Era pienamente appurato, nel 1984, che quel grandissimo cantautore francesce quale Serge Gainsbourg fosse anche un grandissimo stronzo.

Quando però un grandissimo stronzo ha investito due decenni di vita terrena a scrivere delle pagine fondamentali riguardanti il modo di intendere la musica durante il ventesimo secolo, gli devi perdonare -tu pubblico- anche le uscite più oscene.

Love On The Beat è tutt'altro che un marchingegno da decifrare. Non richiede una predisposizione adeguata (se non quella di contestualizzare i brani facendo un minimo di ricerca sulla storia artistica di chi li ha scritti), puoi guardarlo da vicino o da lontano, è una nobile pernacchia.

Con nobile pernacchia non intendo sminuirne la robustezza, intendo bensì distinguerlo da altri episodi presenti nella discografia di Serge Gainsbourg quali per esempio i concept.

Descrivendo il contenuto di quest'album si intuisce una ricerca sonora nuova, fresca e catchy à la Let's Dance o comunque inerente al tipo di suono funky anni ottanta imperante in quel periodo artistico più che mai. Questo per quanto riguarda l'aspetto musicale.

Dal punto di vista cantautoriale, una scrittura minimalista ma ad effetto. A far da padroni sono i ritornelli; incessanti, nauseanti a tratti e aggiungo forse premeditatamente.

L'elemento della nausea è utilizzato da parte del protagonista nei confronti di quella fetta di ascoltatori più rigidi e benpensanti. Sia chiaro, il signor Gainsbourg ha trattato già ampiamente certi temi a luci rosse anche in tempi non sospetti (Les Sucettes) ma continua tra gli ultimi gemiti artistici a giocare con gli innuendoes.

In Love On The Beat il ritornello onnipresente viene accompagnato da gemiti che non si capisce se siano di dolore o piacere. In Sorry Angel si tocca il suicidio e in Kiss Me Hardy le avventure omosessuali. Serge Gainsbourg prende i taboo e ci mette le linee di basso danzereccie.

Stavolta il gran finale però è tosto davvero da digerire per l'opinione pubblica francese; Serge e la tredicenne figlia Charlotte intonano Lemon Incest.

Per la melodia ci si affida ad una ricostruzione parziale in chiave elettronica di Chopin (Studio op. 10 n. 3 in Mi Maggiore).

Il titolo del brano è un gioco di parole con la frase un zeste de citron (una scorza di limone) e accarezza sulla sua base new wave uno scambio di parole affettuose tra padre e figlia. Una strofa recita:

L'amour que nous n'f'rons jamais ensemble est le plus beau, le plus violent, le plus pur, le plus enivrant

ovvero

L'amore che non faremo mai insieme è il più bello, il più violento, il più puro, il più inebriante

Charlotte Gainsbourg tutt'ora conclude solitamente i suoi concerti riproponendo Lemon Incest e difendendo la memoria del padre confermando che il pezzo si trattava di un suo solito espediente creativo per scioccare i suoi detrattori.

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