouvelle vague". Un'opera che ci narra di quanto vissuto e realizzato da persone della cultura passate tutte ormai a miglior vita . E magari, come mi piace immaginare, in questo momento lassu` Godard sta ancora discutendo animatamente con Truffaut in merito alla necessita` di realizzare film il piu` possibile sperimentali e neno commerciali..

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Riassunto del Bot

La recensione celebra Nouvelle vague di Richard Linklater come un fedele e appassionato omaggio al cinema d’autore francese e all’esordio di Jean Luc Godard, ricostruendo ambienti, metodi e spirito dell’epoca. Il film è lodato per la cura calligrafica, le ottime interpretazioni e la riflessione sul senso dell’arte cinematografica. Viene segnalato solo un titolo fuorviante per un’opera che rimane memorabile per chi ama il cinema.

Richard Linklater

Richard Linklater (born July 30, 1960) is an American film director known for independent, naturalistic films and for using rotoscoping in works like Waking Life and A Scanner Darkly.
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