Copertina di Sepultura Dante XXI
Rainbow Rising

• Voto:

Per appassionati di metal, fan di sepultura e thrash metal, ascoltatori interessati all’evoluzione delle band storiche
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LA RECENSIONE

"I Sepultura senza i Cavalera non fanno più paura a nessuno". Forse. Se va riconosciuto che dopo l'addio di Max Cavalera i brasialiani i tempi d'oro se li sono dimenticati piuttosto velocemente, dall'altra parte va sottolineato che da qualche annetto a questa parte il combo di Belo Horizonte sta davvero facendo i salti mortali per tornare ad imporsi sul mercato non dico con capolavori, perché finora nessuno li ha sentiti, ma almeno con prodotti più che discreti, degni di un gruppo ormai non più all'apice della propria carriera ma che prosegue coerentemente una storia cominciata più per necessità che per caso oltre venticinque anni fa.

Dopo un disco, ehm, "discutibile" come "Roorback", Andreas Kisser e soci se ne tornano con un album che ha dato inizio ad una nuova fase della loro carriera, dopo anni piuttosto bui e di vacche magre. Prendendo spunto dalla "Divina Commedia" del nostro amato/odiato Dante (maledette terzine da imparare a memoria, che il prof. d'Italiano non era mai contento!), nel 2006, con qualche mese di ritardo rispetto ai piani iniziali, i Nostri se ne escono con questo "Dante XXI", ultimo lavoro pubblicato per una SPV ormai in fase di fallimento. E, udite udite, il risultato finale non è nemmeno male. Il dischetto infatti il suo sporco lavoro lo fa: un buon thrash metal molto legato alla vecchia scuola, veloce, con brani brevi ma ben strutturati, ognuno dei quali ha un ruolo ben definito nell'economia dell'album. Fatevene/facciamocene una ragione: Derrick Green non solo non è Max Cavalera, ma non ha nemmeno voglia di assomigliargli più di tanto. Che questo gigante afroamericano venga dall'hardcore e non dal metal tout-court lo si sente, l'attitudine è quella, qui si "grida in faccia", di grugniti importati da Death e Morbid Angel non ce ne sono nemmeno a cercarli. Igor Cavalera, qui autoribattezzatosi "Iggor", svolge il suo compitino precisamente, senza farsi coinvolgere più di tanto e con un fare da dimissioni imminenti, questo va detto, non a caso il grosso dei brani porta la firma Kisser/Green, ma che sia lo stesso che sedeva dietro le pelli ai tempi di "Beneath the Remains" lo si sente da un miglio. E il resto della sezione ritmica che fa? Beh, il caro vecchio Paulo è uno che da vent'anni da l'impressione di essere lì quasi per caso, manco al giorno d'oggi fosse ormai l'unico superstite della formazione degli esordi: di mettergli una penna in mano per scrivere due note manco se ne parla, però è lì, gli metti lo spartito davanti e quello suona: un simpatico juke box umano, quindi. Una specie di Ringo Starr in versione carioca. Mr. Kisser, ormai leader più per necessità che per merito, guida il gruppo con polso (e plettro) fermo, senza mai strafare, anche perché che la tecnica qui non abbondi lo sappiamo tutti. Per quanto riguarda la scaaletta, non male l'idea degli inserti orchestrali, che francamente potevano essere sviluppati meglio, ma che comunque sono un piacevole intermezzo tra un pezzo e l'altro.

Il problema qual è? Alla fine nessuno, ma forse, visto il costante confronto (schiacciante) con la formazione storica, sarebbe stato davvero il caso di cambiare nome. Un "Dante XXI" non sarà mai un "Roots" e un Derrick Green non sarà mai un Cavalera dei tempi migliori, dall'altro canto moltissimi gruppi sono andati avanti attraversando mille trasformazioni senza mai sognarsi cambi di ragione sociale, vedi Deep Purple e Black Sabbath. Altra considerazione: il buon Max, negli ultimi anni più ingrassato e svociato che mai, malgrado sia ormai ossessionato dalla reunion dei suoi storici Sepultura, ormai tanto ispirato non sembra, anche perché se fai un disco all'anno, che ormai è sempre lo stesso ma esce ogni volta con un nome diverso, per forza di cose dopo un po' di idee nuove non ne hai. Morale della favola: la rimpatriata dei Cavalera pare essere stata piuttosto effimera, i Soulfly sono i Soulfly, i Sepultura un paio di dischetti decenti negli ultimi anni almeno li hanno fatti. Come dicevo prima: "farsene una ragione", i migliori Sepultura che ci possiamo aspettare al momento sono questi. Per tutto il resto c'è "Arise".

Sepultura:

Derrick Green: voce

Andreas Kisser: chitarre

Paulo jr.: basso

Igor Cavalera: batteria e percussioni

"Dante XXI":

Lost [Intro]

Dark Wood Of Error

Convicted In Life

City Of Dis

False

Fighting On

Limbo [Intro]

Ostia

Buried Words

Nuclear Seven

Repeating The Horror

Eunoe [Intro]

Crown And Miter

Primium Mobile [Intro]

Still Flame

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Riassunto del Bot

La recensione analizza l’album Dante XXI dei Sepultura, sottolineando l’impegno della band nel tornare a sonorità solide nel thrash metal, pur senza raggiungere i livelli dei tempi con i Cavalera. L’album è valutato come discreto, con buoni brani brevi e ben strutturati. Derrick Green si distingue per un’attitudine propria lontana da Max Cavalera, mentre Igor Cavalera appare meno coinvolto. Nonostante la qualità, si nota la difficoltà della band nel competere con la formazione storica, suggerendo che forse un cambio di nome sarebbe stato più appropriato.

Tracce testi video

01   Lost (intro) (00:59)

02   Dark Wood of Error (02:18)

Leggi il testo

03   Convicted in Life (03:09)

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07   Limbo (intro) (00:44)

11   Repeating the Horror (03:11)

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14   Primium Mobile (00:29)

15   Still Flame (04:50)

16   Mindwar (live) (03:01)

17   False (demo) (03:15)

Sepultura

Sepultura è una delle più importanti band metal brasiliane. Attivi dal 1984, hanno attraversato ogni sottogenere dall’estremo thrash/death primitive e rabbioso, all’incrocio tribale, sperimentale e groove degli anni Novanta, affermandosi con album fondamentali come 'Arise', 'Chaos A.D.' e 'Roots'. Dopo l’uscita di Max e Igor Cavalera, la band ha continuato una carriera travagliata ma mai doma.
50 Recensioni

Altre recensioni

Di  Ale79

 I Sepu sono tornati ad alti livelli.

 Green sfoggia la sua migliore prestazione e sembra abbastanza convincente e sentita.