Copertina di Rockets On the Road Again
giovanniA

• Voto:

Per appassionati di rock anni 70, fan del space rock, amanti di musica sperimentale e progressive, collezionisti di cover storiche
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LA RECENSIONE

Più simili forse a un fenomeno da baraccone che a un gruppo rock, i Rockets escono col loro secondo album nel 1978: "On the Road Again" sarà un grande successo in Europa e particolarmente in Italia. Il celebre brano blues-rock dei Canned Heat, anno 1968, viene riletto in chiave "spaziale" con sintetizzatori martellanti e voce filtrata dal vocoder, e ne guadagna in ritmo e potenza. Gran faccia tosta, anzi argentea, del gruppo francese, ma questa loro cover version funziona, eccome.

Il resto dell'album è strumentale, tranne l'ultimo brano. "Cosmic Race" e "Venus Rapsody" hanno una spiccata caratterizzazione melodica affidata alle tastiere, mentre in "Space Rock" (titolo che è tutto un programma) si risente la chitarra elettrica modificata con l'effetto di talk box. Ma torniamo un attimo a "Venus Rapsody": potrebbe far parte tranquillamente di "Wind and Wuthering" dei Genesis, così come certi passaggi di "Astrolights" sembrano presi a prestito dai soli strumentali di "Nursery Cryme". I Rockets come gruppo di progressive? Ma non erano un fenomeno da baraccone?

"Electro-Voice", strumentale con parte cantata, risente dell'influenza dei Kraftwerk, infine la conclusione è affidata a "Sci Fi Boogie", dove torna la voce (senza vocoder) in uno scatenato boogie fantascientifico con chitarra elettrica e batteria in primo piano.

Diversissimi stilisticamente da un altro gruppo francese attivo negli anni ?70, i Magma, queste due formazioni fanno lo stesso percorso spaziale ma in direzioni opposte: terrestri insoddisfatti, i Magma si inventano un pianeta remoto - Kobaïa - e ne fanno la terra promessa della loro utopia; i Rockets invece vengono dallo spazio - da quale pianeta non ce lo dicono - e cercano sulla Terra, sulla strada, la loro legittimazione. Crani rasati, cerone argenteo in faccia, concerti a base di laser show: forse, più che un fenomento da baraccone, i Rockets erano proprio un gruppo di (space) rock.

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Riassunto del Bot

Il secondo album dei Rockets, 'On the Road Again' (1978), si distingue per la sua interpretazione space rock della celebre cover dei Canned Heat. L'uso intenso di sintetizzatori, vocoder e talk box caratterizza un sound ricco e potente, sostenuto da brani strumentali melodici. Pur giudicati a volte come un fenomeno da baraccone, i Rockets dimostrano uno stile originale e coinvolgente. La recensione mette in luce influenze e confronti con altre band progressive dell'epoca.

Tracce testi video

01   On the Road Again (08:45)

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02   Cosmic Race (04:12)

03   Venus Rhapsody (04:14)

04   Space Rock (04:51)

05   Astrolights (05:59)

06   Electro-voice (02:59)

07   Sci Fi Boogie (04:26)

08   Astrolights (07:20)

09   Space Rock (07:19)

10   On the Road Again (04:48)

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Rockets

Sotto il nome Rockets convivono due gruppi distinti: i francesi, noti per look argentato, vocoder e spettacoli con laser, molto amati in Italia a cavallo tra ’70 e ’80; e gli statunitensi di Detroit, dediti a un hard/blues rock robusto tra 1977 e 1983.
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