"Paradox" é magia in una pioggia torrenziale di incontenibili emotivitá. Quarto capitolo nella discografia dei symphonic-metallers di Copenaghen rappresenta la summa perfettamente riuscita tra pomp rock e musica classica, impreziosita da atmosfere intrise di un misticismo davvero coinvolgente.
Lunghe composizioni, paesaggi musicali in costante mutazione, liriche come lancinanti poesie nostalgiche ove a dominare sono le magniloquenti tastiere del leader André Andersen e l'ugola diamante del prodigioso D. C. Cooper, cantante statunitense al suo secondo album con gli Hunters.
Un intro breve e lacrimante ci introduce al primo atto, la sontuosa "River Of Pain" pezzo che vive tra ammalianti tasti d'avorio disperatamente aggrappati a solidi muri di chitarra sui quali si erge un cantato maestoso, potente ed irrimediabilmente drammatico. Nei sette minuti di durata i danesi si superano passando attraverso solos pirotecnici, voci femminili e drum-beats da infarto per un inizio che annuncia velleitá compositive strabilianti.
"Tearing Down The World" accelera spasmodicamente i tempi, in un turbinio di riffs graffianti e breaks acustico-sinfonici di matrice classic-AOR mentre la successiva "Message To God" aumenta, se possibile, il livello emotivo del platter. Aperta da pianos tristemente sconsolati si scatena nelle linee ritmiche di un basso pulsante che sfocia in strofe energiche pronte a duettare con un chorus di classe sopraffina, il tutto abilmente adornato dalle keys oniriche di Andersen.
Addolciti dai fasti della rock-ballad "Long Way Home", ipnotizzata dal fantasma barocco tipico di certi Queen, veniamo trascinati nel monolite progressivo di "Time Will Tell", traccia dove la band lascia fluire tutte le peculiaritá che l'hanno resa unica nel corso degli anni. Vocals profonde ed armoniche si accoppiano con interminabili cavalcate ritmiche e riffs d'accompagnamento per soliloqui sinfonici sobri ed eleganti. Le sensuali ospiti Maria McTurk e Lise Hansen fanno il resto arricchendo i ritornelli di eteree note piangenti.
In "Silent Scream" lo schema non cambia con Cooper perennemente sugli scudi, perfetto nel giostrare acuti catartici e suadenti armonie varcanti i confini del pop mentre la sei corde di Jakob Kjaer dipinge incessante assoli dalla notevole carica emotiva.
La produzione corposa di cui i nostri si avvalgono raggiunge l'apice nella fastosa e solenne "It's Over", episodio incredibile, intriso di raffinate sezioni reminiscenti la classica inscindibilmente legate all'esplosiva verve hard-rock, solida e grintosa come non mai.
La chiusura é affidata a lente note acustiche supportate dalla leggiadria di onnipresenti keys magistrali, portando a termine la galleria di armonie tempestose che ha imperversato per oltre cinquanta minuti di talento sgargiante.
Concept album dal liricismo pessimista e malinconico "Paradox" vi sorprenderá, lasciandovi storditi di fronte all'abilitá del quintetto nell'arrivare diritti al cuore seppur utilizzando architetture sonore di elevata complessitá. Un lungo viaggio tra lacrime irroranti guance sofferenti i rigori di inverni freddi e silenziosi, ove la sensibilitá di dolci armonie dall'aureo talento illumina le sterminate distese di una tundra glaciale ed irrimediabilmente fascinosa.
Uno di quei lavori che rimangono impressi e ti colpiscono direttamente al cuore.
La tecnica è messa in secondo piano per lasciare spazio all’emotività, al sentimento, alla dolcezza.