Copertina di Sham 69 That's Life
Darkbaby

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Per appassionati di musica punk e oi!, cultori del rock britannico anni ’70, amanti di musica sociale e ribelle
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LA RECENSIONE

Su queste pagine si parla di tutto di più, ma l'Oi! non lo caga nessuno! Mi si dirà: musica elementare, banale, volgare e rozza. E con ciò? Non avete, forse, recensito le cacchiate pubblicate da Ilona Staller e Pupo? Allora, non sapendo né leggere né scrivere, consentitemi di parlare di questo gruppo.

E' una forma di Oi! primordiale quella caratteristica degli Sham 69, ancora imbastardita con il punk dei ragazzi borghesi che bivaccavano (e bivaccano) negli Istituti d'Arte, mantenuti dai cari e danarosi genitori. Giovani proletari londinesi, gli Sham, pieni di rabbia e di sogni. Giovani che volevano dare un calcio in culo ai finti ribelli della middle-class dai quali, comunque, traevano ispirazione.

Tutti dicono che gli Sham 69 erano un gruppo "Skinhead". Non è vero. Nel loro stile si incontrano reminiscenze del look mod (o hard mod) e di quello "herbert". Tuttavia sono stati osannati e riveriti da tutto il movimento skin (sia esso di destra, di sinistra o apolitico).

Ragazzi inglesi, amanti dello stadio e della birra, zero pretese intellettuali e tanta voglia di ribellione in salsa punk rock. Gli inni degli Sham 69 parlavano di realtà quotidiana e di tematiche sociali. Non avendo, però, assunto una chiara e militante posizione politica, furono infatti eletti "idoli" dalla destra neofascista. Il gruppo si sciolse e si riunì diverse volte, a causa dei continui tafferugli causati dai militanti del National Front ai loro concerti.

Per farla finita con questa ingombrante e fastidiosa presenza (in parte generata da alcune affermazioni ambigue di Pursey), la band decise di abbracciare la causa dell'antirazzismo e di scrivere un inno universalista: "If The Kids Are United". Ma qui ci stiamo spingendo un pò troppo avanti.

Nel 1978 la formazione pubblicò il secondo: "That's Life". E' la vita.

E la vita è un rock 'n' roll cattivo, che fa male, figlio della strumentazione di ragazzini con pocchi penny in tasca (eppure prodotti, nientemeno, che da John Cale) . Ma, nonostante l'apparente banalità, "That's Life" è difficile da dimenticare.

Le urla iniziali di "Leave Me Alone" ci sbattono in faccia, dopo circa cinquanta secondi, tutta la loro furia. "Who Give A Damn" è esplicativa sia nel titolo che nella musica. Belle, o meglio: coinvolgenti, anche "Hurrry Up Harry", con il suo ritornello contagiante, l'epocale "Angels With Dirty Faces" e "Sunday Morning Nightmare".

Chi ha vissuto quella stagione al di là di nomi come Pistols e Clash?

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Riassunto del Bot

La recensione celebra That’s Life, il secondo album degli Sham 69, come un classico dell’Oi! primordiale, energico e genuino. La band, formata da giovani londinesi proletari, mischia punk e Oi! con testi di ribellione quotidiana. Nonostante la semplicità, il disco si distingue per la passione e il messaggio sociale. La recensione chiarisce anche i fraintendimenti riguardo alla loro identità skinhead e politica.

Tracce testi

01   Leave Me Alone ()

02   Who Gives a Damn ()

03   Everybody's Right, Everybody's Wrong ()

05   Win or Lose ()

08   Reggae Pick Up, Part I ()

09   Sunday Morning Nightmare ()

Leggi il testo

10   Reggae Pick Up, Part II ()

11   Angels With Dirty Faces ()

Leggi il testo

12   Is This Me or Is This You? ()

Sham 69

Band punk/Oi! inglese formatasi negli anni '70 a Hersham, guidata da Jimmy Pursey; famosa per singoli come "If the Kids Are United" e "Borstal Breakout".
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