Copertina di Sadus A Vision of Misery
cliffburton86

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Per appassionati di metal tecnico, fan del death e thrash metal anni 90, musicisti interessati a virtuosismi strumentali
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LA RECENSIONE

Violenza, brutalità, tecnica e ingegno. Atmosfere horror ed episodi di ferocia, conseguiti da un elaborazione drasticamente techno–death.
Ecco come prende forma il terzo lavoro della band californiana uscito nel 1992, confermandosi come uno dei lavori più significativi della scena. Analizzandolo in maniera profonda e confrontandolo con i due precedenti lavori, ci rendiamo conto che "A Vision of Misery" comprende meno sfumature, ma allo stesso tempo gode di una complessità tecnica maggiore. Il sound, epilettico e violento, offre spunti horror, conducendoci in un agghiacciante incrocio tra terrore e realtà. Il death metal iniziale si unisce a ritmi e velocità trash, con qualche rievocazione jazz e fusion. La partecipazione di Steve Digiorgio all’album dei Death "Human", arricchisce la tecnica, offrendo riff ancora più cadenzati e ricercati. Difatti nell’album possiamo trovare punti di contatto con il lavoro di Schuldiner, anche se con uno stile più grezzo.

Il bassista la fa da padrone, grazie a numerosi interventi solisti e a linee di basso splendide e complicate. L’incredibile maestria di Steve incomincia a farsi conoscere nel mondo metal, sancendo il verdetto di “bassista prodigio” e di promessa futura. La line –up, inalterata dall’esordio in poi, vede oltre a Digiorgio, il cantante Darren Travis, il chitarrista Rob Moore e il batterista Jon Allen. Proprio il vocals ricrea atmosfere sadiche e malvagie, emettendo urla che sembrano provenire direttamente dall’inferno, accompagnate da spasmi rabbiosi e gemiti laceranti. Moore alterna riff articolati, dotati di grande velocità e potenza, ad assoli schizofrenici. Allen da parte sua non sta a guardare e coordina le composizione, entrando in maniera sfondante in alcuni pezzi, grazie anche al doppio-pedale.

Episodi storici sono "Through the eyes of greed" e "Facelift", sostenuti da uno screaming di Travis inaudito. Alla posizione numero cinque troviamo "Throwing away the day", contenete la carta d’identità di Digiorgio. "Valley of dry bones"e "Slave to misery" marciano compatte e veloci, fermandosi a tratti per enfatizzare l’abilità dei quattro, per poi ripartire in modo ancora più battente.
I Sadus schizzano letteralmente tra un tempo e un ritmo, variando la dinamicità, la violenza e la complessità, presenti in un album, tecnico quanto mortale, da ascoltare tutto d’un fiato.

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Riassunto del Bot

Il terzo album dei Sadus del 1992 si distingue per la sua brutalità e la complessità tecnica, unendo death metal e thrash con influenze jazz. L'opera spicca per le atmosfere horror e la maestria del bassista Steve Digiorgio. La formazione stabile e la combinazione di urla intense, riff veloci e assoli schizofrenici garantiscono un ascolto coinvolgente e potente, rendendo l'album una pietra miliare della scena metal.

Tracce video

01   Through the Eyes of Greed (04:17)

02   Valley of Dry Bones (02:22)

03   Machines (03:51)

04   Slave to Misery (04:01)

05   Throwing Away the Day (03:43)

06   Facelift (07:00)

07   Deceptive Perceptions (03:35)

08   Under the Knife (02:11)

09   Echoes of Forever (06:00)

Sadus

Sadus è una band technical thrash/death-thrash di Antioch (California), formata a metà anni ’80. Line-up storica con Darren Travis, Steve DiGiorgio, Jon Allen e Rob Moore; celebre per velocità estrema e basso virtuosistico.
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