Copertina di Saint Etienne Tales From Turnpike House
Danny The Kid

• Voto:

Per amanti della musica pop e dance con influenze folk e britanniche, appassionati di concept album e sound raffinati.
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LA RECENSIONE

L'album ideale contro al logorio della vita moderna! Rileggendolo suona ancora più idiota e pacchiano di quanto già non sia, però l'importante era iniziare in un modo o nell'altro, svariati minuti passati a fissare la pagina bianca in cerca di qualcosa di arguto e brillante da scrivere, poi all'improvviso ecco l'illuminazione. Non me ne vogliano Bob Stanley, Pete Wiggs e la splendida Sarah Cracknell, che avrebbero sicuramente meritato delle parole migliori, magari non estrapolate dalla pubblicità di un liquore, ma in fondo c'è un motivo se "Tales From Turnpike House" mi ha fatto tornare in mente proprio quel preciso slogan: questo è un concept album, un concept abbastanza inusuale dato che non trae ispirazione dalla storia o dalla letteratura piuttosto che dal cinema o dalla fantascienza, ma da semplici scorci di vita quotidiana. Una giornata normale, un condominio di Londra e i suoi abitanti. Il nichilismo della società post-industrale contemporanea! No, forse è meglio la spersonalizzazione dell'individuo in una metropoli fredda, caotica e tecnocratica! No, peggio ancora, proviamo allora con lo smarrimento dell'essere umano alle soglie del III millennio... "Ah bello, falla finita che è meglio". Ecco, fortunatamente non troverete nessuna di queste paturnie psico-onanistiche in "Tales From Turnpike House", anzi, osservati da dietro la lente di questo affascinante e raffinatissimo caleidoscopio di suoni e atmosfere, anche un risveglio difficile, una colazione, una passeggiata nel parco, un battibecco tra marito e moglie diventano qualcosa di onirico, epico e fiabesco.

Settimo album dei Saint Etienne, TFTH segna un radicale mutamento rispetto alle velleità sperimentalistiche e agli influssi trip-hop del suo predecessore "Finisterre"; una scelta felicissima almeno secondo il sottoscritto, dato che riaffiorano prepotentemente contaminazioni folk e sonorità di gusto tipicamente british-retrò. Unendo queste componenti ad una solida ed ispirata base dance-pop, il risultato finale è un sound creativo, eclettico e brillante, ricco ma mai opulento, simile a quello del bellissimo e incompreso "Tiger Bay" del '94 ma con un approccio più leggero e "poppish". Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto, una parte del merito va sicuramente agli Xenomania, un team di produttori inglesi noto soprattutto per aver collaborato con artisti diciamo non esattamente di primissima qualità, tra cui addirittura entrambe le malefiche sorelle Minogue, per la serie fare soldi è bello ma ogni tanto bisogna anche togliersi qualche vera gratificazione e assecondare il proprio talento. Il risultato finale è un album veramente delizioso, in grando di intrattenere, divertire e sorprendere anche l'ascoltatore più distratto e casuale: merito della voce incantevole di Sarah Cracknell, merito di un sound che anche nelle sue declinazioni più semplici e danzerecce non perde neanche un briciolo di eleganza e carattere spiccatamente british.

Le sopraccitate sorelle Minogue, specialmente quell'inguarbile ruffiana tutta "stile" e moine della Kylie, pagherebbe cifre esorbitanti per il savoir faire, la grazia e il carisma di Sarah Cracknell se solo fosse possibile, canzoni come "Lightning Strikes Twice", "A Good Thing" e "Stars Above Us" in teoria avrebbero anche potuto finire in un suo album, ma il risultato sarebbe stato da pomodori e altri ortaggi a piacimento in faccia, perchè il talento non si può scimmiottare neanche con tutti i soldi, i produttori e i mezzi tecnici del mondo, neanche scopiazzando malamente l'approccio e le sonorità. "Tales From Turnpike House" ha comunque molto altro da offrire oltre all'electro/dance chic, brillante e stilosa di questi episodi, è un album ricco di sorprese, di melodie pop intriganti e sornione come ad esempio "Relocate", duetto con David Essex che rievoca un Bowie periodo "Hunky Dory"; ironico, gigione e un po' svagato o la magniloquenza fastosa ed evocativa di "Milk Bottle Symphony", che assolve perfettamente il suo compito di encore dell'album combinando alla perfezione elettronica moderna e canoni stilistici anni '60, cori, orchestrazioni e una melodia instant classic. sempre in tema di atmosfere retrò, "Side Streets" offre una squisita parentesi beat/lounge rilassante e sottilmente vezzosa e "Last Orders For Gary Steed" un pizzico di gustoso glam rock con contaminazioni lounge, mentre "Slow Down At The Castle" si muove su territori più enigmatici e di ampio respiro, con un folk dagli umori quasi medievaleggianti e un'andamento sinuoso e pregno di un'atmosfera sospesa nel tempo.

La malinconica e raffinatissima ballad "Teenage Winter", altra magistrale commistione tra moderno e vintage, lascia intendere che è ormai sera, la giornata sta per volgere al termine, e con "Goodnight" arriva una splendida chiusura a cappella, breve, originale e affascinante. In questi due minuti e mezzo c'è un po' tutto il mood e la cifra stilistica di "Tales From Turnpike House", un album ricchissimo, eclettico ma di un'eleganza impeccabile ed assoluta leggerezza: mai qualcosa che suoni anche solo vagamente pesante, eccessivamente barocco e fine a sè stesso. Un concept originale e accattivante, melodie perfette interpretate da una voce fatata e, in ultima sintesi, il trionfo del Buon Gusto, contro le squallide imitazione e... il logorio della vita moderna. Cin Cin!

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Riassunto del Bot

L'album 'Tales From Turnpike House' dei Saint Etienne è un concept album originale che racconta scorci di vita quotidiana londinese. Caratterizzato da un sound eclettico che spazia dal dance-pop al folk britannico con raffinati accenti retrò, il disco offre melodie brillanti e una voce incantevole. La produzione di Xenomania arricchisce il progetto senza appesantirlo, creando un equilibrio perfetto tra leggerezza e eleganza. Un lavoro sorprendente e piacevole, ideale per contrastare il logorio della vita moderna.

Tracce testi video

01   Sun in My Morning (02:41)

02   Milk Bottle Symphony (04:03)

03   Lightning Strikes Twice (03:44)

Leggi il testo

04   Slow Down at the Castle (04:42)

05   A Good Thing (03:58)

07   Last Orders for Gary Stead (04:26)

08   Stars Above Us (03:23)

09   Relocate (03:08)

10   The Birdman of EC1 (02:45)

12   Goodnight (02:29)

13   You Can Count on Me (03:55)

14   Barnyard Brouhaha (00:57)

15   Let's Build a Zoo (02:34)

16   Excitation (02:09)

17   Bedfordshire (03:57)

18   Night Owl (02:04)

Saint Etienne

Saint Etienne è un gruppo inglese fondato a Londra nel 1990 da Bob Stanley e Pete Wiggs; la vocalist Sarah Cracknell si è unita stabilmente poco dopo. Il trio mescola indie pop, synth-pop e dance/elettronica con un’estetica pop elegante e riferimenti rétro.
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