Copertina di Robert Wyatt A Short Break
fosca

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Per amanti della musica jazz e folk intimista, appassionati di album minimalisti e atmosfere introspettive, ascoltatori in cerca di momenti di calma e poesia sonora
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LA RECENSIONE

"Ogni singolo momento è per sempre?"

Con questo "breve stacco" datato 1996, Robert Wyatt ci regala cinque delicatissimi episodi sonori della durata complessiva di una ventina di minuti, registrati interamente dal Nostro senza alcun ausilio, presso la sua residenza estiva nel 1992. Ascoltandoli, sembra di sfogliare un vecchio album di fotografie d'epoca, vagamente sbiadite, in bianco e nero, le stesse che ci vengono in effetti proposte all'interno del booklet dallo stesso Wyatt. Poche le parole dei testi, minimali come la melodia che li culla, semplici domande a cui non è facile dare una risposta; alcuni vocalizzi essenziali sullo sfondo del noto pianoforte qui suonato più delicatamente che mai, ritmi appena jazzati e atmosfere dense di malinconia ed intensità. Pochi gli strumenti ma molto eloquenti.

Venti minuti nell'arco di una vacanza, intrisi di mare e salsedine, grande introspezione e poesia. Nell'insieme si ha come l'impressione che sua intenzione fosse la precisa volontà ed esigenza di lanciare un seppur breve messaggio dopo circa due anni di silenzio dall'ultimo lavoro di allora ("Flotsam Jetsam" - 1994) ma soprattutto dall'uscita dell'ultimo cd acclamato dalla critica e considerato da molti come uno dei suoi capolavori, "Dondestan" (1991), dal quale per altro si discosta per una sonorità di più ampio respiro pur mantenendone gli stessi toni soffusi perfino a volte un po' oscuri.

Nonostante sia un lavoro in parte datato resta una delle perle della mia collezione, una sorta di sospensione temporale, una pausa che a volte amo concedermi per ritagliarmi un angolo fuori dal caos e dalla fretta impietosa di sempre.

A short break, appunto...

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Riassunto del Bot

Il breve EP 'A Short Break' di Robert Wyatt propone cinque tracce delicate e minimaliste, registrate interamente dal musicista nel 1992. Caratterizzato da atmosfere malinconiche e un uso sobrio degli strumenti, l’album assume le sembianze di un viaggio introspettivo, simile allo sfogliare un vecchio album fotografico. Nonostante la brevità, il lavoro è una perla che offre una pausa significativa e poetica lontano dal caos quotidiano. Un’opera che si discosta dal predecessore mantenendo toni soffusi e riflessivi.

Tracce video

01   A Short Break (04:13)

02   Tubab (03:29)

03   Kutcha (03:54)

04   Venti Latir (05:07)

05   Unmasked (03:42)

Robert Wyatt

Musicista e cantante britannico, associato alla Canterbury scene; ha suonato con Soft Machine e Matching Mole e ha sviluppato una lunga carriera solista.
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