Copertina di Shellac Terraform
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Per appassionati di rock indipendente e minimalismo musicale, fan di steve albini, amanti del vinile e della produzione sonora ruvida
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LA RECENSIONE

Quando sfilai dal suo involucro "Terraform" ero convinto di avere in mano qualcosa di importante. Ma era cosi solo in parte. Si tratta di un gran bel disco, solido e compatto.

Dopo il capolavoro "At Action Park", da Albini non ci si aspettava di certo originalità. Il lampo di genio c'era già stato. Ma certo ci si aspettava un album che potesse reggere il confronto col precedente, con, almeno, una nuova tensione. Ed è proprio questa tensione che manca in "Terraform". O meglio, c'è, ma non regge per tutto il disco. Comunque si tratta sempre di un gran lavoro, molto superiore a tanta merda che sta circolando in giro. Violenza, ritmi spezzati, quasi schiacciati, l'importanza del controtempo, l'importanza dei silenzi. Le canzoni di Albini sono come montagne russe: alternano momenti di calma apparente a momenti mozzafiato. Vere e proprie esplosioni.

Il pezzo che apre l'opera è "Didn't We Deserve A Look At You The Way You Really Are", ed occupa prepotentemente metà della prima facciata dell'album. Ecco, questo è quello che ci si doveva aspettare da Albini. Pezzi come questo, che trasformano la monotonia (tre note di basso per tutta la durata della canzone) in capolavori.

Apprezzabili sono la ruvidezza del suono, la sua naturalezza e la ricerca per il "minimale". Nel complesso un lavoro un pò sottotono, ma comunque apprezzabile e da avere preferibilmente in vinile (180 grammi, ovviamente!).

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Riassunto del Bot

Terraform di Shellac è un album solido e compatto che conferma lo stile ruvido e minimale di Steve Albini. Sebbene manchi la tensione costante e l'originalità del precedente At Action Park, il disco offre momenti di grande intensità e un sound naturale. Consigliato soprattutto in formato vinile, resta un lavoro apprezzabile nel panorama rock indipendente.

Tracce testi video

01   Didn't We Deserve a Look at You the Way You Really Are (12:19)

02   This Is a Picture (02:30)

03   Disgrace (02:41)

04   Mouthpiece (04:44)

05   Canada (02:21)

We oughta name this song after you: call it "Canada".
Imagine a country so blue, backwards it's adanac.
I'm at a loss for words explaining the sentiments.
(????), prized substance - you invented it.

Imagine there was a time your cigar was ironic.
You've been at it so long, it's chronic.

We oughta name this song after you: call it "Canada".
Imagine a country so blue, backwards it's adanac. *Brandon Matuja* *Max Hicks

06   Rush Job (02:17)

07   House Full of Garbage (07:36)

08   Copper (01:48)

Shellac

Shellac è un trio statunitense formato a Chicago da Steve Albini (chitarra/voce), Bob Weston (basso) e Todd Trainer (batteria). Con un approccio minimalista e una precisione ritmica feroce, è tra i riferimenti del noise/math rock dagli anni ’90 in poi.
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