Squadra che vince non si tocca e per il quinto disco di carriera i Saga volano da Toronto nuovamente in Inghilterra, dandosi per la seconda volta al produttore Rupert Hine l'artefice del grande salto di qualità, e di vendite, avvenuto con il precedente album "Worlds Apart". Questo lavoro ne ricalca grosso modo le orme, acuendo però la già latente deriva musicale verso mercati più vasti e meno esigenti.
Con l'occhio quindi rivolto alle produzioni più di classe e di tendenza fra quelle sulla cresta dell'onda, assecondati in questo dallo stesso Hine profondo conoscitore della new wave britannica, la formazione prende a mischiare l'abituale vena progressiva, virtuosa e personale, con suoni, ritmi e atmosfere già nelle orecchie di parecchia gente. Per dire, in un paio di episodi e precisamente "The Writing" ed "Intermission" sembra di sentire Howard Jones, oppure Tom Bailey il leader dei Thompson Twins, grazie in entrambi i casi ad una certa rassomiglianza vocale col frontman dei canadesi Michael Sadler. Non per niente il buon Rupert Hine produrrà dischi sia di Jones che dei Twins, negli anni a seguire.
In ogni caso la scaletta dei brani ancora conserva parecchia attrattiva per gli aficionados storici della formazione, quelli conquistati dalle smaglianti stratificazioni di tastiere, dai pirotecnici stacchi in controtempo, dalle rullate precisissime e fantasiose di Steve Negus sui prediletti rototom elettronici, dagli assoli mozzafiato del chitarrista Ian Chricton, come indispensabile condimento all'elegante e ricco atteggiamento melodico di base della band.
Promette grandi cose l'inizio del disco, riservato all'ottima "I'm the Flyer": serrata, potente, accattivante. Singolo e video del brano spopolano sulla giovane MTV (e di riflesso sulla italica, neonata Videomusic, a cui debbo personale riconoscenza per la scoperta di questo gruppo).
Il suono elettronico della kalimba che annuncia l'arrembante "Catwalk", sfruttato in realtà più che copiosamente per tutto il disco, può essere preso a simbolo dell'evoluzione stilistica della formazione: ai suoni grassi e mediosi di brass e di legni del passato, portatori di riff solenni e progressivi, si impongono quelli nuovi, vetrosi e brillanti, dinamici e danzerecci delle tastiere Roland che fanno tanto moda e disimpegno. "Catwalk"sfuma dopo quattro minuti, intanto che è in arrivo un assolo di chitarra... il quale nella prima stesura imperversava per ben cinque minuti, raddoppiando la durata della canzone! Il cd contiene entrambe le versioni, quella sin troppo troncata (scelta a suo tempo per l?LP) e quella sinceramente interminabile con Chricton che non sa più che note pigliare ancora... L'ideale come spesso succede starebbe nel mezzo, con l'assolo di chitarra a sfumare dopo un paio di minuti.
Il brano finale "The Pitchman" si rivela il più soddisfacente dal punto di vista degli amanti del virtuosismo strumentale e della tecnica di gruppo: nella sezione strumentale le formidabili rullate di Steve Negus pilotano una serie di iperboliche scale all'unisono, ciliegina sulla torta di un episodio di grande tiro e inventiva.
Non manca l'esibizione canora del tastierista Jim Gilmour, che prende il posto di Sadler per intonare quella "Scratching the Surface" che si muoverà passabilmente anche come singolo e resterà l'episodio più noto fra quelli da lui interpretati, quasi costantemente in scaletta nei concerti.
Col loro quinto album, carico di attese e speranze, più che discreto ma in definitiva inferiore al precedente, i Saga stabilizzano e consolidano la loro discreta fama (sono ormai considerati il secondo miglior gruppo canadese, dietro ai soli Rush), ma mancano l'obiettivo di sfondare veramente e definitivamente su larga scala, cioè negli Stati Uniti, il mercato che veramente conta. L'appuntamento è ancora una volta rimandato... sperano... ahinoi non sarà così.