Copertina di Roy Andersson Sulla Infinitezza
Anatoly

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Per appassionati di cinema d'autore, cineasti, amanti del cinema contemplativo e delle riflessioni esistenziali
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LA RECENSIONE

Ed è già settembre...

Sulla Infinitezza di Roy Andersson

Scampoli, bozzetti, frammenti di umanità, tra chi volteggia, sorvolando sulle rovine della passata bellezza, e chi trascorre la propria normale, indistinguibile quotidianità. Tra le piccole e grandi miserie, che riguardano tutti noi, prima o poi, tutta l'esperienza umana. Tutto osservato da dietro, dall'esterno.

Finché esisterà, l'uomo sarà fedele a se stesso, sia nel bene che nel male. E proverà rancore, tristezza. Non saprà cosa volere e perderà la fede.

Consapevole che, ciò nonostante, tutto sia in fondo fantastico, o lo diventi, di fronte allo stupore sempiterno di una nevicata, che rinnova la meraviglia, a prescindere da ogni personale vicenda, ogni personale vicissitudine. Perché, se non è (più) possibile credere in Dio, non resta che accontentarsi di essere vivi, e di quel di cui possiamo disporre.

Sulla infinitezza dell'energia, da cui tutto proviene, e a cui tutto tornerà. Rinnovandosi nella forma, ma non nella sostanza di un ciclo perpetuo, eterno. Infinito, appunto.

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Riassunto del Bot

Il film di Roy Andersson offre frammenti di umanità che si muovono tra la bellezza perduta e le piccole miserie quotidiane. Riflette sull'esistenza, le emozioni contrastanti e l'infinito ciclo della vita. Una visione poetica e contemplativa che conduce alla meraviglia nonostante le difficoltà umane.

Roy Andersson

Regista svedese noto per uno stile di commedia nera e tableaux visivi fissi, capace di mescolare tenerezza e derisione. Vincitore del Leone d'oro al Festival di Venezia con A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence.
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