Durante le registrazioni di "Sentimental Journey" Ringo Starr mette mano ad una serie di composizioni proprie in vista di un loro probabile utilizzo che non appare però così immediato visto che i programmi di Starr non sono ancora ben definiti nei primi mesi del 1970. Tra questi brani vi è un pezzo scritto a quattro mani con George Harrison, "I Don't Come Easy".
L'8 marzo del 1970 i due decidono di registrarlo e chiamano ad inciderlo Klaus Voorman, Stephen Stills, Pete Ham e Tome Evans dei Badfingers. Il brano una volta inciso è lasciato da parte fino al 1971 in cui vedrà la prima pubblicazione. "I Don't Come Easy" è il primo grande successo di Ringo Starr come solista. Una canzone trascinante aperta da una splendida introduzione ai piatti di Ringo su cui Harrison si inserisce con un ricamo di note suggestivo, i cori introducono poi lo scoppio della ritmica in cui la batteria di Ringo la fa da padrona. La melodia è curata in modo impeccabile, cori, ottoni squillanti, la stupenda chitarra di Harrison e il canto di Ringo azzeccatissimo che rende il tutto molto facile e immediato.
Ancora più interessante è la b-side, "Early '70". Scritta dal solo Starkey è una ironica riflessione sul 1970 dei Beatles che li vede ormai prendere strade separate e il povero Ringo non sa che fare, "I play guitar a-d-e/i don't play bass 'cause that's too hard for me", mentre le tre strofe sono dedicate ai tre amici e alle loro nuove vite, tra un Paul campagnolo, un Lennon domestico e un Harrison sempre più assorto tra il suo materiale. "Early '70" è una piacevolissima sorpresa, senza tanti giri di parole Ringo coglie il cambiamento in atto in modo impeccabile usando immagini semplici e donando la migliore chiave di lettura di quel periodo.
Ringo Starr avvierà poi in modo concreto la sua carriera solista, carriera sorprendente costruita con molta umiltà e tantissima passione per la musica ancora oggi vivissima nei suoi splendidi settant'anni.