Copertina di Shame Drunk Tank Pink
MikiNigagi

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Per appassionati di musica alternativa, fan del post punk moderno, critici musicali, giovani ascoltatori curiosi di sonorità londinesi
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LA RECENSIONE

Eravamo ragazzinx, chi più chi meno, e c'era il punk additato "for fun" a sbattere contro l'intransigenza di ambienti che potremmo sintetizzare nel 924 Gilman Street di Berkeley. Jello Biafra preso a cinghiate, i Green Day rimbalzati che celebrarono l'atto del rimbalzo nella loro canzone migliore.
Era l'ultimo inane sforzo di tutela dello statuto di sottocultura contro la normalizzazione a genere tra i generi, poi fatalmente calata.

Il post punk degli anni dieci viene senza premesse culturali, non da stimoli sociali, né recando traccia alcuna di conflitto.
Quando tenti di tracciare una linea tra propri simboli e quelli dei chav, degli impiegati e degli smart workers, finisce per somigliargli con tatuaggi. È un'operazione culta, estetica, filologica; un atto performativo che si esaurisce nell'esibizione live e culmina nel pellegrinaggio di un pubblico benestante a Barcellona in giugno. Niente di nuovo, solo un giudizio di merito che serva da contesto.

I londinesi Shame, a due anni del celebrativo e celebrato Songs Of Praise, aderiscono al paradigma in modo così perfetto, lucido e freddo nel deglutire e rideglutire lo stesso conato di vomito, da non lasciare spazio a criteri che non siano quantitativi. Si individua il gradiente di emozione e esecuzione, si procede per + e - di intensità.
Liricamente irrilevanti, metricamente James Murphy in rima baciata (cristallino nella frenesia metropolitana alla Talking Heads di Born In Luton, che prorompe in un ritornello alla Preoccupations), trovano l'apice contenutistico nel robosentimentalismo alla Daft Punk maniera di Human, for a Minute. Nigel Hitter è un furto ai danni dei Parquet Courts, non a caso la linea di basso più interessante. Snow Day è il ++ intensa di esecuzione, nel suo stacco al ritornello: è anche un pezzo dei non meno pedissequi Bambara. 6/1 ha la sua ragion d'essere nel charleston, mentre sembra fare il verso ai primi Protomartyr.
Che altro dire.

È il dramma della perdita di una dimensione mondana a disvelare infine questi dischi nella loro fragilità, arbitrarietà qualitativa; il loro essere e forse non cercare d'essere altro che for fun. Non riesco, per la stagione, a farne un biasimo. Gennaio 2021, Drunk Tank Pink, sciagurata congiunzione.

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Riassunto del Bot

La recensione esamina Drunk Tank Pink dei Shame come un album post punk lucido e freddo, privo di significati lirici profondi ma con un'intensa esecuzione musicale. Il disco riflette la perdita della dimensione sottoculturale originale del punk, sostituita da una forma estetica e performativa più distaccata. L'album è valutato con uno sguardo critico ma comprensivo, evidenziando citazioni stilistiche precise e influenze di altre band contemporanee.

Shame

Shame è un gruppo post-punk londinese formato nel 2014. Ha pubblicato l'esordio Songs Of Praise (2018), seguito da Drunk Tank Pink (2021) e Food For Worms (2023). Il gruppo è noto per un approccio energico e per un'estetica legata al post-punk revival.
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