Hillbilly Elegy

Hillbilly, nella sua accezione più dispregiativa, in italiano è traducibile, pressappoco, come "bifolco". Ma, virando il termine in senso più positivo, fa anche riferimento alla capacità di resistenza di chi vive ai margini della globalizzazione e dei grandi centri americani.

Protagonista del film è difatti proprio quell'America profonda (spesso definita trumpiana, per intenderci, ma ovviamente Howard lungi dal volerne fare uno spot...), lontana anni luce dai lustrini della Silicon Valley e dalle grandi opportunità. In cui emergere è una continua corsa ad ostacoli.

A scapito delle critiche fin troppo negative ricevute in patria, dico subito che si tratta fondamentalmente di un buon film. Ma in cui restano i rimpianti, per quella grande elegia che, fin dal titolo, sarebbe potuta essere su questa altra America, su questa gente di montagna ("Perché siamo gente di montagna, e noi onoriamo i nostri morti"), un'epopea che resta in superficie e sullo sfondo, in cui il passare del tempo e delle epoche è appena accennato da qualche riferimento televisivo alle vicende politiche dell'era Clinton. Ma anche sul concetto, solo sfiorato, subito accennato e subito abbandonato, di patria sentimentale e delle affinità umane, che può distinguere il luogo di nascita da quello di vera origine ed identificazione.

Tutto a privilegio di una parabola, infine, sostanzialmente edulcorata ed edificante sul sogno americano e sui valori famigliari. D'altra parte, la storia è comunque vera, tratta dall'autobiografia del protagonista, quindi il margine in tal senso era relativo. Ma senz'altro ad emergere sono i limiti di sempre di Howard.

Howard che resta sempre dignitoso e onesto, ma che di certo non è Eastwood, e il punto di forza del film è la doppia interpretazione di Glenn Close ed Amy Adams, entrambe memorabili e perfette, e meritevoli di ogni riconoscimento.

Un film medio ed innocuo, ma una visione comunque gradevole. Sui titoli di coda, le didascalie e gli immancabili scatti e video dei protagonisti reali, sulla scia di molti altri esempi nel cinema americano, nell'America che racconta se stessa. Sully, Boy Erased, I, Tonya, Richard Jewell... Tutti film ben superiori a Elegia Americana, in ogni caso. In particolare, Tonya (che già recensii qui, tra l'altro), con la superba ed indimenticabile Margot Robbie, è il vero film recente sulla realtà degli hillbillies. E che consiglio nuovamente.

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