Copertina di Shadow Gallery Legacy
emanuele

• Voto:

Per appassionati di progressive metal, fan di band come dream theater e symphony x, amanti di musica tecnica e melodica
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LA RECENSIONE

Molto probabilmente a moltissimi di voi il giorno 11 Aprile 2001 non dice nulla, bhè, per chi come me è invece un gran fan degli Shadow Gallery, questa data potrebbe dire molto di più, è in questo giorno che nasce infatti il capolavoro della band: "Legacy".

Per coloro che non sapessero chi sono gli Shadow Gallery, questa band formata da 6 maestri di musica, è dedita ad un progressive metal, che molto deve a band quali King Crimson, Genesis, Jethro Tull e compagnia bella, non disdegnando delle piccole influenze di matrice power (anche se in quantità estremamente ridotta); ma torniamo all'album.

Composta da sei canzoni, la track-list si presenta ricca di veri e propri capolavori progressivi: gli episodi dell'album si presentano, a differenza di una gran parte della produzione prog metal, passionali e melodici, pur cercando di sottolineare continuamente la bravura dei componenti della band; la lunghezza dei brani si attesta su tempi decisamente vasti, che vanno dai 5 minuti e 4 secondi della traccia più corta, sino ai ben 34 minuti e 18 secondi della suite finale. L'album si apre con un "classico" della band: "Headcliff", canzone divisa in due episodi, dei quali il primo "Hang On" si muove su cordinate decisamente vicine alla tradizione Genesis, anche se troviamo una maggior distorsione delle chitarre: la melodia e la dolcezza che pervadono questa prima parte, vanno a farci da guida per un secondo momento leggermente meno articolato ma più veloce e diretto dal nome "The Crusher". La song si muove per oltre 13 minuti su livelli decisamente elevati, sicuramente migliori del prog odierno (esclusione fatta per gli altrettanto buoni Pain Of Salvation).

Un intro di piano ci conduce invece alla ballad del disco, "Destination Unknown", traccia dal notevole impatto emotivo, nella quale la voce dell'ottimo Mike Baker duetta splendidamente con il citato piano; entrando nel vivo della canzone, il bellissimo riff di chitarra, accompagnato da tutti gli altri strumenti (tra i quali spicca un raffinatissimo flauto), risulta essere decisamente gradevole, andando ad impreziosire maggiormente una song di ottima fattura. Si passa così alla canzone più allegra ed al contempo più progressive del disco: "Colors"; la melodia pianistica, accompagnata dalla "solare" voce di Baker risulta essere particolarmente easy. Il lavoro svolto dall'intera band è ancora una volta da lodare, dal momento che la melodia portante del brano si eleva a capolavoro, trasportando l' ascoltatore in un viaggio tranquillo e pacifico. Splendidi i cori, che ricordano lontanamente i Queen (Freddy Mercury ne resterebbe folgorato dalla bellezza).

Arriviamo dunque alla canzone più easy e diretta del disco, nonchè alla traccia più power, sto parlando di "Society", song coinvolgente e ben suonata, che non stona, nè abbassa il livello generale dell'album. Il riff di chitarra, accompagnato da un possente basso, fa si che la traccia scorra via in maniera magistrale. Ed ora, signori e signori ecco a voi una vera e propria perla di power/progressive (con naturalmente una maggiore prevalenza della seconda componente), nonchè title-track: "Legacy", si presenta come song di grande impatto, giocata tutta sulla tecnica e su un riff di chitarra di gran gusto; il deciso cambiamento di voce da parte di Baker, che adotta tonalità più basse ed aggressive, si sposa bene con il contesto musicale. Unico neo della traccia (quasi perfetta), sono alcuni cori non azzeccatissimi, ma comunque molto buoni. E se fin'ora avete pensato di aver ascoltato il meglio della musica, rilassatevi perchè è ora di una delle migliori suite mai sentite: "First Light", una lunghissima traccia di ben 34 mintui e 18 secondi di evoluzioni, passione, emozioni, velocità, momenti introspettivi, dolcezza; la facilità con la quale la band conduce il pezzo, ricco di cambi di tempo e melodia, risulta essere pietrificante, tanta è la perizia e la scioltezza con la quale il gruppo riesce a condurre questa mezz'ora e oltre di grandissimo progressive. Eccellenti le musiche, dunque, ma non da meno sono le parti vocali, a tratti alte e cristalline, a tratti più basse e taglienti. Eccelso anche il lavoro delle chitarre sia elettriche che classiche/acustiche, che vanno ad intrecciarsi a delle linee di basso invidiabili ed ad una batteria che va a scandire tempi imperdibili.

Così termina il disco, un'album dal fascino estremo, che senza timore mi sento di definire capolavoro estremo del panorama progressivo, degno di lodi fino ad ora date solo ad album quali "Images And Words" dei Dream Theater o "The Divine Wings Of Tragedy" dei Symphony X. La produzione dell'album è davvero ottima, la prestazione della band è come già detto, veramente impeccabile e sentita.

In definitiva, lettori, non mi stancherò di dirlo ma siamo davanti ad un vero e proprio capolavoro.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra Legacy degli Shadow Gallery come un capolavoro del progressive metal. Con tracce lunghe e complesse, l'album mostra tecnica, emozione e varietà stilistica. Particolarmente apprezzata la suite finale First Light e la prestazione vocale di Mike Baker. La produzione è di alto livello e l'album è paragonato ai grandi nomi del genere.

Tracce testi video

01   Cliffhanger 2 (13:05)

02   Destination Unknown (07:01)

04   Society of the Mind (05:23)

05   Legacy (05:04)

06   First Light (34:17)

Shadow Gallery

Shadow Gallery sono un gruppo progressive metal statunitense nato in Pennsylvania nel 1985 (originariamente come Sorcerer). Hanno pubblicato album di riferimento come Shadow Gallery (1992), Carved in Stone (1995), Tyranny (1998), Legacy (2001), Room V (2005) e Digital Ghosts (2009). Il cantante storico Mike Baker è scomparso nel 2008; su Digital Ghosts la voce è di Brian Ashland.
12 Recensioni

Altre recensioni

Di  cliffburton86

 Il cd è equilibrato ed efficace e l’ascoltatore viene soddisfatto in pieno essendoci un suono “completo”.

 I pezzi acustici e atmosferici di chitarra, accompagnati quasi sempre dal fretless e dal piano, sono la vera chicca del cd.


Di  splinter

 "'Legacy' è l'album dove tutte le caratteristiche del marchio SG trovano spazio in egual misura: tecnica, virtuosismi, melodie, atmosfere..."

 "Neanche in tutta la produzione dei Dream Theater è possibile trovare una parte strumentale così lunga e complessa... come si fa a non inchinarsi ad una parte strumentale del genere!"