E' facile giudicare con il senno di poi ma il catalogo della SST negli anni '80 era veramente una miniera d'oro. Chi aveva la fortuna di potersi avvicinare alle uscite della label di Greg Ginn, sapeva che la prossima sarebbe stata diversa e nulla veniva dato per scontato. Non c'era un suono SST riconoscibile ma molte grandi band, con tanto da dire e da aggiungere a quanto aveva detto il R'N'R fino ad allora.
E' da questa scuderia di campioni che parte la vicenda dei St. Vitus. Gruppo di culto, gruppo di freaks fuori tempo massimo invasati per i Sabbath. Vederli in foto dev'essere stato uno shock per qualche hardcore kid con la mente poco aperta. L'immagine che viene alla mente è quella di un raduno di Hell's Angels, una marmaglia di bikers ubriachi e stonati coperti di pelle nera e tatuaggi.
Quello che ho tra le mani oggi, è un live registrato in Germania nel 1989, con il grande Scott "Wino" Weinrich alla voce. Un suono che come dicevo deve tutto ai Black Sabbath ma che non si ferma ad una mera scopiazzatura, c'è molto altro, c'è la rivisitazione di un suono e l'inizio di una poetica pesantemente pessimista. I riff di Tony Iommi vengono presi a modello dal selvatico chitarrista Dave Chandler ed è in queste lente spirali sonore che loro si trovano a loro agio, crogiolandosi nel dolore Wino urla la sua rassegnata disperazione, ascoltatevi "Born Too Late" o "Dying Inside" e capirete. Anni dopo qualcuno etichetterà tutto questo come Doom e molti renderanno omaggio a questi sperimentatori sonori, gloriosi guerrieri elettrici.
Oggi siamo vicini alla primavera ma è stranamente freddo, in più il cielo è totalmente nero e sta piovendo. Alzo il volume e mi accendo una canna mentre Wino intona il suo mantra... I'm losing all my friends and lovers.