"Where life had no values, death, sometimes, had its price. That's why the Bounty Killers appeared"

(trad.) "Dove la vita non aveva più valore, la morte, qualche volta, aveva il suo prezzo. Questo è il motivo per cui apparvero i cacciatori di taglie"

Un sigaro, un poncho, un paio di baffi... Sono questi i particolari che mi ritornano subito alla mente pensando a "Per qualche dollaro in più". Altri elementi del genere, se non addirittura gli stessi, si ripresenterebbero comunque con il resto della filmografia Leoniana. Perchè nessun altro meglio del regista romano ha saputo dare nel genere western, quindi nel cinema tutto, una caratterizzazione così intensa dei personaggi dei propri film.

In questo secondo capitolo della trilogia del dollaro (datato 1965), i protagonisti non sono eroi buoni, come i bovari tutti d'un pezzo all'americana per intenderci, sono bensì due bounty killers (cacciatori di taglie) che si trovano a dover rincorrere il medesimo obiettivo: la taglia di 10.000 dollari di un bandito messicano appena evaso di galera. Il Monco - Clint Eastwood, qui nelle sue due espressioni: con sigaro e senza - usa la mano destra solo per sparare, è un giovane molto scaltro che compie magistralmente il suo lavoro in modo cinico e beffardo con l'unico scopo di guadagnare tante banconote da potersi ritirare in un grande Ranch. Il colonnello Douglas Mortimer - Lee Van Cleef, scritturato al volo qualche giorno prima dell'inizio delle riprese - è un anziano professionista che ha in mente qualcosa di più sottile della semplice ricompensa economica, lui vuole uccidere quel bandito per vendetta. El Indio - interpretato magistralmente da Gian Maria Volontè - è l'antagonista, il messicano cattivo, l'obiettivo dei due, ed ha un aspetto assolutalmente surreale: gira in pigiama, ogni volta che uccide un uomo necessita di fumarsi uno spinello e non si fa scrupoli con nessuno pur di far valere le sue ragioni da leader. Attorno a loro ruotano una serie incredibile di caratteristi comprimari, una collezione di brutte facce che risultano avere lo stesso impatto scenico dei protagonisti principali, due su tutti: Klaus Kinski nei panni di Wild il Gobbo e Mario Brega in quelli de El Niño, restano indimenticabili nella memoria degli spettatori affezionati.

Il motivetto fischiettante della colonna sonora di Ennio Morricone ci accompagna lungo le 2 ore e 10 di pellicola, accentuando il ritmo delle sparatorie e dei duelli impari di tre contro uno (o addirittura quattro contro uno!) in cui i nostri "eroi" impareranno a collaborare, seppur a fatica, in un sussegguirsi di scene violente ma grottesche, fino al duello finale. Nel quale il colpo di scena è racchiuso in uno stratagemma geniale, che è l'ennesima trovata di una sceneggiatura praticamente perfetta, a partire dai meccanismi di narrazione oltre che dei dialoghi (alcuni scambi di battute sono da antologia) fino alla degna conclusione - perchè va anche considerato che il sucessivo "Il buono, il brutto, il cattivo" è in realtà un antefatto all'interno della trilogia.

La strepitosa soundtrack va a braccetto con le inquadrature ormai divenute marchio di fabbrica dei western made in Italy di Sergio Leone (primissimi piani, telecamera a terra accanto alla scarpa) dandone una forza impressionante, ma anche la fotografia limpidissima diretta da Massimo Dallamano ha un ruolo fondamentale. Questa sinergia rende qualitativamente eccelso il risultato complessivo del lavoro e si confermerà decisiva anche nei successivi film della sua carriera.

Consigliatissimo agli amanti del grande cinema. Ma è consigliatissimo anche agli amanti dei sigari, agli amanti del poncho ed alle amanti dei baffi.

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