Lessi un bel po' di tempo addietro una intervista rilasciata da Sean Lennon per Austin Scaggs il quale introduce il personaggio come un musicista eccezionale e poliedrico, avendo avuto la possibilità di vederlo suonare live. Un vero e proprio semidio. Credetti alle sue parole e ci credo ancora, anche dopo l'ascolto di quest'album. Così, vuoi per la curiosità vuoi per le parole di Scaggs, vuoi per alcune mirabolanti recensioni lette altrove decisi di ascoltare il suo nuovo lavoro.
Non ho avuto modo di conoscere l'esordio di Sean Lennon, quell' "Into the sun" che tanto diede da fare alla critica. Non che fosse un album destinato a cambiare la musica contemporanea, tuttavia perché ci si trovava dinanzi al figlio di un'istituzione. Attenti, non voglio porre l'accento esclusivamente sulle nobili discendenze del soggetto in questione però portare un cognome del genere più che una condanna, un "peso psicologico" come molti figli di papà celebri affermano, è un grande aiuto. E Sean questo aiuto lo sfrutta eccome. Per la registrazione di "Friendly fire" si porta in studio artisti di grande caratura come Vincent Gallo, Harper Simon, Yuka Honda, Matt Chamberlin, Athena Legrand, Yoko Ono (Figuriamoci), si lascia ispirare dai Beach Boys di "Pet Sounds", da "Double Fantasy", da Ryan Adams, dalla completa discografia dei Beatles. Ma allora quanto c'è di suo in questo disco? Non tantissimo.
Vabbè, il disco parte da una triste esperienza autobiografica ossia la rottura del suo fidanzamento con l'attrice Bijou (Bijou!) Phillips causata dal tradimento di lei con il miglior amico di lui, Max Leroy morto un anno prima della pubblicazione di "Friendly fire" e al quale esso è dedicato. "Il titolo si riferisce all'essere traditi dalle persone della tua stessa squadra", afferma Sean con la piena intenzione di sottolineare il carattere intimista del nuovo lavoro come testimoniano i testi. In più c'è la sua voce vagamente lamentosa e monotona ma che riesce a trasmettere al disco la sua personalità. Il resto è fatto benino (otto anni di attesa per questo "Friendly fire" non potevano di certo portare alla realizzazione di una chiavica) ma pur sempre un benino minato dalla piattezza complessiva del cd che non stimola all'ascolto ma che a in alcuni punti annoia, in altri ti lascia indifferente.E' giusto spezzare una lancia a favore dicendo che conserva degli spunti che sanno interessare e che lo salvano in calcio d'angolo.
La prima traccia è "Dead meat", una ballata che si apre con un carillon intervallato dal piano e che va avanti in un progredire di chitarre acustiche e archi sul quale si adagia la voce cantilenante di Sean e non è niente male. La chitarra di "Wait for me" inizia già a infastidire con quei continui riferimenti al gruppo di papà che ti ritrovi anche in "Parachute" dove si fanno palesi i richiami all'esperienza sentimentale personale di Lennon (Cut the parachute bifore the dive/ Baby don't you cry/you have to bting me down/We had some fun bifore we hit the ground...), "Tomorrow", "Headlights". Una menzione di merito spetta tuttavia a "Friendly fire", canzone che offre il titolo all'album ai suoi arpeggi dolci, al suo incedere calmo e solenne e al suo splendido testo. Gli stessi arpeggi, un incedere più veloce ma sempre solenne e stesso splendido testo lo ritroviamo in "Spectacle" dove ai cori Lennon piazza proprio la Phillips. In conclusione c'è "Would I be the one", cover di Marc Bolan e viene meno il possente supporto strumentale delle chitarre e degli archi che hanno dominato lungo l'intero ascolto per lasciare un po' di spazio ad una resa ai limiti della psichedelia.
Tiriamo le somme. "Friendly fire" non è un disco rivoluzionario e non dice niente di nuovo rispetto a quanto è già stato detto in passato. D'altronde nello stesso ambito del pop si può trovare di meglio, ma cestinare senza questioni questo disco può rivelarsi una madornalità per quanto affermato in precedenza. Personalmente mi aspetto di più al prossimo perché Sean Lennon non è affatto stupido e lo ha testimoniato con questa prova che purtroppo perde molto forse per la paura di strafare. Aggiungo che insieme al cd è allegato un dvd con dei cortometraggi diretti da Michele Civetta.