Sto caricando...

Roberto Vecchioni
Bei Tempi

()

Voto:

Area sponsor. La vedono solo gli utenti non registrati.


Quanto mi diverto a fare il tappabuchi! Anche questo album manca nelle opere recensite di Vecchioni. E ho scorto altre assenze eccellenti… Peccato!

Al di là di spiritose e innocenti battute sul personaggio in questione che si generano (alla fine chi se ne frega, son fatti suoi o no..!?), io guardo alla ciccia, odo ciò che l’insistente puntina incanalata nel danzante LP sul giradischi, legge ed emette dagli altoparlanti e con sobrietà e passione mi rimetto in gioco a porre alla Vostra spettabile visione, cari DeBaseriani amanti e non del cantautorame nostrano d’annata, il mio punto di vista, vivisezionando un’altra creatura del Professore.

Con questo lavoro datato 1985, Vecchioni sembra essersi definitivamente messo alle spalle le angosce e il senso di confusione interiore, caratterizzati dalla sua turbolenta vita sentimentale negli anni ‘70 e inizia a convivere più serenamente con se stesso, grazie sopratutto alla sua nuova compagna Daria e alla sua matura presa di posizione, sulla concezione dell’amore, che domina quasi tutto il disco. Ne fan veci “La mia ragazza” dedicata alla sua donna e “Piccolo amore” nelle quali il sempiterno arcaico sentimento, è vissuto come quotidianità e non più come idilliaca filosofia. “La mia ragazza è il mio mestiere” è il modo per dimostrare che Daria è la nuova musa ispiratrice della sua idea poetica. Anche l’anziano soldato francese Gaston, rimembra dolorosamente l’amore con un compagno italiano di Crociata, nella riflessiva e travagliata “Millenovantanove”, a mio avviso vero diamante di tutto il disco, in cui si scava nel profondo tormento causato dall'assenza dell'amato e si evidenzia il contrasto amore odio “Se dormo sogno di sfidarti sempre e farti un buco proprio dentro al cuore, farti sertire il senso di questo inutile avere dolore.” Il pezzo precedente “Gaston e Astolfo (La vera storia di)“ che introduce a “Millenovantanove” è cantato in romanesco da Ornella Vanoni che per la terza volta consecutiva e ultima, è ospite in un album di Vecchioni. Lo scoramento invece accompagna “Fata” (seguito ed epilogo de “Il castello” nell’album “Calabuig” del 1978 e identica struttura musicale), che esausta di attendere il suo guerriero, se ne va per sempre dal maniero, ma le ultime strofe tentano di renderle giustizia, scagionandola dalla realtà e traspontandola nell’ennesimo sogno, tema onnipresente nei suoi album. Roberto pare immedesimarsi in questa donna che chiude definitivamente con il passato. Grotteschi e assurdi triangoli amorosi vengono invece menzionati sia nella noiosa “Fratel coniglietto”, che nella goliardica “Livingstone” (titolo in omaggio all’esploratore del diciannovesimo secolo), dove anche in questo caso si ricicla il tema musicale di “Canzone in cerca d‘autore” dell’album precedente “Il grande sogno“. In uno spensierato zapping della beata giovinezza, nella non esaltante title-track, bussa alla porta Laura, personaggio presente nell’immaginario del cantautore, anche in brani di lavori precedenti, inteso probabilmente come suo alter-ego femminile.

“Bei tempi” non offre artisticamente il Vecchioni migliore e non è certo un prodotto intriso di passione e inquietudine (eccezion fatta per "Millenovantanove" e "Fata"), che han dato l’input in periodi precedenti alla creazione di prodotti di più eccellente livello, ma da l’idea di un onesto manufatto dal clima più ingenuo e spensierato. Gli arrangiamenti sono ben curati a mio parere, aggiungerei però per l’ultima volta, almeno in questo decennio. I dischi successivi, come “Ippopotami” e "Milady”, vittime forse di un tentativo da parte di molti cantautori, di stare in quei periodi al passo con i tempi, offriranno a volte in maniera confusionaria, più spazio a tastiere ed elettronica, lasciando non poche perplessità, in chi ha riconosciuto da sempre negli esponenti della canzone d'autore, un marchio artigianale più folk e menestrelliano. Solo negli anni ‘90 si tornerà a riassaggiare melodie, comunque ben elaborate, ma più sincere.

Area sponsor. La vedono solo gli utenti non registrati.


Commenti (Quattordici)

iside
iside Divèrs
Opera:
Recensione:
3 su 5 solo perché è vecchioni. stendiamo un velo pietoso sull'edizione CD.


GustavoTanz
GustavoTanz
Opera:
Recensione:
Dice bene Iside: stendiamo un velo pietoso sull'edizione CD, perché le ultime due tracce che sono state inserite sono due presenti nella versione su vinile del meraviglioso "Il Grande Sogno" e poi rimosse nell'edizione CD. La vergogna dei discografici.


madcat
madcat
Opera:
Recensione:
raramente ho ascoltato interi album del professore, ma lo stimo parecchio


Larrokk
Larrokk
Opera:
Recensione:
stendiamo un veto peloso


+THEJACKAL+
+THEJACKAL+
Opera:
Recensione:
Cioè,questo album è discutibile e concordo pienamente con voi per quel che riguarda l'edizione in CD.
Le mie tracce preferite sono Piccola Amore,La mia Ragazza e Millenovantanove che da sola vale l'acquisto del disco.Bella rece


dosankos
dosankos
Opera:
Recensione:
Qualche 4 alla rece??? Daaaiii, su non fate i timidi, almeno per l'incoraggiamento. E' la seconda che scrivo. Ho visto dare 4 e 5 per molto peggio. Mica è facile creare un anima a dischi un pò sottotono... Poi giuro, per un pò basta Vecchioni.


LeoVanexx
LeoVanexx
Opera:
Recensione:
ciao amici, Vekkioni ha vinto sanremo


aries
aries
Opera:
Recensione:
Hai ragione. La discografia di Vecchioni è molto consistente, però le recensioni sulle sue opere sono poche. Questo è un disco di transizione, senza infamia e senza lode. Il Vecchioni degli anni '80 è quello che mi piace meno, per discontinuità e album a volte non adeguatamente curati ("Milady" ha ottime canzoni e pessimi arrangiamenti).


vitols4
vitols4
Opera:
Recensione:
La recensione è sicuramente di livello, molto dotta insomma. Ma sembra più una critica letteraria. E ci sta in effetti, perchè da sempre l'ottimo vecchioni investe più sulle lettere che sulle note. Ma qualche accenno almeno vago alla musica me lo sarei aspettato, se vedi lo fai solo parlando degli album successivi...Comunque è sempre un piacere leggere di artisti di questo calibro.


dosankos
dosankos
Opera:
Recensione:
Grazie dell'accorgimento VILTOS4. Parlo effettivamente poco delle melodie, perché i pezzi sono quasi tutti abbastanza "POPpeggianti" e omogenei. Se avete fatto caso nella rece di "Robinson" che ho fatto l'altra settimana ho evidenziato meglio lo scheletro musicale. Meritava più considerazione perché era più variegato.


dosankos
dosankos
Opera:
Recensione:
Scusa, mi correggo VITOLS4, ho letto male il tuo nick.


Carlo V.
Carlo V.
Opera:
Recensione:
Altro album bellissimo, molto poco immediato e, credo, l'ultimo, in ordine cronologico, davvero degno di nota del Prof.


Dario1960
Dario1960
Opera:
Recensione:
Album molto bello . Ottima la recensione , grazie .


rafssru
rafssru
Opera:
Recensione:
La title-track e "Millenovantanove" sono stupende! il resto meno. Disco sufficiente, ma si sente il sapore della discesa...


Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

Per vivere con pienezza la vera esperienza dello stare sul DeBaser è bello esserci registrati. Quindi:

Vota la recensione
Vota l’opera

Questa DeRecensione di Bei Tempi è distribuita da DeBaser con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale. Può essere parzialmente o totalmente riprodotta, ma solo aggiungendo in modo ben visibile il link alla recensione stessa su DeBaser. Copia il link