Copertina di Sand Golem
Lewis Tollani

• Voto:

Per amanti del krautrock, appassionati di musica sperimentale, cultori della musica elettronica anni '70, ascoltatori curiosi di sonorità cosmiche e atmosfere futuristiche
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LA RECENSIONE

"Secondo i molti il Golem è una figura immaginaria della mitologia ebraica e del folklore medievale. Il termine deriva probabilmente dalla parola ebraica gelem che significa "materia grezza", o "embrione", termine presente nella Bibbia (Antico Testamento, Salmo 139:16) per indicare la "massa ancora priva di forma", che gli Ebrei accomunano ad Adamo prima che gli fosse infusa l'anima. In ebraico moderno golem significa anche robot" Wikipedia

Johannes Vester ed i fratelli Uli e Ludwig Papenburg entrano nel tempio berlinese di Klaus Schulze con in mano il loro "mostro" informe e privo di vita ed escono dal laboratorio Delta Acoustic con il loro "Golem"... vivo ed animato.

È il 1974 e molto del cosiddetto Krautrock è già di dominio pubblico, alcuni come i Kraftwerk sono in rampa di lancio, altri come i Faust si stanno accartocciando attorno ad i propri capolavori... in mezzo una distesa cosmica che i nostri iniziano a percorrere a bordo del loro "Helicopter". Le litanie di Vester si districano nel flusso elettrico di un cavo dell'alta tensione e le sue nenie sembrano provenire da un passato lontanissimo per tele-trasportarci in una realtà futuribile governata dal freddo sistema binario delle macchine, per cui le "prediche" di Pink/Roger Waters sono oramai soffocate in gola, il "No Future" di Johnny "Rotten" Lydon è diventato reale e schiavo lavora per a servizio della Tecnologia ed il pianto mantrico di Efrim "Silver Mount Zion" Menuck è solo una faccia sbiadita e sconosciuta su una vecchia fotografia. Il tempo e lo spazio non hanno più nessun tipo di valore ed anche la "Old Loggerhead" (Vecchia Tartaruga Marina) sembra avere dei pensieri che escono direttamente dal profondo del Cosmo e danzano in circolo all'interno dei neuroni, diligentemente allineati, con moto cadente e perpetuo.

Quando tutto questo finisce ed arriva "When The May Rain Comes" rimango letteralmente sbigottito davanti alla dolce e tenera malinconia della voce di Vester cantare della pioggerellina di maggio cadere sulle nostre teste per provare a lavare via la corazza di metallo e circuiti che ci siamo (lasciati) costruire tutt'intorno, come le lacrime di una Grande Madre Cosmica cadono a ridare vita ad i suoi figli perduti nell'oblio tecnologico. Ma il "nemico" è dietro l'angolo e subito il marziale avanzare delle macchine viene fronteggiato con furia tribale in uno scontro epico ed al tempo stesso privo di serietà alcuna, come in una rappresentazione teatral-circense di epiche gesta di sfida fra draghi e cavalieri. L'umorimo giullare di "On The Corner" sembra quasi un presagio, una predizione... ed infatti, arriva "Sarah" che ci re-inghiotte nelle viscere di un buco nero ed i circuiti delle macchine assumono forma tentacolare ed inesorabili ci rientrano sotto pelle, prendono possesso dei nervi e dei muscoli e tornano a guidarci attraverso il nostro ovattato viaggio, privo di emozioni, attraverso il grande e freddo Cosmo Tecnologico.

L'Uomo Ancestrale riprende vita, ma non è più vita umana... è Cyborg.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra l'album 'Golem' di Sand come un capolavoro del krautrock del 1974, capace di fondere la mitologia ebraica con un'ambientazione futuristica e tecnologica. L'autore descrive l'album come un viaggio sonoro intenso e visionario, animato da sonorità elettroniche e atmosfere cosmiche, che evoca sia la tradizione che un mondo dominato dalle macchine. Ogni traccia è interpretata con un approccio poetico e coinvolgente, evidenziandone la profondità e la forza emotiva.

Tracce video

01   Helicopter (13:42)

02   Old Loggerhead (08:23)

03   May Rain (04:35)

04   On the Corner (04:30)

05   Sarah 1 (Passacaille) / Sarah 2 (Per Aspera Ad Astra) (10:42)

Sand

Gruppo formato da Johannes Vester e i fratelli Uli e Ludwig Papenburg; noto per l'album Golem (1974). Il suono, descritto nella recensione, si colloca vicino al Krautrock e all'elettronica, con atmosfere cosmiche; l'album è uscito dal laboratorio Delta Acoustic.
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