Copertina di Roberto Vecchioni Parabola
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Per appassionati di musica d'autore italiana, collezionisti vintage, fan di vecchioni, curiosi della storia della musica italiana
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LA RECENSIONE

PARABOLA (1971) 6/10

Nonostante ascoltato oggi suoni come un pezzo da museo (tranne 3 canzoni a me ignote, le altre le conoscevo tutte, seppur con arrangiamenti diversi) per come è nato è quasi un miracolo. Un album diciamo sufficiente inciso alla meglio in soli 3 giorni senza che nessuno, produttore ed artista stesso, ci credessero davvero (d'altronde all'epoca Vecchioni era più conosciuto come autore per altri, si vedano i Nuovi Angeli). Che poi ci suoni anche Tullio De Piscopo è un fatto a sé, perchè in 3 giorni cosa vuoi provare, o hai delle idee più o meno chiare o non puoi fare nulla. Gli arrangiamenti sono piuttosto rudimentali (tolti alcuni passaggi), troppo orchestrali e Vecchioni, come soleva fare agli inizi di carriera, canta (mai capito il motivo) piagnucolando, quasi con la voce rotta dal pianto, dall'emozione o da non so cosa. Vezzo che abbandonerà di lì a poco. Oltretutto alcuni brani sono davvero brutti, penso ad “Il tamburo battuto” o “Speranza” che giustamente non si ricorda più nemmeno Vecchioni, per non parlare di un paio di cose tirate inopinatamente per le lunghe: “Per la cruna di un ago” (col coretto a far da contorno) sforano i 5', e capisco che il tema sia nobile (la religione) ma dopo un po', insomma.

Sin dalla copertina con la gru in bella mostra, Vecchioni fa capire che lui è uno di città (anche se nato a Carate Brianza) e in quel mondo lì, di lavori in corso e traffico a mille, ci sguazza alla grande. Naturalmente la città in questione è Milano, e caso vuole che qui compaia, all'inizio del lato B (perchè secondo lui il brano di punta avrebbe dovuto essere “Lui se n'è andato”) la mitologica “Luci a San Siro”. Che nessuno avrebbe mai immaginato che cosa sarebbe diventato negli anni a venire. Per due motivi: il disco in questione vendette pochissimo, quasi niente; e secondo motivo il successo Vecchioni lo “agguanterà” solamente nel 1977 con “Samarcanda”, in mezzo ci passeranno altri 6 album, alcuni dei quali anche molto belli (“Elisir”, 1976) ma, sostanzialmente, ignorati dal pubblico (ma non dal giro che conta, leggasi Club Tenco). La invidierà, al collega, Guccini che in più di una occasione dirà che avrebbe voluto scriverla lui.

Il brano, qui inserito, non era un inedito. La incise tra il silenzio generale Rossano in una versione totalmente diversa qualche mese prima (e voi giustamente direte, chi è Rossano? Appunto, manco io lo conoscevo fino a ieri mattina). Su Internet (sempre sia benedetto) si trova il testo inciso da tal Rossano: è una canzone che racconta una svariata serie di delusioni d'amore in cui non compare né lo stadio né Milano, fortuna vuole che poi la ricantò Vecchioni perchè la versione originale del suddetto Rossano fa veramente pietà. La censura come al solito ci mise lo zampino ed il passaggio: “...Io quando ho amato, ho amato in fondo agli occhi tuoi/magari anche, fra le tue gambe” si tramutò in “...fra le tue braccia”, ma Vecchioni la reincise così tante volte (1973, 1979, e poi svariante volte nei live) che si riprese il testo originale con le “gambe” al posto delle “braccia”. “...Milano mia, portami via/ho tanto freddo schifo e non ne posso più/facciamo un cambio, prenditi pure quel po' di soldi, quel po' di felicità/ma dammi indietro la mia 600, i miei vent'anni e una ragazza che tu sai/Milano scusa, stavo scherzando/luci a San Siro non ne accenderanno più”, ogni volta mi gela il sangue nelle vene, e l'ho ascoltato miliardi di volte, ma la vita è proprio così, è tutta in queste righe che chiudono la canzone. Alla fine, mi sento un po' come Giovanni quando in “Tre uomini e una gamba”, 1997, getta la musicassetta dalla macchina giustificandosi così: “Troppi ricordi”.

Gli altri 2 brani degni di nota, a mio avviso, sono “Povero ragazzo”, brano di un cinismo spietato (lui sta con la ragazza del suo amico, e se ne dispiace ma mica tanto, e lo prende pure in giro: “...sapessi dov'è adesso la tua donna, povero ragazzo...”) e l'inquietante “Cambio gioco” (“piazzata” a chiosa finale) in cui con la scusa della metafora del gioco (tema caro a Vecchioni dato il “vizio” del padre) si racconta di come, spesso, la fortuna nemmeno ci sfiori e si resti indietro rispetto alle faccende del mondo e dalla felicità che sembra preferire altri rispetto che noi. Il resto mi sembra davvero fin troppo antiquato (anche se “Improvviso paese” ha degli squarci di bellezza a volte impagabili). Ristampato, dopo anni di “latitanza” sul mercato, nel 2024. Tutto molto vintage.

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Riassunto del Bot

La recensione valuta Parabola di Roberto Vecchioni come un album alle origini modesto e un po' datato, con arrangiamenti semplici e voci emozionate. Solo pochi brani, in primis Luci a San Siro, emergono davvero, mentre il resto appare superato. Si evidenzia la genesi problematica dell'album e una riscoperta da ascoltare per appassionati e curiosi.

Tracce testi video

01   Lui se n'è andato (04:44)

02   Povero ragazzo (03:26)

03   Io non devo andare in Via Ferrante Aporti (02:27)

04   Cambio gioco (03:39)

05   Improvviso paese (04:44)

07   Il tamburo battuto (02:37)

08   Per la cruna dell'ago (05:28)

09   Parabola (03:34)

10   Speranza (03:14)

Roberto Vecchioni

Roberto Vecchioni è un cantautore, scrittore e docente italiano. Attivo dagli anni ’60, ha firmato classici come Luci a San Siro e Samarcanda. Ha vinto il Festival di Sanremo 2011 con Chiamami ancora amore.
42 Recensioni

Altre recensioni

Di  nikman

 "Un mondo in cui Vecchioni si sente veramente intrappolato e che rimarrà uno dei temi cardine di tutta la sua poetica."

 "Luci a San Siro è un vero capolavoro in cui il professore risponde ai discografici, raccontando la sua giovinezza e un amore sacrificato per inseguire il sogno."