Hai Hai, veramente! Non ci siamo colla qualità, in questo disco di 38 anni fa del genietto dei Supertramp. L’abituale vena pop/folk/psichedelica/mistica si rivela annacquata, diluita in canzoncine che, specie per il livello dell’artista in questione, risultano di modesta attrattiva.

Niente di irritante, a ben sentire. Ma scorrendo i dieci brani presenti in nessuna occasione ci si avvicina a quelle epocali intuizioni melodiche, armoniche, di arrangiamento presenti nelle migliori cose create da questo musicista ai tempi, del suo ripudiato gruppo.

Vabbè che imperano gli anni ottanta, ma siamo proprio sul leggero… e non certo quel frivolo dal valore pop prorompente di un “Dreamer” od un “It’s Training Again”. I brani si susseguono aggraziati e vacui, senza stupire o lasciare tracce, confermando solamente la personalità e distinguibilità di questo musicista.

Mancano quei brillanti episodi di chitarra dodici corde, quelle cascate di accordi pianistici intelligenti e sorprendenti. Si rimpiangono persino quelle tiritere un po’ supplichevoli, o quelle piccole suite dall’aria progressive e dalle tinte drammatiche. Tutte le canzoni durano tre o quattro minuti, sono prive di divagazioni strumentali, di momenti impegnativi, incisivi.

Sto criticando un grandissimo artista, colto nella pagina meno interessante di carriera, quindi tale giudizio è da prendere nel suo contesto. Approcciato qui per la prima volta Hodgson potrebbe anche irretire, ha sempre la sua personalità, la sua voce acuta e peculiare.

Ma se si paragona questo lavoro a tutto quanto fatto prima, compreso il suo primo album solo uscito un paio d’anni prima nel 1985, non c’è trippa per gatti. Si arriva alla sufficienza comunque, non vi è nulla di spiacevole da ascoltare.

Elenco e tracce

01   Right Place (04:06)

02   My Magazine (04:42)

03   London (04:12)

04   You Make Me Love You (05:09)

05   Hai Hai (05:31)

06   Who's Afraid (05:00)

07   Desert Love (05:29)

08   Land Ho (04:09)

09   House on the Corner (05:24)

10   Puppet Dance (05:15)

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